Il reportage che state per vedere è stato ripreso con una telecamera nascosta nello stabilimento di incubazione Hy-Line nello Stato dell'Iowa. Per due settimane gli investigatori dell'associazione Mercy For Animals hanno documentato la crudeltà sistematica cui sono sottoposti i pulcini in questo genere di stabilimenti.
Dalle incubatrici arrivano i pulcini appena usciti dall'uovo. Alcuni operai hanno il compito di separare i maschi dalle femmine. Le femmine saranno usate per produrre uova da vendere, i maschi invece sono inutili, perché non produrranno uova e non sono della razza giusta per diventare dei polli "da carne" convenienti per l'industria.
I pulcini maschi vengono dunque uccisi subito, gettandoli vivi in un tritacarne.
La tragica sorte dei pulcini maschi
Questo è un metodo standard di questo tipo di industria. Un altro metodo è il soffocamento in sacchi neri. Ai pulcini femmina viene tagliata la punta del becco con una macchina. Questo perché quando da adulte le galline saranno costrette in gabbie minuscole a produrre uova e per questo impazziranno, non si feriscano gravemente tra loro causando danni economici per i produttori di uova.
Il becco dei pulcini contiene terminazioni nervose. La procedura di taglio può causare dolore sia acuto sul momento, che cronico, per tutta la vita della gallina adulta.
Come vedrete dal video, i lavoratori maneggiano rudemente gli animali, senza alcun riguardo per il loro benessere. Cercano quelli malati, feriti e deformi per eliminarli.
Queste crudeltà non sono casi isolati, si tratta del normale processo usato in tutto il mondo, Italia compresa, per la selezione delle galline ovaiole.
Le galline vengono poi allevate in piccole gabbie, sfruttate per 2 anni per produrre uova, e poi macellate. Anche le galline allevate a terra provengono da questi stabilimenti e vengono alla fine uccise. È impossibile consumare uova senza uccidere i pulcini maschi prima e le galline dopo.
Ora che lo sai non fermarti! Continua leggendo e diffondendo l'argomento:
Si stima che ogni individuo ogni anno mangi più di 900 animali, queste cifre comprendono sia gli animali di grossa taglia (bovini, suini, equini, ecc.) che quelli di piccola taglia (galline, conigli, animali da cortile, ecc.), pesci, molluschi ecc..
Gli animali mangiati ogni anno in tutto il mondo dagli esseri umani sono circa 48.000.000.000 (48 miliardi)! Fonte: U.N. FAO Food and Agriculture Organization – 2001 Ad esse occorre inoltre aggiungere l'enorme quantità di pesci, così abbondante da essere numericamente incalcolabile: essa infatti viene conteggiata direttamente in tonnellate di pescato.
Ogni anno vengono prelevate dai mari e dagli oceani di tutto il mondo circa 80.000 tonnellate di pesci! Fonte: WWF International 2003
Sai cosa mangi?!? Se ami gli animali perchè li mangi?
Perché scegliere di diventare vegan?
La ragione principale è il rispetto degli animali. Chi segue questo stile di vita non li considera semplici oggetti ma esseri sensibili con un loro valore intrinseco.
Per questo i vegan non mangiano prodotti animali come carne, pesce, uova e latticini, non indossano pelle, lana o seta, non usando prodotti sperimentati sugli animali.
Non comprano animali e non li tengono in gabbia, non visitano zoo e acquari, non vanno al circo e agli spettacoli che impiegano animali.
Evitano insomma tutto quello che comporta la morte e la sofferenza degli animali.
Ogni anno miliardi di esseri senzienti sono trasformati in prodotti alimentari, dopo una breve vita fatta solo di sofferenza.
Chi sceglie di vivere vegan non può fermare da solo tutto questo: rifiuta però di parteciparvi e di esserne la causa.
Non solo. Compie una scelta consapevole e responsabile, mandando un importante segnale per una società più rispettosa dei diritti degli animali non umani e umani.
No alla carne
Vivere vegan significa rifiutare tutto quello che deriva dallo sfruttamento degli animali: oltre a carne e pesce, anche latte, uova, pelle, lana, seta…
Oltretutto la quasi totalità dei prodotti animali (carne, latte, uova) proviene da allevamenti intensivi, dove gli animali sono rinchiusi senza nessun rispetto per le loro esigenze fisiologiche, con il solo scopo di raggiungere la massima produttività nel minor tempo possibile.
Fino al momento della uccisione, in quelle macabre “catene di smontaggio” che sono i macelli.
La morte degli animali è preceduta dal trasporto, lungo ed estenuante, fino al mattatoio: stipati nei camion, senza potersi muovere, bere o mangiare, arrivano a destinazione in gravissime condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi
No al latte
Non molti sanno che mucche e vitellini vengono uccisi nel ciclo di produzione del latte.
