L'inchiesta choc di «Striscia» nel Vicentino riapre il dibattito. Lav: «Basta, ora tolleranza Zero». Zaia: «Non è questo il mondo dell'allevamento veneto»
VICENZA - Mucche a terra, non in grado di alzarsi e trascinate a forza verso il macello. L'inchiesta di Striscia la notizia, girata in provincia di Vicenza e andata in onda lunedì sera riapre la polemica sui maltrattamenti. In prima fila la Lav. «Come Lav denunciamo da anni queste grave violazioni - dice il vicepresidente Roberto Bennati - , la veterinaria privata e il servizio sanitario pubblico difendano il proprio ruolo da questa economia illecita e tutelino la salute dei cittadini e il benessere degli animali. Chiediamo la radiazione dall’Albo dei medici veterinari del Medico intervistato da Striscia la notizia, che non solo non ha smentito la paternità della documentazione ma anzi l’ha confermata ritenendo tale comportamento incredibilmente in linea con la propria coscienza di medico veterinario. Oltre all’eventuale reato di falso ideologico, che sarà accertato dalla Magistratura insieme ai reati di maltrattamento e altre gravissime ipotesi di reato contro la salute pubblica, si tratta di una piena ed evidente violazione del codice deontologico dei medici veterinari: ci auguriamo che l’Ordine dei Medici presso cui è iscritto il Medico coinvolto nell’inchiesta, voglia difendere una nobile professione esprimendo tolleranza zero verso tali comportamenti». «Chiediamo inoltre al Ministero della Salute di aprire subito un tavolo con i Servizi Veterinari delle Regioni - prosegue Bennati - per l’applicazione della norma sul trasporto e per prendere provvedimenti incisivi nei confronti di questa filiera illegale, innalzando subito la vigilanza veterinaria nei macelli e applicando sanzioni amministrative e penali che nella materia sono molto chiare e nette.
Sul tema è intervenuto anche il governatore Luca Zaia: «Sul fronte del benessere animale tolleranza zero: i nostri Servizi Veterinari sono sul pezzo. Non esiste che l'immagine della zootecnia veneta sia quella collegata ad animali vivi con le gambe spezzate, caricati su camion con la pala di una ruspa o con verricelli. Non è questo il mondo dell'allevamento del Veneto, sia chiaro. E se qualcuno si comporta male, paga». Il presidente della regione Luca Zaia ha stigmatizzato così il servizio trasmesso dalla trasmissione «Striscia la notizia». «Il servizio era supportato da immagini inequivocabili: abbiamo fatto vedere il peggio che si poteva mostrare del mondo dell'allevamento. I veneti non sono questi - ha ribadito Zaia - e lo dico a difesa dei tanti allevatori per il bene della nostra regione che rispettano la legge sul benessere animale, che dai noi è applicata in maniera puntuale. Voglio ricordare che nel corso del servizio è stato intervistato uno dei nostri responsabili veterinari, che ha ben spiegato l'irregolarità di quel trasporto». «Adesso andiamo giù ad alzo zero: chi fa cose di questo genere non solo ci reca un pesante danno di immagine ma non conosce il rispetto per gli animali e il loro benessere. Il danno fatto, e non solo al Veneto; è altissimo: non è questa la zootecnia. Non esiste che un camionista risponda al giornalista "cosa vuoi che ti dica", o un veterinario che su questo affermi "hai finito di far domande? Va via"». «Il servizio di Striscia la Notizia, che per questo ringrazio come ringrazio la Polstrada ed i servizi veterinari intervenuti, ha smascherato dei veri e propri malfattori, che gettano discredito sulla stragrande maggioranza degli allevatori veneti onesti. Stiamo valutando la possibilità che la Regione si costituisca parte civile nel contenzioso legale, a tutela delle produzioni e dell'immagine della zootecnia veneta». Lo sottolinea l'assessore alla sanità del Veneto Luca Coletto, che ha la competenza sui servizi veterinari regionali.
Il video illustra il piacere per questi volatili di "servire" come fabbriche di FEGATO MALATO per gli Umani e la barbara crudeltà con cui gli operatori di queste aziende trattano poveri animali indifesi.
