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Pellicce in Saldo: no sconti al dolore. Invia la tua protesta.



-Aderiamo alla protesta avviata da nonlosapevo e infolav, per disincentivare i consumatori dall'acquisto di abiti in Vera Pelle Animale e Cuoio,  quindi appellarci affinchè le aziende produttrici di Abiti Insanguinati smettano di commercializzare il dolore e la sofferenza di qualunque Creatura Terrestre.
E' importante muoverci compatti in queste proteste, in modo da fare sentire a gran voce che:
LA MODA NON GIUSTIFICA
LA SOFFERENZA DI ALCUN ESSERE VIVENTE
     

 
A differenza dei negozi, le pellicce non fanno sconti.
Ecco perché, proprio nel periodo dei saldi, lanciamo due appelli.
Il primo è per le aziende che si ostinano a usare pelliccia vera per i propri capi.
Tra loro ci sono nomi come Max Mara (che comprende anche le marche Max&Co., Marina Rinaldi, Pennyblack e Persona), Fix Design,
Piazza Italia, Geox e Replay.
Il secondo appello lo rivolgiamo alle aziende fur-free che non hanno ancora aderito allo Standard Internazionale Fur-Free,
promosso in Italia dalla LAV. Lo Standard rappresenta una garanzia per noi clienti, oltre che un riconoscimento per queste marche.
Perché non aderire?
Se anche tu non vuoi vedere svendere la vita degli animali, unisciti alle nostre richieste.
Invia gli appelli che trovi qui:
Appello 1: Basta pellicce!


Tratto da: nonlosapevo, infolav


Pellicce: le indossiamo inconsapevolmente

 

Dietro giacche, cappelli, guanti, borse, sciarpe, e accessori - anche a basso costo – ornati di pelo, si nascondono veri e propri intarsi di pellicce provenienti da animali appositamente scuoiati vivi. Volpi, procioni, cani e gatti. Spesso crediamo che nel nostro caso gli intarsi siano finti. Ma non è così.

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Fonte terranauta di Giovanna Di Stefano



Intarsi di pelliccia
Giacche con cappuccio di pelliccia
Il mercato delle pellicce, o meglio si dovrebbe parlare più specificamente del mercato degli inserti in pelliccia, le tipiche bordure di folto pelo che ornano i cappucci delle giacche, nasconde una realtà di un orrore inimmaginabile. Quasi nessuno comprerebbe più questi capi d’abbigliamento se conoscesse la loro vera origine: la sofferenza che nascondono è qualcosa di inaudito e proviene direttamente dalla Cina.

Gli animali cosiddetti ‘da pelliccia’ quali volpi, procioni, conigli, ma anche cani e gatti (che in Cina non sono considerati animali d’affezione) vengono allevati in condizioni indescrivibili: tenuti in gabbie dove possono a malapena rigirasi, costantemente esposti a venti freddi per favorirne l’infoltimento del pelo, spesso impazziscono, arrivando anche ad automutilarsi, a causa della reclusione e della privazione dei più elementari bisogni etologici tipici della loro specie, quali la socializzazione e la territorialità.
Questi animali dopo aver sofferto a lungo per la libertà negata vanno incontro ad una morte terribile. Prelevati dalle gabbie e sollevati per la coda con delle pinze, vengono portati nel luogo del massacro. Appesi ad un gancio, vivi e perfettamente coscienti, gli vengono amputate le zampe con un coltello, letteralmente segate; poi, con tutta calma, gli viene sollevata la pelle delle zampe posteriori e strappata violentemente dal corpo. Gli animali durante lo scuoiamento sono ancora vivi in quanto lo stordimento che viene praticato, sbattendoli a terra violentemente, non ha che un effetto momentaneo, per cui poi si risvegliano al momento della scuoiatura.
Se questo non bastasse, l’animale, così completamente cosciente e privato della sua pelle, rimane in vita per altri 5 – 10 minuti… Questo avviene in Cina ed è stato documentato grazie all’Associazione Svizzera per la Protezione degli Animali e l’Associazione East International che hanno condotto nell’inverno del 2004/2005 la prima investigazione al mondo sulle condizioni di vita degli animali “da pelliccia” negli allevamenti cinesi, nelle principali province in cui è praticato questo tipo di allevamento (Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei).
Le riprese video di tali investigazioni sono disponibili sul web per chiunque abbia voglia di verificare con i propri occhi (www.peta.org, www.protezione-animali.com) ciò che è veramente difficile credere, ma che purtroppo è realtà.
L’atrocità di un mercato che mette in atto simili barbarie a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia non è tuttavia così lontana come sembra. Al contrario, la ritroviamo in casa nostra: ogni volta che entriamo in un grande magazzino o in un negozio d’abbigliamento, nel reparto dei giacconi è purtroppo molto frequente trovare la serie di quelli con cappuccio impellicciato, dove quella pelliccia così soffice, calda, morbida, decisamente ‘carina’ per alcuni, non riesce proprio ad evocare, nella mente di chi non sa, nulla di sanguinoso o immorale. Anche perché, diciamolo, molti credono veramente che si tratti di pelliccia sintetica; invece quella pelliccia è vera, tanto quanto lo sono le sofferenze che hanno subito gli animali ai quali apparteneva, e che nessuno aveva diritto a strappargli.