Le mucche possono vivere fino a quaranta anni, ma negli allevamenti sono macellate quando la loro produzione di latte diminuisce, in genere dopo circa sette anni.
La loro vita così innaturale, la mungitura meccanica, la selezione per aumentarne la produttività, la stabulazione nei capannoni, la mancanza di movimento, rendono le “mucche da latte” animali così debilitati che spesso, a “fine carriera” non si reggono più nemmeno in piedi. Da qui il modo di chiamarle “mucche a terra”.
Così una volta sfruttate per il loro latte vengono condotte al macello per la loro carne.
Durante questo ciclo di produzione sono inseminate artificialmente: se non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello, non produrrebbero latte.
I vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati, se maschi, al mattatoio a pochi mesi di vita (carne di vitella) o fatti ingrassare per essere macellati dopo due anni (carne di manzo); se femmine, seguiranno il destino delle madri. Da questo si desume che il latte e i derivati non dovrebbero ovviamente essere consumati nemmeno dai vegetariani.
Non importa se un formaggio contenga o meno caglio animale (ottenuto dallo stomaco degli animali macellati): i latticini, anche se biologici, sono il risultato di un ciclo produttivo che prevede la morte di mucche e vitelli.
No alle uova
Anche la produzione di uova comporta la morte delle galline e dei pulcini maschi. Le galline vivrebbero quindici anni, ma in tutti gli allevamenti, non solo in quelli intensivi, finiscono macellate appena il numero di uovaprodotte diminuisce (di solito intorno ai due anni di vita) per diventare carne di seconda scelta.
Stipate in gran numero dentro a minuscole gabbie, senza nemmeno la possibilità di aprire le ali o di seguire i loro naturali istinti, diventano stressate e aggressive a tal punto che spesso si feriscono e uccidono fra loro; il taglio del becco, pratica comune negli allevamenti, serve a limitare questo problema.
I pulcini maschi, inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire accatastati in grandi mucchi.
I conigli vengono allevati in piccole gabbie di rete metallica.
In ogni gabbia vi sono più animali, in numero variabile a seconda delle richieste del mercato, ma comunque sempre troppi, tanto che sono solitamente impossibilitati a muoversi, anche di poco.
Non hanno la possibilità di nascondersi in tane, e quindi vivono in uno stato di continuo terrore.
Affinché possano sopravvivere allo stress senza morire prima del tempo, vengono loro somministrate varie sostanze chimiche, come antibiotici, anabolizzanti e stimolanti.
Gli stimolanti sono necessari perché in questa situazione i conigli possono diventare apatici, e quindi non mangiare nemmeno più, e questo sarebbe ovviamente un danno per l’allevatore, quindi vengono usate sostanze per stimolare l’appetito.
I conigli sono animali di poco valore economico, come i polli, quindi non si presta più di tanta attenzione alle condizioni in cui vengono tenuti: si fa quel tanto che basta perché non ne muoiano troppi, ma anche se ne muore qualcuno, non è poi un gran danno…
Negli allevamenti familiari non è obbligatorio lo stordimento prima della macellazione, quindi gli animali possono essere ammazzati un po’ come si vuole.
Nei macelli industriali, invece, in teoria è obbligatorio lo stordimento con corrente elettrica o gas, ma i controlli sono molto rari, per cui nella pratica questo passaggio può essere saltato, e anche quando viene applicato, in molti casi non funziona, data la velocità della “catena di smontaggio”.
Non che lo stordimento preventivo faccia la differenza: anche se lo stordimento è presente, si tratta comunque di una morte orribile, in un luogo lurido e puzzolente di sangue, in cui gli animali vedono e annusano la morte dei loro compagni che li hanno preceduti.
Allevamento e macellazione di maiali
Negli allevamenti di maiali gli animali vengono tenuti in grossi capannoni, ingrassati fino all’immobilità, impossibilitati a esplorare e scavare nel terreno come in natura sono abituati a fare, il loro innato senso della pulizia frustrato perché obbligati a urinare e defecare nello spazio dove dormono.
Gli animali sfruttati in questo modo manifestano gravi patologie organiche e psicologiche, che li rendono spesso o letargici e apatici o aggressivi, e finiscono per aggredirsi divorandosi la coda o le orecchie l’un l’altro.
Per “risolvere” il problema, pratica comune negli allevamenti è menomare gli animali: vengono loro tagliati i denti e la coda e strappati i testicoli (il tutto senza anestesia).
Le scrofe vengono tenute in piccole gabbie di ferro che le fasciano totalmente, impedendo loro ogni movimento, compreso quello del semplice girarsi su se stesse.
In queste condizioni sono costrette a vivere per la maggior parte del loro tempo, dato che sfornano una cucciolata dietro l’altra.
Per i suini il momento del macello è particolarmente penoso, perché il numero delle uccisioni è altissimo, anche 1000 animali in una mattinata.