La visione e' consigliata a tutti:
ANIMALISTI e VEGETARIANI per potersi attivare con nuove propagande o almeno far girare questi dossier ovunque possano creare un cambiamento;
CONSUMATORI DI CADAVERI ANIMALI o CARNIVORI per capire quale sofferenza prova qualsiasi "bestia" macellata per poter accontentare una moda o uno stomaco ingordo;
PICCOLI e NUOVE GENERAZIONI per capire che tutto ciò avviene quotidianamente e viene censurato come un tabù perché chiuderebbe lo stomaco a troppe persone (e per il business non va bene!!), così che potranno indirizzare la loro scelta futura di alimentazione in modo più consapevole.
Per gli INSENSIBILI che gireranno lo sguardo dall'altra parte giustificandosi in qualche stupido modo, per loro, non esiste spazio giustificabile su questo Mondo.
STORIA DI UN CRIMINE
La Francia è il principale paese produttore e consumatore di foie gras di anatra e di oca. Nel 2005 il paese ha prodotto 18.450 tonnellate di foie gras (il 78.5% del totale della produzione mondiale, stimata in 23.500 tonnellate), delle quali il 96% di fegato di anatra e il resto di fegato d'oca. Il consumo totale francese di foie gras è stato di 19.000 tonnellate nel 2005. Circa 30.000 persone fanno parte dell'industria del foie gras in Francia.
L'Ungheria è il secondo produttore di foie gras nel mondo e il più grande esportatore (1.920 tonnellate nel 2005). La Francia è il principale mercato per il foie gras ungherese; la maggior parte viene esportato crudo. Circa 30.000 allevatori ungheresi di oche lavorano nell'industria del foie gras. Le industrie alimentari francesi speziano, lavorano e cucinano il foie gras in modo che questo possa esser venduto come prodotto francese nel mercato nazionale e in quelli esteri.
La Bulgaria ha prodotto 1.500 tonnellate di foie gras nel 2005.
Metodi di produzione
La produzione di foie gras richiede che ai volatili venga somministrato con la forza più cibo di quanto essi ne assumerebbero in natura e più di quanto ne assumerebbero volontariamente in allevamenti domestici. L'alimentazione consiste solitamente in grano bollito nel grasso (per facilitarne l'ingestione), e provoca grandi depositi di grasso nel fegato.
Fisiologia e preparazione
Le oche e le anatre usate nella produzione di foie gras sono in genere oche selvatiche, e incroci sterili di anatre. Le oche e le anatre sono onnivori, e come molti uccelli hanno gole abbastanza elastiche che permettono loro di conservare grandi quantità di cibo, sia intero che pre-digerito, nell'esofago mentre è in corso già una digestione nello stomaco. In natura questa dilatazione permette loro di inghiottire grandi bocconi di cibo, come interi pesci, per una successiva e più lunga digestione. Le oche selvatiche arrivano a consumare 300 grammi di proteine e 800 grammi di grassi al giorno. Le oche di allevamento che pascolano tra i campi di carote si adattano ad assumere 100 grammi di proteine, ma arrivano a consumare 2.500 grammi di carote al giorno. Un'anatra selvatica può raddoppiare il suo peso in autunno, conservando grassi per tutto il suo corpo, e in particolare nel fegato, in previsione dell'inverno.
L'eccesso di lipidi nell'organismo dà origine a uno stato patologico del fegato: la steatosi epatica.
Le oche e le anatre usate nella produzione di foie gras in genere vengono tenute libere per le prime 12 settimane, e cibate con delle erbe che ne irrobustiscono l'esofago. Quando ancora sono libere di muoversi esse vengono iniziate ad una dieta ad alta prevalenza di amido, che da sola basta ad ottenere un fegato ingrossato pari alla metà della dimensione finale voluta. Il passo successivo dell'alimentazione, che i Francesi chiamano gavage o finition d'engraissement ("raffinamento dell'ingrasso"), prevede ingestioni forzate giornaliere di quantità controllate di cibo per 12-15 giorni per le anatre e per 15-18 giorni per le oche. Durante questa fase le oche vengono solitamente ingozzate due volte al giorno, e le anatre fino a quattro volte.