Gatti uccisi per fare pelliccie
Spesso dietro al cappuccio del nostro giaccone si nascondo pellicce di cane e di gatto
Negli ultimi decenni il mercato della pelliccia in seguito alle campagne di sensibilizzazione promosse dalle varie associazioni animaliste, tra cui l’OIPA e la Lav, ha subito una fortissima battuta d’arresto andando incontro, alla fine degli anni ’80, ad una vera e propria crisi, registrando un vertiginoso calo (di oltre il 30%) delle vendite dei prodotti. A livello mondiale si è passati da una produzione di 48 milioni di animali nel 1988 a 31 milioni nel 1997, scesi ancora a 29 milioni nel 1999 [Fonte: Oslo Fur Auction].

Nel nostro Paese il numero di aziende complessivamente impiegate nel settore della pellicceria (allevamenti, case d’asta, conciatori, grossisti…) si è ridotto notevolmente, passando da oltre 6.000 unità nel 1991 a 3.752 nel 2002 (fonte:16° Osservatorio pellicceria italiana) anche se il dato più sorprendente è la progressiva e netta diminuzione degli allevamenti nel corso degli anni: dai 170 nel 1988 ai soli 50 nel 2002 (fonte: Camera di Commercio)
La riduzione delle vendite di pellicce ha determinato un’energica reazione delle industrie del settore e la conseguente necessità di ricercare un altro sistema per rilanciarne la commercializzazione. L’industria ha quindi escogitato, subdolamente, un nuovo modo per riproporre un capo, la pelliccia, che sembrava avere altrimenti i giorni contati, in quanto le ragioni etiche portate all’attenzione dalle associazioni animaliste avevano avuto reale presa sull’opinione pubblica al punto che la pelliccia in senso tradizionale non era più un prodotto in grado di adattarsi alle nuove tendenze, perché eticamente non accettato.
Stravolta nella forma, nella funzione (non più come indumento intero, per coprire e tenere caldo, ma come guarnizione, semplice ornamento), nella dimensione, perfino nel colore, la pelliccia venne riformulata sotto forma di ‘inserto’, ossia di piccolo ritaglio con cui rifinire bordi, cappucci, polsini, cuciture, risvolti, ecc...
A partire dai primi anni novanta gli stilisti lanciarono quindi la nuova moda: giacche, cappelli, guanti, borse, sciarpe, e accessori di qualunque tipo ‘ornati’ di pelo animale, certi che il consumatore apprezzasse il nuovo prodotto, non essendo più in grado ormai di ricondurre così facilmente quel piccolo ritaglio di pelliccia, così camuffato e rimpicciolito, ad un animale, o comunque al concetto di pelliccia. E così infatti è stato.

Ai cani tagliano le zampe
Agli animali, ancora vivi, vengono tagliate le zampe
Le guarnizioni di pelo vero hanno invaso il mercato, disorientando l’acquirente il quale di fatto alimentava il business della pelliccia senza effettivamente rendersene conto. Il fatto stesso che capi di abbigliamento così ‘addobbati’ siano stati pensati per giovani e giovanissimi, proposti a prezzi accessibili, spesso decisamente economici (oggi si trovano nelle bancarelle anche a 30 euro) ha indotto a pensare che la pelliccia non ‘potesse’ essere vera.

Sono in molti, poi, a credere che quel ritaglio di pelliccia, ancorché vero, sia comunque il sottoprodotto e lo scarto di lavorazioni di pellicce intere, più costose, e che sarebbe stato altrimenti buttato. Questa supposizione è completamente sbagliata in quanto il mercato cinese che alleva e scuoia gli animali in questo modo è invece rivolto espressamente al confezionamento di giacche con bordi in pelliccia: questa viene conciata e poi esportata in Europa dove le case di moda, dai marchi più prestigiosi a quelli della moda giovane, la lavorano cucendola su giacche e accessori.
Quando pensando di metterci al riparo dall’essere complici del massacro che avviene in Cina verifichiamo con sollievo la targhetta con scritto ‘made in Italy’ stiamo cadendo ancora una volta nella trappola. Infatti un capo made in italy può contenere un elemento di finitura di pelliccia proveniente dall’estero, senza che sussista alcun obbligo per il produttore di indicarne l’origine. Inoltre, le specie animali impiegate per gli inserti sono differenti e ovviamente meno pregiate: cani, gatti, procioni, conigli e volpi. Per le pellicce intere invece in genere si allevano visoni e cincillà.