In queste situazioni lo stordimento (che avviene applicando alla testa dell’animale una forte scarica elettrica) molte volte non viene ben applicato, e quindi gli animali vengono sgozzati, e poi gettati nelle vasche di acqua bollente ancora coscienti.
Gli animali vengono poi spellati con una macchina apposita. Successivamente si tolgono via gli organi interni.
Per ridurre il rischio di contaminazione della carne con feci o resti di pasto presenti negli intestini, gli animali vengono privati del cibo per alcuni giorni prima di farli salire sui camion che li porteranno al macello: dal punto di vista dell’allevatore sarebbe mangime che non si convertirebbe in carne.
Infine, i corpi degli animali vengono segati a pezzi e messi nelle celle frigorifere.
No al pesce
I pesci hanno un sistema nervoso complesso e, come gli altri animali, provano paura e sofferenza.
Qualunque sia la modalità di cattura, la morte dei pesci avviene sempre per soffocamento, dopo un’agonia lunga e terribile che non viene tenuta in alcuna considerazione.
L’amo, oltre che un forte dolore, provoca spesso danni irreversibili e morte, anche nei casi in cui il pesce venga rigettato in acqua.
Le reti da pesca sono la trappola e la fine anche per tartarughe marine, uccelli, delfini e animali di ogni genere.I pesci d’allevamento sono spesso reclusi in condizioni inaccettabili, tanto che una notevole percentuale degli animali allevati muore per malattie ed epidemie.
No all’allevamento biologico
Come in tutte le fattorie, grandi e piccole, anche in quelle biologiche gli animali sono sfruttati e uccisi. Per la loro carne, per il latte e le uova.
Anche se spesso godono di condizioni di vita migliori, le galline ovaiole vengono uccise quando non sono più produttive e così pure i polli maschi, come conseguenza del processo di produzione delle uova.
Stesso discorso per il latte:
I vitelli e le mucche “a fine carriera” sono inevitabilmente mandati al macello. Sarebbe impensabile mantenere in vita tutti i maschi improduttivi, nati solo per avviare la produzione di latte, che sfrutterebbero il suolo per tutta la loro vita, con dei costi di mantenimento inaccettabili.
“Quando il destino degli animali rimane la macellazione, parlare di amore e rispetto è solo una contraddizione
Il progetto VegFacile - "www.vegfacile.info" intende fornire un punto di partenza "facile" (appunto!) a chi vuole fare la scelta "veg", dove con "veg" si intende vegetariana (come prima eventuale transizione) e vegana.
VegFacile, descrive i "perché" di questa scelta, ma soprattutto il "come", in modo scorrevole, ed esplicativo, con molte foto e immagini. Esaminiamo i vari "passi" di VegFacile...
Qui si spiegano le motivazioni etiche per non mangiare piu' animali, quelle che ci spinge a non uccidere gli animali e non farli soffrire negli allevamenti perché sono esseri sensibili, che come noi possono provare sentimenti, sensazioni, emozioni. Anche l'impatto ambientale del consumo di carne viene preso in considerazione: la carne, ma anche il latte e le uova, sono i "cibi" che hanno in assoluto il maggior impatto negativo sull'ambiente.
Provare anche cibi meno usuali, "esotici" per noi, ma "tradizionali" per i popoli orientlai, serve ad arricchire ancora di piu' le nostre possibilita' culinarie! Non ingredienti indispensabili, sono solo una possibilità in più, da usare di tanto in tanto. Impariamo qui a conoscere il glutine di frumento, seitan, tofu, tempeh. Questi cibi si trovano nei negozi di alimentazione naturale e biologica, e sempre più spesso anche nei normali supermercati.
Per i principianti in cucina: forniamo consigli e ricette facili per preparare dei piatti vegani, 100% vegetali, buonissimi ma veramente... minimali, i piattidi "tutti i giorni", non occorre saper cucinare bene!
Il percorso non termina con la messa in pratica del "vivere vegan" c'e' sempre qualche passo in più da fare, per rispettare animali e ambiente. Chi vuole fare di piu' si può impegnare nel volontariato per gli animali. Si puo' fare attivismo attraverso la diffusione di informazioni, ma anche con le proteste, quando serve. In questa pagine si spiega cosa si puo' fare e come.
Facciamo un’analisi sulle alluvioni che si sono verificate recentemente sulla base dei commenti di tre autorità per capire come viene “affrontata” o percepita dalle istituzioni questa grave problematica.
Il presidente della Repubblica Napolitano ha dichiarato che i fatti relativi alle precipitazioni violente: “Sono tributi molto dolorosi che paghiamo, ma che si pagano in molti Paesi, per quelli che purtroppo sono o cambiamenti o grossi turbamenti climatici”.