Ingrassamento
Nella produzione moderna il volatile è alimentato con quantità controllate di cibo, secondo lo stadio del processo di ingrassamento, del suo peso e della quantità di cibo ingerita la volta precedente. All'inizio della produzione l'alimentazione può partire da 250 grammi (netti, a secco) di cibo al giorno, per arrivare a 1.000 grammi (netti, a secco) alla fine del processo. La quantità reale di cibo dell'alimentazione forzata è però molto più grande, perché gli uccelli sono cibati con una pappa composta per il 53% circa del peso da cibo secco e per il 47% da liquidi.
Il cibo è veicolato tramite un imbuto equipaggiato di un lungo tubo di metallo di 20–30 cm, che immette il cibo direttamente nell'esofago dell'animale; se viene utilizzata una coclea l'alimentazione richiede dai 45 ai 60 secondi, mentre se si usa un sistema pneumatico bastano 2 o 3 secondi. L'inserimento e l'estrazione del tubo danneggiano le pareti della gola e dell'esofago, producendo irritazioni e ferite ed esponendo l'animale a rischi di infezioni. Inoltre, durante l'ingozzamento forzato, l'animale cerca di divincolarsi, rischiando sia la frattura del collo che la perforazione dell'esofago, e di conseguenza la morte. In caso di vomito, inoltre, l'animale rischia di morire per soffocamento.
I produttori sostengono che durante l'alimentazione forzata vengono prese tutte le precauzioni per evitare di danneggiare l'esofago dell'animale e per evitare che questo si divincoli. Ad ogni modo, questo stile di alimentazione riduce moltissimo la vita media dell'animale, tanto che il tasso di mortalità è fino a 20 volte superiore alla norma.
Consumo
Il foie gras è un piatto di lusso. La maggior parte dei francesi consuma foie gras solo in occasioni speciali, come i cenoni di Natale e Capodanno, sebbene il recente incremento di disponibilità del foie gras l'abbia reso un piatto meno eccezionale. In alcune aree della Francia il foie gras si trova in tutti i periodi dell'anno.
Il foie gras di anatra è il meno costoso, e dagli anni cinquanta, in seguito al cambiamento delle metodologie di produzione, è anche il più comune. Si dice che il sapore del foie gras di anatra sappia di muschio e sia leggermente amarognolo, mentre quello d'oca è rinomato per essere più liscio e sapere meno di selvaggina.
Organizzazioni per i Diritti degli animali
Le Organizzazioni per i Diritti degli animali come la PETA e la Farm Sanctuary sostengono che i metodi di produzione del foie gras, e l'alimentazione forzata in particolare, consistono in torture crudeli e disumane nei confronti degli animali. Argomentazioni specifiche riguardano il fatto che il fegato diventi grande troppe volte più del normale, che le funzioni del fegato siano compromesse, che l'addome degli uccelli si espanda talmente tanto da impedire loro di camminare, che l'alimentazione forzata e continuativa porti alla morte e a lesioni interne dell'esofago.
Verso la fine del 2003 il movimento francese Stopgavage, (Iniziativa cittadina per l'abolizione dell'alimentazione forzata") ha pubblicato il Manifesto per l'Abolizione del Gavage, col quale chiede ai giudici di riconoscere che la produzione di foie gras implica delle violazioni alle vigenti leggi sulla tutela degli animali.