Cane ucciso per soffocamento
Molti esemplari vengono uccisi per soffocamento per non rovinare le pellicce
La parte in pelliccia del capo di abbigliamento non viene etichettata perché non vige appunto l’obbligo quando il materiale in questione costituisce una minima parte del prodotto, come appunto una bordura; quando compare un’etichetta è sempre a titolo volontario e questo avviene perché il produttore ci tiene in quel caso a specificare l”autenticità” della pelliccia.

Allo stesso tempo, però, per mettere a tacere la coscienza del cliente non vuole rivelare la vera specie dell’animale, che spesso è cane o gatto, e utilizza pseudonimi e nomi di fantasia quali: wildcat, housecat, special skin, asian jackal, asiatic racoonwolf , dogue of China, gae wolf, gubi, kou pi, ecc… Questo sia perché la sensibilità dei clienti europei sarebbe turbata dall’idea di avere pelle di cane sulle spalle, sia anche per un problema di reali divieti, introdotti in Europa, che riguardano il solo commercio delle pellicce di cane e di gatto.
In Italia l'allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale dal 2004 grazie alla legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali. Naturalmente le associazioni animaliste e gli stessi consumatori - che stanno prendendo sempre più coscienza di ciò che indossano anche sull’onda della cultura del consumo critico - stanno cercando di accelerare il più possibile il processo di contrazione del mercato della pelliccia che dagli anni ‘90 ad oggi è comunque in atto, anche se, come detto, ancora lontano dall’essere definitamene debellato proprio a causa della moda degli inserti.

Lo scuoiamento di un cane
La pratica dello scuoiamento di animali ancora vivi è qualcosa di indescrivibile
Il principio al quale si appellano è, nemmeno a dirlo, di ordine etico: un paese non potrà mai definirsi civile fino a quando permetterà il commercio, sul proprio territorio, di capi di abbigliamento derivanti da simili atrocità.

In seguito ad azioni di pressione di AIP (Attacca l’industria della pelliccia), da tre anni a questa parte, alcune importanti catene di abbigliamento sono state convinte ad adottare una politica “fur free”, ossia a non vendere più abbigliamento che contenga pellicce.
Tra le altre troviamo UPIM, La Rinascente, Oviesse, COIN, Coop, Guess, Zara, Stefanel. La speranza è che sull’esempio di queste grandi catene di negozi che hanno il potere di influenzare un’ampia fetta di mercato, il trend di giovani e meno giovani subisca una significativa svolta verso un abbigliamento cruelty free, per lo meno per quello che concerne le pellicce, ossia il mercato che uccide gli animali appositamente ed esclusivamente per la loro pelliccia.

Vivisezione: il capitolo più nero della storia della medicina


Ogni specie è differente per metabolismo, anatomia, fisiologia e genetica e, quindi, nessun risultato conseguito sugli altri animali sarà mai estrapolabile all’uomo. Le specie utilizzate sono uguali a noi solo in un aspetto: nella capacità di soffrire. Ma il numero degli animali sottoposti alle brutalità della vivisezione è altissimo ed in costante aumento.