Se quindi la responsabilità è dei cambiamenti climatici allora non si spiega perché un giorno sì e l’altro pure si invoca la crescita che è la diretta responsabile degli stessi cambiamenti climatici. Crescita che significa costruire e cementificare, produrre vertiginosamente montagne di oggetti e quindi inquinare a più non posso, immettere ancora milioni e milioni di automobili sul mercato, etc, etc. L’analisi del presidente della Repubblica sembra quindi quantomeno contraddittoria.
Se invece come dice Simone Perotti, i cambiamenti climatici non c’entrano granché, almeno in questo caso specifico, allora vuol dire che vengono indicati come responsabili di qualcosa di cui le colpe sono vaghe e distanti. Non è colpa di chi cementifica e chi dà i permessi per farlo, non è colpa dell’incuria, delle istituzioni che se ne fregano totalmente di agire alla radice dei problemi per la protezione di persone e ambiente, bensì è colpa di questa identità lontana e impalpabile dei cambiamenti climatici, una specie di maledizione divina alla quale purtroppo non c’è rimedio. Peccato che la causa non sia affatto una maledizione divina ma una chiara e pervicace volontà umana.
Abbiamo poi il governatore della Regione Toscana Rossi che commentando i danni delle alluvioni ci dice che “… certo se si costruisce nelle golene la natura prima o poi si riprende tutto. I nostri vecchi non lo facevano e c’è da domandarsi perché le generazioni successive, che hanno anche studiato di più lo fanno”.
Cosa significa una affermazione simile? Che lui sa perfettamente cosa si dovrebbe fare (cioè agire come facevano i vecchi) e che le generazioni successive che pure hanno studiato tanto, non lo fanno più.
Ma allora perché se conosce la soluzione non ha agito di conseguenza? Perché la Regione non insegna ai tecnici delle nuove generazioni ad andare a lezione da qualche vecchio di campagna, piuttosto che perdere tempo con degli studi a quanto pare inutili o peggio ancora potenzialmente dannosi?
Quindi sostanzialmente Rossi sa quale è la soluzione ma si limita ad osservare qualcosa di assolutamente lapalissiano, anche perché se si agisse con la saggezza dei vecchi, praticamente né lui, né la sua Giunta sarebbero mai saliti al potere dato che il buon senso dei vecchi è l’antitesi del suo non senso e del suo fatalismo.
Ultimo esempio è quello del sindaco di Genova Marta Vincenzi che ha lasciato che in città nel giorno dell’alluvione, le scuole, gli uffici, i posti di lavoro rimanessero aperti.
Siamo di fronte ad un possibile disastro che ha altissime probabilità di abbattersi sulla città con danni e pericoli incalcolabili e al sindaco non passa nemmeno per l’anticamera del cervello che in quel giorno particolare forse si potrebbe anche non andare al lavoro, magari non uscire per niente e cercare di fare il possibile per proteggere i propri figli o mettere a disposizione braccia molto più proficuamente utilizzate per salvare vite umane piuttosto che andare in uffici, negozi e fabbriche.
Niente di tutto ciò, nel ragionamento contorto e direi incredibile del sindaco rilasciato in un intervista a Repubblica, i bambini dovevano andare a scuola, altrimenti i padri o le madri avrebbero dovuto portarli dai nonni prima di andare a lavorare e questo avrebbe creato ancora più caos. Ma se fossero stati tutti a casa loro non sarebbe stato molto meglio?
Siamo totalmente scollati da ogni minimo ragionamento di buon senso, accecati dal condizionamento della megamacchina produttiva che per nessun motivo al mondo si può e si deve fermare. L’economia non si può mica arrestare, i criceti la ruota la devono fare girare sempre e comunque, non importa cosa succede, non importa quale disastro ci si sta abbattendo contro, l’importante è non fermarsi mai, in nome del PIL, in nome delle magnifiche sorti e progressive.
Che senso ha poi da parte del sindaco Vincenzi prendersela con i cittadini che non hanno recepito la gravità dell’allarme. Se non l’hanno recepito, non gli sorge il dubbio che forse non ha fatto abbastanza per comunicarglielo o i canali scelti per comunicarglielo non erano sufficienti?
E qui entra in gioco un altro ragionamento e cioè probabilmente la paura di dare un allarme eccessivo che in caso il disastro non si fosse verificato, sarebbe potuto essere un boomerang in termini di perdita di consenso.
La paura di perdere consenso fa rischiare alla roulette russa ma ormai la natura nel caricatore di colpo non ne ha uno solo ma casomai ha il caricatore pieno tranne uno, quindi è una roulette in cui la natura nove volte su dieci vince.
In caso l’allarme fosse stato eccessivo (cosa assai difficile perché le previsioni ormai sono molto precise), il sindaco avrebbe potuto dire che aveva fatto quello che la sua coscienza gli imponeva di fare, cioè non rischiare per niente e non lasciare nulla al caso, a costo di farci una brutta figura. Se poi non l’avessero rieletta per il suo eccesso di prudenza, almeno sarebbe stata in pace con la sua coscienza.
Adesso con vari morti nella propria città, non so in che situazione è la coscienza del sindaco Vincenzi, anche se continua a insistere a dire che non ha nessuna colpa e che uno tsunami (fenomeno che tra l’altro non c’entra assolutamente nulla con quanto successo) di questa portata era imprevedibile.
Mi ricordo che in passato in occasione di lutti o sciagure nazionali particolarmente pesanti, le trasmissioni televisive si interrompevano e si mandava in onda musica classica per un certo tempo. Ve lo immaginate se accadesse oggi?
A volte c’era il lutto nazionale, con negozi e scuole chiusi e forse spazio e tempo per il raccoglimento, che non guasta mai, altro che il minuto che si osserva odiernamente sui campi di calcio.
Spazio, tempo, raccoglimento, riflessione, silenzio, rispetto della natura e delle sue leggi? Ma siamo pazzi? Siamo pure in crisi, avanti tutta, avanti con la ruota, “produrre, produrre, produrre!!!”.
Il video illustra il piacere per questi volatili di "servire" come fabbriche di FEGATO MALATO per gli Umani e la barbara crudeltà con cui gli operatori di queste aziende trattano poveri animali indifesi.
La visione e' consigliata a tutti:
ANIMALISTI e VEGETARIANI per potersi attivare con nuove propagande o almeno far girare questi dossier ovunque possano creare un cambiamento;
CONSUMATORI DI CADAVERI ANIMALI o CARNIVORI per capire quale sofferenza prova qualsiasi "bestia" macellata per poter accontentare una moda o uno stomaco ingordo;
PICCOLI e NUOVE GENERAZIONI per capire che tutto ciò avviene quotidianamente e viene censurato come un tabù perché chiuderebbe lo stomaco a troppe persone (e per il business non va bene!!), così che potranno indirizzare la loro scelta futura di alimentazione in modo più consapevole.
Per gli INSENSIBILI che gireranno lo sguardo dall'altra parte giustificandosi in qualche stupido modo, per loro, non esiste spazio giustificabile su questo Mondo.
STORIA DI UN CRIMINE
La Francia è il principale paese produttore e consumatore di foie gras di anatra e di oca. Nel 2005 il paese ha prodotto 18.450 tonnellate di foie gras (il 78.5% del totale della produzione mondiale, stimata in 23.500 tonnellate), delle quali il 96% di fegato di anatra e il resto di fegato d'oca. Il consumo totale francese di foie gras è stato di 19.000 tonnellate nel 2005. Circa 30.000 persone fanno parte dell'industria del foie gras in Francia.
L'Ungheria è il secondo produttore di foie gras nel mondo e il più grande esportatore (1.920 tonnellate nel 2005). La Francia è il principale mercato per il foie gras ungherese; la maggior parte viene esportato crudo. Circa 30.000 allevatori ungheresi di oche lavorano nell'industria del foie gras. Le industrie alimentari francesi speziano, lavorano e cucinano il foie gras in modo che questo possa esser venduto come prodotto francese nel mercato nazionale e in quelli esteri.
La Bulgaria ha prodotto 1.500 tonnellate di foie gras nel 2005.
Metodi di produzione
La produzione di foie gras richiede che ai volatili venga somministrato con la forza più cibo di quanto essi ne assumerebbero in natura e più di quanto ne assumerebbero volontariamente in allevamenti domestici. L'alimentazione consiste solitamente in grano bollito nel grasso (per facilitarne l'ingestione), e provoca grandi depositi di grasso nel fegato.
Fisiologia e preparazione
Le oche e le anatre usate nella produzione di foie gras sono in genere oche selvatiche, e incroci sterili di anatre. Le oche e le anatre sono onnivori, e come molti uccelli hanno gole abbastanza elastiche che permettono loro di conservare grandi quantità di cibo, sia intero che pre-digerito, nell'esofago mentre è in corso già una digestione nello stomaco. In natura questa dilatazione permette loro di inghiottire grandi bocconi di cibo, come interi pesci, per una successiva e più lunga digestione. Le oche selvatiche arrivano a consumare 300 grammi di proteine e 800 grammi di grassi al giorno. Le oche di allevamento che pascolano tra i campi di carote si adattano ad assumere 100 grammi di proteine, ma arrivano a consumare 2.500 grammi di carote al giorno. Un'anatra selvatica può raddoppiare il suo peso in autunno, conservando grassi per tutto il suo corpo, e in particolare nel fegato, in previsione dell'inverno.
L'eccesso di lipidi nell'organismo dà origine a uno stato patologico del fegato: la steatosi epatica.