Vivisezione: il capitolo più nero della storia della medicina.
Il medico e premio Nobel Albert Schweitzer ha affermato: “Coloro che sperimentano sugli animali non dovrebbero mai acquietare le proprie coscienze dicendosi che queste azioni avrebbero uno scopo lodevole”.
Quindi, cosa sono la vivisezione e la sperimentazione animale? Perché avvengono? Che benefici portano al progresso scientifico? Innanzitutto è necessario dire che il termine vivisezione non indica solo “sezionare animali in vita” ma è sinonimo di sperimentazione animale, cioè, “ogni tipo di esperimento che avviene sugli animali”. Le specie più usate nella sperimentazione animale sono roditori, cani, gatti, scimmie e conigli. Vengono mutilati, avvelenati, accecati, affamati, bruciati, ghiacciati, schiacciati, decerebrati, ustionati, infettati con malattie, assoggettati a stress, shock e privazioni.
Ogni anno nel mondo vengono sottoposti alla vivisezione dai 300 ai 400 milioni di animali. In Italia ogni anno viene vivisezionato circa 1 milione di animali e, purtroppo, queste cifre sono in constante aumento. Solo un anno fa il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva pro vivisezione, la quale, non mette alcun limite ai vivisettori, non inserendo neppure un metodo sostitutivo ai test sugli animali e permettendo, tra le varie crudeltà, la sperimentazione anche su cani e gatti randagi. I diritti degli animali sono stati letteralmente dimenticati da quest’approvazione in nome dello strapotere monetario delle multinazionali del farmaco.
Il 30% degli esperimenti riguarda la medicina. Il restante 70% riguarda esperimenti per testare prodotti cosmetici, industriali (detersivi, saponi, inchiostri, ecc.), bellici (gas tossici, radiazioni nucleari, armi batteriologiche, nuovi proiettili, ecc.) e per prove psicologiche comportamentali.
Perché i ricercatori continuano ad utilizzare gli animali negli esperimenti di vivisezione? La risposta è semplice: le industrie farmaceutiche e cosmetiche muovono un business miliardario. Attraverso gli studi sulla vivisezione, gli “scienziati” promuovono o condannano facilmente una determinata sostanza, in relazione alle attuali esigenze di mercato. Gli esperimenti sugli animali rappresentano un facile sistema per fare carriera, attraverso pubblicazioni di esperimenti che nei concorsi vengono notevolmente valutate. Di conseguenza, queste pubblicazioni, porteranno pubblicità e consentiranno ai ricercatori di avvalersi dei finanziamenti (spesso denaro pubblico) messi a disposizione dai vari Consigli Nazionali di Ricerca.
“Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni”
Albert Einstein
Molte persone pensano che la sperimentazione animale sia necessaria per un progresso scientifico atto a salvare vite umane. Questo perché, spesso, gli stessi vivisettori fanno leva sull’emotività umana ponendo domande del tipo: “Preferite salvare un animale o un bambino?”.  Ma questo non è assolutamente vero. La vivisezione, oltre a recare enormi sofferenze agli animali, non porta nessun beneficio all’uomo. È inattendibile perché nessuna specie animale può costituire il modello sperimentale per nessun’altra perché ognuna reagisce sempre in modo totalmente diverso dalle altre. È controproducente perché può ritardare scoperte importanti e mette in commercio sostanze che sono risultate innocue durante le prove sugli animali in laboratorio ma che possono rivelarsi tossiche per l’uomo. Infatti, ogni anno, moltissimi farmaci e cosmetici vengono ritirati dal mercato per la comparsa di effetti collaterali, anche gravi.
Già oggi queste metodologie crudeli sono solo una parte del mondo della ricerca scientifica vera ed utile all’uomo ed alla natura. Eccovi un esempio concreto di quanto detto: la Novo Nordisk, azienda con sede in Danimarca, è la prima ditta farmaceutica che ha detto stop ai test sugli animali. I test verranno condotti su cellule in coltura, non più sugli esemplari vivi. Inoltre ciò permetterà di ottenere risultati più accurati e che garantiranno maggiore affidabilità.
Ho deciso di evitare qualsiasi video che mostri immagini crudeli dei vivisettori. Però voglio lasciarvi un messaggio positivo e di speranza per un futuro migliore in cui io credo ancora.
Questi 40 beagle, cresciuti in un laboratorio in Spagna, sono stati salvati dalle mani dei vivisettori grazie al progetto Freedom Beagle, che tenterà ora di dargli una nuova vita attraverso un programma di adozioni. Vi invito, però, ad osservare il terrore che questi cagnolini hanno a fare il loro primo passo verso la libertà. Cosa avranno subito? Cosa avranno visto quegli occhi?
Per darvi degli esempi concreti delle sofferenze che gli animali subiscono a causa della vivisezione vi cito un breve passo tratto da ” L’Imperatrice Nuda ” di Alexander Hans Ruesch, libro in cui l’autore, con importanti medici e scienziati, fa una forte e documentata requisitoria contro i test sugli animali: “…si squarta una cagna gravida per osservare l’istinto materno sotto il dolore intenso… si costringono dei cani a bere soltanto alcool puro per oltre un anno, per ottenere la prova scientifica che l’abuso di alcool è nocivo. Migliaia di topi, conigli e cani, per lo più tracheotomizzati, vengono costretti a fumare sigarette per mesi e anni, e naturalmente molti
muoiono: ma gli sperimentatori subito avvertono che non è possibile alcuna trasmissione di dati validi all’uomo…”.
A questo link potrete trovare un breve documentario sul tema della vivisezione ma vi anticipo che le immagini sono molto forti.
http://www.tvanimalista.info/video/vivisezione/motivazioni-no-vivisezione
È ora di finirla con queste attività disumane. Voi cosa ne pensate?


Articolo tratto da fanpage

Il "FOIE GRAS" è una malattia.


Guarda il video di come l'Uomo sia stato capace di trasformare una barbaria in un business.




                PRIMA            DOPO                            
          


Il foie gras (letteralmente “fegato grasso”) è il fegato malato di un’oca o di un’anatra che è stata sovralimentata forzatamente, più volte al giorno, per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilato in gola e spinto giù fino al raggiungimento dello stomaco. Per costringere il suo organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi. Questo comporta l’aumento delle dimensioni del fegato quasi di dieci volte superiore rispetto a quelle normali e lo sviluppo di una malattia nell’animale: la steatosi epatica.
Se l’animale cerca di divincolarsi quando il tubo gli viene inserito in gola, o se il suo esofago si contrae per conati di vomito, rischia il soffocamento e la perforazione del collo che gli sarà fatale.
L’inserimento del tubo comporta lesioni con conseguenti infezioni e dolorose infiammazioni. La squilibrata e forzata sovralimentazione causa frequentemente malattie dell’apparato digestivo, potenzialmente fatali.
Subito dopo ogni sessione di alimentazione forzata, l’animale soffre di dispnea e diarrea. L’allargamento del fegato comporta difficoltà respiratorie e rende doloroso qualsiasi movimento.
Il ripetersi di questo trattamento porta alla morte dell’animale alimentato forzatamente. Questi volatili vengono macellati prima che muoiano per queste conseguenze. In ogni caso, gli animali più deboli sono già moribondi al momento dell’arrivo nella stanza da macello, mentre molti altri non arriveranno neanche a quel momento: nel periodo di alimentazione forzata, il tasso di mortalità delle anatre è da dieci a venti volte superiore al normale.


Sofferenza concentrata

La violenza insita nella produzione del foie gras basterebbe a giustificarne l’abolizione. Comunque, per la maggior parte di questi animali il calvario non si limita alla brutalità dell’alimentazione forzata. A molti viene amputata parte del becco, senza anestesia, con pinze o forbici.
La natura delle anatre è di trascorrere gran parte della loro esistenza in acqua. In questi “allevamenti”, molti volatili vengono tenuti prima in capannoni, poi in gabbie dove si feriscono le zampe che appoggiano su una serie di fili metallici. Le gabbie sono così piccole che gli animali non possono nemmeno girarsi su loro stessi, tantomeno assumere una posizione eretta o battere le ali. A molti di quelli che sopravvivono fino al macello si spezzano le ossa durante il trasporto e mentre vengono maneggiati. Quindi vengono appesi a testa in giù per essere fulminati con l’energia elettrica, per poi essere sgozzati. Le anatre femmine vengono macellate vive o asfissiate brevemente con il gas dopo la covatura, perché i loro fegati hanno più vene di quelli dei maschi.

Piacere per alcuni, sofferenza per altri

Come può il banale piacere di mangiare il suo fegato giustificare l’imposizione di un’esistenza così orribile ad un essere senziente che, come noi, prova dolore e angoscia? Solo il fatto che appartiene ad un’altra specie ci dà il diritto di rimanere sordi nei confronti della sua sofferenza e muti di fronte a questa schiavitù immorale?
Esistono delle leggi che proteggono gli animali dalle torture e dalle crudeltà. Queste leggi vengono deliberatamente ignorate quando ogni anno 30 milioni di animali vengono utilizzati per il foie gras, soprattutto in Francia. Si dice che la “sofferenza necessaria” è accettabile. In realtà, il consumo di questo prodotto è assolutamente non necessario. Nessuno, nemmeno chi trae profitto da questo commercio, oserebbe affermare il contrario.
Mentre per il consumatore il prezzo al chilo del foie gras continua ad abbassarsi, gli animali, i cui corpi vengono straziati deliberatamente, pagano a caro prezzo.
Anche la Francia sta pagando a caro prezzo il foie gras, dal momento che è vista come una nazione reazionaria a confronto di quei Paesi che ne hanno bandito la produzione. Non è incredibile che un’usanza barbarica come conficcare un imbuto o una pompa pneumatica nella gola di un animale in gabbia sia considerata una tradizione d’elevata cultura?

Bandire il foie gras: verso una produzione alimentare etica

Riconoscendo che la realizzazione del foie gras si basa su una totale negazione dei diritti degli animali utilizzati per la sua produzione:
  • Chiediamo a coloro che alimentano forzatamente oche e anatre di fermare questa pratica abusiva. Il fatto che non intendano fare del male a questi animali non riduce la sofferenza che comunque provocano loro. Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
  • Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
  • Chiediamo alle autorità scientifiche e veterinarie a cui sta genuinamente a cuore il benessere degli animali di denunciare coraggiosamente, nonostante la pressione politica ed economica, gli attuali metodi di produzione del foie gras.
  • Chiediamo ai nostri giudici di ricordare che esistono delle leggi finalizzate a limitare la sofferenza che può essere inflitta ad un essere senziente, e che, di conseguenza, la produzione del foie gras è illegale.
  • Chiediamo ai nostri politici di legiferare al fine di bandire questa pratica per sempre.
In qualità di consumatori determinati a “servire l’etica” a tavola, e coscienti del fatto che questa sofferenza esiste unicamente per soddisfare le nostre papille gustative, ci rifiutiamo di comprare e consumare questi fegati malati di animali torturati.