Le oche e le anatre usate nella produzione di foie gras in genere vengono tenute libere per le prime 12 settimane, e cibate con delle erbe che ne irrobustiscono l'esofago. Quando ancora sono libere di muoversi esse vengono iniziate ad una dieta ad alta prevalenza di amido, che da sola basta ad ottenere un fegato ingrossato pari alla metà della dimensione finale voluta. Il passo successivo dell'alimentazione, che i Francesi chiamano gavage o finition d'engraissement ("raffinamento dell'ingrasso"), prevede ingestioni forzate giornaliere di quantità controllate di cibo per 12-15 giorni per le anatre e per 15-18 giorni per le oche. Durante questa fase le oche vengono solitamente ingozzate due volte al giorno, e le anatre fino a quattro volte.
Ingrassamento
Nella produzione moderna il volatile è alimentato con quantità controllate di cibo, secondo lo stadio del processo di ingrassamento, del suo peso e della quantità di cibo ingerita la volta precedente. All'inizio della produzione l'alimentazione può partire da 250 grammi (netti, a secco) di cibo al giorno, per arrivare a 1.000 grammi (netti, a secco) alla fine del processo. La quantità reale di cibo dell'alimentazione forzata è però molto più grande, perché gli uccelli sono cibati con una pappa composta per il 53% circa del peso da cibo secco e per il 47% da liquidi.
Il cibo è veicolato tramite un imbuto equipaggiato di un lungo tubo di metallo di 20–30 cm, che immette il cibo direttamente nell'esofago dell'animale; se viene utilizzata una coclea l'alimentazione richiede dai 45 ai 60 secondi, mentre se si usa un sistema pneumatico bastano 2 o 3 secondi. L'inserimento e l'estrazione del tubo danneggiano le pareti della gola e dell'esofago, producendo irritazioni e ferite ed esponendo l'animale a rischi di infezioni. Inoltre, durante l'ingozzamento forzato, l'animale cerca di divincolarsi, rischiando sia la frattura del collo che la perforazione dell'esofago, e di conseguenza la morte. In caso di vomito, inoltre, l'animale rischia di morire per soffocamento.
I produttori sostengono che durante l'alimentazione forzata vengono prese tutte le precauzioni per evitare di danneggiare l'esofago dell'animale e per evitare che questo si divincoli. Ad ogni modo, questo stile di alimentazione riduce moltissimo la vita media dell'animale, tanto che il tasso di mortalità è fino a 20 volte superiore alla norma.
Consumo
Il foie gras è un piatto di lusso. La maggior parte dei francesi consuma foie gras solo in occasioni speciali, come i cenoni di Natale e Capodanno, sebbene il recente incremento di disponibilità del foie gras l'abbia reso un piatto meno eccezionale. In alcune aree della Francia il foie gras si trova in tutti i periodi dell'anno.
Il foie gras di anatra è il meno costoso, e dagli anni cinquanta, in seguito al cambiamento delle metodologie di produzione, è anche il più comune. Si dice che il sapore del foie gras di anatra sappia di muschio e sia leggermente amarognolo, mentre quello d'oca è rinomato per essere più liscio e sapere meno di selvaggina.
Organizzazioni per i Diritti degli animali
Le Organizzazioni per i Diritti degli animali come la PETA e la Farm Sanctuary sostengono che i metodi di produzione del foie gras, e l'alimentazione forzata in particolare, consistono in torture crudeli e disumane nei confronti degli animali. Argomentazioni specifiche riguardano il fatto che il fegato diventi grande troppe volte più del normale, che le funzioni del fegato siano compromesse, che l'addome degli uccelli si espanda talmente tanto da impedire loro di camminare, che l'alimentazione forzata e continuativa porti alla morte e a lesioni interne dell'esofago.
Verso la fine del 2003 il movimento francese Stopgavage, (Iniziativa cittadina per l'abolizione dell'alimentazione forzata") ha pubblicato il Manifesto per l'Abolizione del Gavage, col quale chiede ai giudici di riconoscere che la produzione di foie gras implica delle violazioni alle vigenti leggi sulla tutela degli animali.
Cosa ne pensal'Unione europea sulla salute e il benessere degli animali
Il rapporto della UE dimostra che l'alimentazione forzata continuativa porta ad una prematura morte dell'animale. Le tempistiche dell'ingrassamento del fegato sono tenute sotto stretta osservazione, in modo che l'animale venga macellato prima che diventi pericoloso per la salute umana. Un animale sottratto al processo di alimentazione forzata ritorna al suo peso normale. I produttori, e il rapporto della UE, forniscono una risposta anche alle critiche mosse riguardo alla più alta mortalità degli animali, sancendo che il tasso di mortalità di anatre ed oche nella produzione di foie gras è molto più basso di quello di polli e tacchini d'allevamento. (Quindi possiamo tranquillamente procedere con azioni invasive e dolorose che ricordano tanto i nostri lager)
"La zona orofaringea è particolarmente sensibile ed è fisiologicamente conformata per provocare un riflesso di rigurgito che impedisca ai liquidi di entrare nella trachea. L'alimentazione forzata deve vincere questo riflesso e perciò gli uccelli potrebbero inizialmente provare dolore e si potrebbero verificare dei danni".