Firma il manifesto

Traduzione a cura di Veronica Bertocco (ENPA)

Fonte: stopgavage

Approfondisci leggendo il finto foie gras

The Hidden Death - la morte nascosta


Questa serie di scatti di Tommaso Ausili mi ha colpito molto, mi ha fatto tornare in mente la serie “Mattatoio” di Mario Giacomelli del 1961, realizzata nei macelli comunali di Senigallia, di cui disse:

“Serie iniziata e finita in pochi minuti per il grido spaventato, pauroso dei poveri impotenti animali che mi hanno straziato l’anima e mi hanno portato a scappare da quel posto maledetto.” (verso di una stampa della serie)

“Al mattatoio volevo capire da vicino come avveniva l’uccisione delle bestie, perchè il solo pensarci mi metteva tristezza. Al maiale io sapevo che tagliavano la gola, ho visto invece che lo colpiscono alla tempia, in fronte, qui, con una rivoltella e allora stramazzavano al suolo; gli tiravano su le gambe con un colpo e poi… tan! Ma non è questo che mi ha messo paura.

Da sopra buttavano giù i maiali, si vede nelle fotografie; dal camioncino che avevano scivolavano giù, così. Li vedevo da dove stavo a fotografare. I maiali, poverini, si mettevano, se questo è il muro, con la testa a ventaglio , così: qui c’era la testa di uno, qui la testa di un altro, come un ventaglio… E gridavano, con una tale forza! Questo fatto mi ha messo un tale male dentro l’anima che ho preso e sono fuggito subito, di corsa.

Mi sembrava che capissero proprio. Capiscono: un uomo con un bastone e una grossa corda non riusciva a tenere ferma una mucca che stavano portando dentro per ucciderla; per fortuna era legata con la corda, perchè se no sarebbe fuggita! Mica ce la facevano a tenerla! Solo dopo è riuscito a darle una legata; c’erano dei pali di ferro, l’ha legata lì. Non ci riusciva perchè lo senti che loro sanno che le uccidono. Gridano proprio, non vogliono. Quello dei maiali era proprio un grido… Sai quando i bambini piccoli tutto ad un tratto si mettono a piangere? Mi ha fatto così male il cuore che ho preso e ho detto: basta, vado via, non voglio saperne più niente.

Potevo ritornare, conoscevo chi ci lavorava, avevo il permesso, ma non sono tornato più, non ne ho più avuto il coraggio.”
(dalla lunga conversazione di Mario Giacomelli con Simona Guerra)


























Dossier Macelli: Com'era Prima di Finire sul Piatto



573 milioni di polli, 39 milioni di maiali, 35 milioni di galline, 61 milioni di conigli, quasi 3 milioni di mucche, 19 milioni tra agnelli e capre e molti altri milioni di animali vengono ammazzati ogni anno nelle centinaia di macelli distribuiti in tutta la penisola iberica, secondo le cifre del 2005 del Ministero di Agricoltura, Pesca e Alimentazione spagnolo. Un' uccisione sistematica di esseri viventi che, non dimentichiamo, sono tutti unici e irripetibili e che come noi sono capaci di provare sensazioni, soffrire, essere felici e apprezzare la vita, hanno interessi propri che sono costantemente sottovalutati solo per soddisfare il nostro palato. Fino ad ora le immagini e i video che potevano giungere agli occhi della società su quello che succedeva provenivano da macelli di altri continenti e generalmente erano immagini datate e di bassa qualità. Un attivista per i diritti degli animali del Gruppo di Inchiesta di Animal Equality si è infiltrato in diversi macelli europei per accedere ai segreti che nascondono. Riuscire ad introdursi in un solo macello è di per sé un risultato, considerata la prevedibile diffidenza con cui si cerca di evitare che la società conosca ciò che succede in questi luoghi. Noi siamo riusciti ad entrare in cinque diversi macelli e ottenere centinaia di immagini ad alta risoluzione e più di 5 ore di video (oltre ad un filmato ottenuto con camera nascosta) documentando tutto quello che succede in questi posti.
Una volta riusciti ad entrare in questi posti come facenti parte dell'industria dello sfruttamento animale, abbiamo ottenuto un accesso privilegiato alle loro attività. In vari momenti siamo stati testimoni di come vengono trattati gli animali, di come soffrono e delle pratiche che subiscono, pratiche che mai verrebbero mostrate alle telecamere o a gente estranea a questo mondo. In altri momenti siamo riusciti a documentare tutto direttamente sia con una telecamera normale che con una nascosta.
Le immagini mostrate in questo reportage provengono da diversi macelli. Gli impianti sono in tutto e per tutto uguali e possono essere descritti unicamente come luoghi orribili dove il dominio sui vulnerabili e gli indifesi è una costante. Senza dubbio questo è un primo passo nelle inchieste che si realizzeranno su questi luoghi. Come Animal Equality continueremo a recarci in posti dove gli animali sono schiavizzati e uccisi per poterli difendere e rivendicare il rispetto che meritano.
In tutti i macelli gli animali sono parte di un processo industriale che cerca di convertirli quanto prima in pezzi di carne. Questo è il risultato delle scelte alimentari individuali che adottiamo e quindi dipende dalle nostre decisioni far cambiare le cose.
Molteplici sono le infrazioni alle normative applicate al trattamento degli animali che abbiamo documentato e alle quali abbiamo presenziato nei macelli; inoltre, anche quei macelli che rispettano tutte le normative e le direttive sono luoghi orribili dove la vita degli animali non vale niente più che il prezzo che il mercato assegna ai loro cadaveri. Noi di Animal Equality non cerchiamo né esigiamo una riforma sul funzionamento dei macelli o degli altri centri di sfruttamento degli animali. Pensiamo che non ci sia nessun modo giusto o accettabile di uccidere o sfruttare gli animali. La nostra intenzione è di far nascere una riflessione e un dibattito sociale sull'utilizzo di animali non-umani per consumi umani.
In certe occasioni si parla della possibilità di uccidere animali senza che questi soffrano. Questo è assurdo e non ha senso. Gli animali non-umani che utilizziamo per il nostro beneficio soffrono sin dal momento in cui nascono. Siamo stati in allevamenti dove abbiamo visto scrofe partorire e alcuni maialini finire fra gli escrementi, schiacciati dalla loro stessa madre che riesce appena a rigirarsi e che soffre anche a livello psicologico per tutti questi tormenti. Gli animali soffrono anche quando sono mutilati, separati dalla loro famiglia o trasportati per ore nei camion. Una volta giunti al macello vengono scaricati e portati nelle stalle dove rimarranno soffrendo diverse privazioni mentre ascoltano le urla di quelli che vengono massacrati.
Animali come maiali, mucche, vitelli, polli e altri non solo non vogliono soffrire, ma vogliono anche godere della propria vita e non morire, cose che mai si prenderanno debitamente in considerazione se continuiamo a considerarli delle proprietà a nostra disposizione, esistenti solo per soddisfare i nostri desideri.
Il rispetto verso gli altri animali inizia da ognuno di noi, smettendo di utilizzarli e iniziando a considerarli come esseri diversi da noi in alcuni aspetti ma uguali nella cosa più importante.