Il comitato della UE ha condotto svariati test progettati per rilevare dolore o sofferenza tramite l'osservazione degli ormoni del sangue, e tutti sono risultati inconcludenti o privi di una notevole differenza rispetto ad animali d'allevamento comparabili. Il comitato ha osservato che (stranamente) le anatre e le oche in gabbia si tenevano lontane dall'operatore che praticava loro l'alimentazione forzata quando questo entrava nella stanza, mentre di solito la quotidiana alimentazione manuale di anatre e oche è associata ad una reazione positiva da parte degli animali nei confronti della persona che li nutre. In un esperimento condotto su anatre tenute singolarmente nelle gabbie gli uccelli mostravano nei confronti dell'operatore di gavage un comportamento meno schivo rispetto ad una persona neutrale che passeggiava vicino alle gabbie un'ora dopo il gavage.
Produttori di foie gras e gruppi industriali
La maggior parte dei produttori di foie gras non giudica cruenti i propri metodi, insistendo sul fatto che si tratta di un processo naturale che sfrutta le caratteristiche naturali degli animali. Essi sostengono che le anatre selvatiche e le oche ingeriscano naturalmente grandi quantità di cibo e prendano peso prima della migrazione. Essi sostengono anche che le oche e le anatre non hanno un riflesso di rigurgito, e perciò non trovano scomodo il gavage. Michael Ginor, proprietario della Hudson Valley Foie Gras e autore di Foie Gras... A Passion, riferisce che i suoi uccelli vanno a lui spontaneamente, e che ciò è importante perché "un uccello stressato o ferito non vuole mangiare, non digerisce bene e non produce foie gras".
Cottura
Bhe' naturalmente quando un animale diventa inutile non può far altro che finire in pentola!
Il video non ha bisogno di ulteriori commenti.
Guarda il video di come l'Uomo sia stato capace di trasformare una barbaria in un business.
PRIMAe DOPO
Il foie gras (letteralmente “fegato grasso”) è il fegato malato di un’oca o di un’anatra che è stata sovralimentata forzatamente, più volte al giorno, per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilato in gola e spinto giù fino al raggiungimento dello stomaco. Per costringere il suo organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi. Questo comporta l’aumento delle dimensioni del fegato quasi di dieci volte superiore rispetto a quelle normali e lo sviluppo di una malattia nell’animale: la steatosi epatica.
Se l’animale cerca di divincolarsi quando il tubo gli viene inserito in gola, o se il suo esofago si contrae per conati di vomito, rischia il soffocamento e la perforazione del collo che gli sarà fatale.
L’inserimento del tubo comporta lesioni con conseguenti infezioni e dolorose infiammazioni. La squilibrata e forzata sovralimentazione causa frequentemente malattie dell’apparato digestivo, potenzialmente fatali.
Subito dopo ogni sessione di alimentazione forzata, l’animale soffre di dispnea e diarrea. L’allargamento del fegato comporta difficoltà respiratorie e rende doloroso qualsiasi movimento.
Il ripetersi di questo trattamento porta alla morte dell’animale alimentato forzatamente. Questi volatili vengono macellati prima che muoiano per queste conseguenze. In ogni caso, gli animali più deboli sono già moribondi al momento dell’arrivo nella stanza da macello, mentre molti altri non arriveranno neanche a quel momento: nel periodo di alimentazione forzata, il tasso di mortalità delle anatre è da dieci a venti volte superiore al normale.
Sofferenza concentrata
La violenza insita nella produzione del foie gras basterebbe a giustificarne l’abolizione. Comunque, per la maggior parte di questi animali il calvario non si limita alla brutalità dell’alimentazione forzata. A molti viene amputata parte del becco, senza anestesia, con pinze o forbici.
La natura delle anatre è di trascorrere gran parte della loro esistenza in acqua. In questi “allevamenti”, molti volatili vengono tenuti prima in capannoni, poi in gabbie dove si feriscono le zampe che appoggiano su una serie di fili metallici. Le gabbie sono così piccole che gli animali non possono nemmeno girarsi su loro stessi, tantomeno assumere una posizione eretta o battere le ali. A molti di quelli che sopravvivono fino al macello si spezzano le ossa durante il trasporto e mentre vengono maneggiati. Quindi vengono appesi a testa in giù per essere fulminati con l’energia elettrica, per poi essere sgozzati. Le anatre femmine vengono macellate vive o asfissiate brevemente con il gas dopo la covatura, perché i loro fegati hanno più vene di quelli dei maschi.