           
             MAIALI


 
Lo sguardo dei maiali trasmette la paura e il terrore che stanno provando. Molti di loro per la paura si allontanano dagli umani che gli si avvicinano mentre i più intrepidi o i più disperati si avvicinano per cercare cibo.



Questo maiale porta scritto sul corpo il giorno della settimana (venerdì) in cui deve essere ucciso.







Questo maiale, il num. 422, passò più di 14 ore senza poter mangiare né bere.







I maiali vengono trascinati per le orecchie ed obbligati a entrare nel macello.







Quei maiali che hanno difficoltà a camminare ricevono calci.








I maiali sono storditi con scosse elettriche o gas. In questo macello approssimativamente il 50% di loro riprendeva coscienza prima di morire.






I maiali una volta appesi vengono sgozzati per farli dissanguare.








Alcuni maiali sono ancora coscienti mentre restano appesi durante il dissanguamento. Appesi per le zampe, soffrono lacerazioni muscolari e panico mentre stridono e urlano prima che la loro bocca si riempia rapidamente del loro stesso sangue.





Dopo il dissanguamento i maiali vengono immersi in una vasca d'acqua bollente per facilitare il successivo spellamento.
A causa del ritmo frenetico delle operazioni a volte qualcuno di loro arriva ancora vivo e muore affogato.





Questa è una macchina automatica per strappare via la pelle.








Successivamente vengono strappati gli organi interni. Con l'obiettivo di ridurre il rischio di contaminazione della carne con feci o resti di pasto presenti negli intestini, gli animali vengono privati del cibo per alcuni giorni prima di farli salire sui camion che li porteranno al macello: dal punto di vista dell'allevatore è come se fosse mangime che non si trasforma in carne.



Il cadavere ancora caldo viene tagliato a metà per essere messo in commercio.






CONIGLI

I conigli sono ricoperti dall’urina e dagli escrementi di quelli che si trovano nelle casse che si trovano al di sopra della loro.








La macellaia prende i conigli per una qualunque parte del corpo in modo meccanico. In questo macello vengono uccisi più di 15.000 animali ogni settimana.






Quelli che si trovano nelle casse possono vedere, sentire e odorare la morte dei loro compagni. I conigli sono animali sensibili che si spaventano facilmente.






Dopo lo stordimento, l’operaia taglierà la giugulare e la carotide dei conigli.







Circa il 20% dei conigli riprende coscienza mentre si sta ancora dissanguando.







Dopo il dissanguamento, verranno loro tagliate le orecchie e le estremità posteriori per strappar via la pelle.







I conigli vengono spellati meccanicamente. La loro pelle verrà utilizzata
dall’industria del pellame.