Piacere per alcuni, sofferenza per altri
Come può il banale piacere di mangiare il suo fegato giustificare l’imposizione di un’esistenza così orribile ad un essere senziente che, come noi, prova dolore e angoscia? Solo il fatto che appartiene ad un’altra specie ci dà il diritto di rimanere sordi nei confronti della sua sofferenza e muti di fronte a questa schiavitù immorale?
Esistono delle leggi che proteggono gli animali dalle torture e dalle crudeltà. Queste leggi vengono deliberatamente ignorate quando ogni anno 30 milioni di animali vengono utilizzati per il foie gras, soprattutto in Francia. Si dice che la “sofferenza necessaria” è accettabile. In realtà, il consumo di questo prodotto è assolutamente non necessario. Nessuno, nemmeno chi trae profitto da questo commercio, oserebbe affermare il contrario.
Mentre per il consumatore il prezzo al chilo del foie gras continua ad abbassarsi, gli animali, i cui corpi vengono straziati deliberatamente, pagano a caro prezzo.
Anche la Francia sta pagando a caro prezzo il foie gras, dal momento che è vista come una nazione reazionaria a confronto di quei Paesi che ne hanno bandito la produzione. Non è incredibile che un’usanza barbarica come conficcare un imbuto o una pompa pneumatica nella gola di un animale in gabbia sia considerata una tradizione d’elevata cultura?
Bandire il foie gras: verso una produzione alimentare etica
Riconoscendo che la realizzazione del foie gras si basa su una totale negazione dei diritti degli animali utilizzati per la sua produzione:
Chiediamo a coloro che alimentano forzatamente oche e anatre di fermare questa pratica abusiva. Il fatto che non intendano fare del male a questi animali non riduce la sofferenza che comunque provocano loro. Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
Chiediamo alle autorità scientifiche e veterinarie a cui sta genuinamente a cuore il benessere degli animali di denunciare coraggiosamente, nonostante la pressione politica ed economica, gli attuali metodi di produzione del foie gras.
Chiediamo ai nostri giudici di ricordare che esistono delle leggi finalizzate a limitare la sofferenza che può essere inflitta ad un essere senziente, e che, di conseguenza, la produzione del foie gras è illegale.
Chiediamo ai nostri politici di legiferare al fine di bandire questa pratica per sempre.
In qualità di consumatori determinati a “servire l’etica” a tavola, e coscienti del fatto che questa sofferenza esiste unicamente per soddisfare le nostre papille gustative, ci rifiutiamo di comprare e consumare questi fegati malati di animali torturati.
Questa serie di scatti di Tommaso Ausili mi ha colpito molto, mi ha fatto tornare in mente la serie “Mattatoio” di Mario Giacomelli del 1961, realizzata nei macelli comunali di Senigallia, di cui disse:
“Serie iniziata e finita in pochi minuti per il grido spaventato, pauroso dei poveri impotenti animali che mi hanno straziato l’anima e mi hanno portato a scappare da quel posto maledetto.” (verso di una stampa della serie)
“Al mattatoio volevo capire da vicino come avveniva l’uccisione delle bestie, perchè il solo pensarci mi metteva tristezza. Al maiale io sapevo che tagliavano la gola, ho visto invece che lo colpiscono alla tempia, in fronte, qui, con una rivoltella e allora stramazzavano al suolo; gli tiravano su le gambe con un colpo e poi… tan! Ma non è questo che mi ha messo paura.
Da sopra buttavano giù i maiali, si vede nelle fotografie; dal camioncino che avevano scivolavano giù, così. Li vedevo da dove stavo a fotografare. I maiali, poverini, si mettevano, se questo è il muro, con la testa a ventaglio , così: qui c’era la testa di uno, qui la testa di un altro, come un ventaglio… E gridavano, con una tale forza! Questo fatto mi ha messo un tale male dentro l’anima che ho preso e sono fuggito subito, di corsa.
Mi sembrava che capissero proprio. Capiscono: un uomo con un bastone e una grossa corda non riusciva a tenere ferma una mucca che stavano portando dentro per ucciderla; per fortuna era legata con la corda, perchè se no sarebbe fuggita! Mica ce la facevano a tenerla! Solo dopo è riuscito a darle una legata; c’erano dei pali di ferro, l’ha legata lì. Non ci riusciva perchè lo senti che loro sanno che le uccidono. Gridano proprio, non vogliono. Quello dei maiali era proprio un grido… Sai quando i bambini piccoli tutto ad un tratto si mettono a piangere? Mi ha fatto così male il cuore che ho preso e ho detto: basta, vado via, non voglio saperne più niente.
Potevo ritornare, conoscevo chi ci lavorava, avevo il permesso, ma non sono tornato più, non ne ho più avuto il coraggio.” (dalla lunga conversazione di Mario Giacomelli con Simona Guerra)