I corpi mutilati pendono dallo stesso tipo di ganci utilizzati nei macelli di polli.







Ora, in una sala di refrigerazione, i cadaveri dei conigli conservano poco delle creature che erano.







Le pelli ancora calde vengono ammassate mentre l’uccisione continua.










PECORE


Questi sono piccoli agnelli che vogliono stare con la madre e non hanno la minima idea del destino che li aspetta.







Questi agnelli si accarezzano a vicenda prima di essere uccisi. Le pecore nelle stalle dei macelli cercano il contatto e il calore delle altre.







Le beffe e le dimostrazioni di potere e dominazione sulle vittime sono abituali. Questa pecora è stata uccisa un secondo dopo aver posato involontariamente con il suo carnefice.






Data la scarsa efficacia con cui si dosa la scossa elettrica prima del dissanguamento, in questo macello le pecore ancora coscienti vengono appese per le loro estremità.






Anche se un cartello indica il voltaggio della scarica adeguato alla dimensione e al peso della pecora, in realtà tutte ricevono la stessa scossa.






Accoltellate e ancora coscienti, le pecore si dissanguano nonostante i loro vani tentativi di scappare davanti allo sguardo delle altre che attendono.






Questo macellatore disse testualmente (vedi video) "Non se la stanno passando per niente bene" mentre continuava ad accoltellare le pecore.






La loro pelle verrà utilizzata come tessuto per la sua morbidezza al tatto.






Un operaio dell’industria tessile si incaricherà di raccogliere i resti delle pelli che fino a poco prima proteggevano le pecore.







La vita delle pecore è valutata solo in funzione del valore di mercato che avranno i loro corpi una volta morti.







Di solito i veterinari (in bianco) sono occupati a effettuare controlli sanitari, all'oscuro di ciò che viene fatto agli animali.







Le teste delle pecore si trovavano a terra dappertutto insieme ad altre parti dei loro corpi. Il nostro reporter ha dovuto fare attenzione per non pestarle.







VITELLI



Il numero che li identifica come schiavi sarà marcato sui loro corpi (a volte con un ferro rovente) e le loro orecchie perforate con delle marche identificative che li accompagneranno fino alla morte.





Gli animali confinati per ore nelle stalle possono solo attendere il loro turno mentre vedono gli altri portati via e sentono le loro grida.







Resteranno per ore incatenati e potranno solo alzarsi e sdraiarsi sui propri escrementi.







Terrorizzati, i vitelli si rifiutano di camminare e gli operai danno loro scosse elettriche per farli avanzare.





  
Nonostante questa mucca fosse incapace di alzarsi, i macellai provarono a costringerla a camminare rompendole l'osso della coda. Alle fine fu trascinata a forza di scossoni fino ad una pozza formata dal sangue delle altre mucche.





Nella trappola di stordimento gli animali scivolano, cadono, e sentono l'odore del sangue degli animali che vengono dissanguati al di là della trappola.






Pistola a proiettile captivo. In alcune occasioni servono fino a due o tre spari per far perdere coscienza all'animale.







Per far in modo che alzino la testa e per poter sparare gli operai danno generalmente calci ai vitelli.





  
Dopo lo sparo del proiettile in testa, alcuni animali rimangono coscienti e provano ad alzarsi disperatamente. In uno dei macelli i veterinari raccontarono che in varie occasioni alcuni vitelli riuscirono ad alzarsi cercando di fuggire, correndo verso l'interno del recinto.





Alcuni animali ricevono due e a volte tre spari con la pistola a proiettile captivo affinché perdano coscienza e i lavoratori non corrano rischi.




  
I veterinari in genere sono più preoccupati a fare controlli sanitari che ad assicurarsi che gli animali siano effettivamente storditi. Nella maggior parte dei macelli visitati i veterinari non si avvicinano nemmeno alla zone dove gli animali vengono ammazzati.





Questo vitello viene sgozzato mentre è ancora cosciente e sta respirando.






Pochi secondi dopo il macellaio taglia la faccia al vitello che continua cosciente a provare a respirare.







Questo vitello appena accoltellato e ancora cosciente prova a respirare mentre vomita il contenuto del suo stomaco.







Le corna vengono tagliate con delle asce.








Le estremità vengono tagliate appena un minuto dopo che il vitello è stato sgozzato.







Il cuoio è la pelle delle mucche e dei vitelli che viene strappata via pochi minuti dopo che gli animali sono stati uccisi.






  
Le pelli vengono ammassate in attesa che altre imprese le vengano a prendere.






Le teste degli animali saranno oggetto di analisi per comprovare lo stato della carne.







Gli stomaci, identificati con il numero che era stato assegnato al vitello, vengono preparati per essere consumati.






  
Il sangue in genere viene buttato via anche se in certe occasioni viene raccolto e trattato per essere utilizzato.