Cosa ne pensal'Unione europea sulla salute e il benessere degli animali
Il rapporto della UE dimostra che l'alimentazione forzata continuativa porta ad una prematura morte dell'animale. Le tempistiche dell'ingrassamento del fegato sono tenute sotto stretta osservazione, in modo che l'animale venga macellato prima che diventi pericoloso per la salute umana. Un animale sottratto al processo di alimentazione forzata ritorna al suo peso normale. I produttori, e il rapporto della UE, forniscono una risposta anche alle critiche mosse riguardo alla più alta mortalità degli animali, sancendo che il tasso di mortalità di anatre ed oche nella produzione di foie gras è molto più basso di quello di polli e tacchini d'allevamento. (Quindi possiamo tranquillamente procedere con azioni invasive e dolorose che ricordano tanto i nostri lager)
"La zona orofaringea è particolarmente sensibile ed è fisiologicamente conformata per provocare un riflesso di rigurgito che impedisca ai liquidi di entrare nella trachea. L'alimentazione forzata deve vincere questo riflesso e perciò gli uccelli potrebbero inizialmente provare dolore e si potrebbero verificare dei danni".
Il comitato della UE ha condotto svariati test progettati per rilevare dolore o sofferenza tramite l'osservazione degli ormoni del sangue, e tutti sono risultati inconcludenti o privi di una notevole differenza rispetto ad animali d'allevamento comparabili. Il comitato ha osservato che (stranamente) le anatre e le oche in gabbia si tenevano lontane dall'operatore che praticava loro l'alimentazione forzata quando questo entrava nella stanza, mentre di solito la quotidiana alimentazione manuale di anatre e oche è associata ad una reazione positiva da parte degli animali nei confronti della persona che li nutre. In un esperimento condotto su anatre tenute singolarmente nelle gabbie gli uccelli mostravano nei confronti dell'operatore di gavage un comportamento meno schivo rispetto ad una persona neutrale che passeggiava vicino alle gabbie un'ora dopo il gavage.
Produttori di foie gras e gruppi industriali
La maggior parte dei produttori di foie gras non giudica cruenti i propri metodi, insistendo sul fatto che si tratta di un processo naturale che sfrutta le caratteristiche naturali degli animali. Essi sostengono che le anatre selvatiche e le oche ingeriscano naturalmente grandi quantità di cibo e prendano peso prima della migrazione. Essi sostengono anche che le oche e le anatre non hanno un riflesso di rigurgito, e perciò non trovano scomodo il gavage. Michael Ginor, proprietario della Hudson Valley Foie Gras e autore di Foie Gras... A Passion, riferisce che i suoi uccelli vanno a lui spontaneamente, e che ciò è importante perché "un uccello stressato o ferito non vuole mangiare, non digerisce bene e non produce foie gras".
Cottura
Bhe' naturalmente quando un animale diventa inutile non può far altro che finire in pentola!
Il video non ha bisogno di ulteriori commenti.
Guarda il video di come l'Uomo sia stato capace di trasformare una barbaria in un business.
PRIMAe DOPO
Il foie gras (letteralmente “fegato grasso”) è il fegato malato di un’oca o di un’anatra che è stata sovralimentata forzatamente, più volte al giorno, per mezzo di un tubo metallico, lungo 20-30 cm, infilato in gola e spinto giù fino al raggiungimento dello stomaco. Per costringere il suo organismo a produrre il foie gras, l’animale deve ingerire un’enorme quantità di mais in pochi secondi. Questo comporta l’aumento delle dimensioni del fegato quasi di dieci volte superiore rispetto a quelle normali e lo sviluppo di una malattia nell’animale: la steatosi epatica.
Se l’animale cerca di divincolarsi quando il tubo gli viene inserito in gola, o se il suo esofago si contrae per conati di vomito, rischia il soffocamento e la perforazione del collo che gli sarà fatale.
L’inserimento del tubo comporta lesioni con conseguenti infezioni e dolorose infiammazioni. La squilibrata e forzata sovralimentazione causa frequentemente malattie dell’apparato digestivo, potenzialmente fatali.
Subito dopo ogni sessione di alimentazione forzata, l’animale soffre di dispnea e diarrea. L’allargamento del fegato comporta difficoltà respiratorie e rende doloroso qualsiasi movimento.
Il ripetersi di questo trattamento porta alla morte dell’animale alimentato forzatamente. Questi volatili vengono macellati prima che muoiano per queste conseguenze. In ogni caso, gli animali più deboli sono già moribondi al momento dell’arrivo nella stanza da macello, mentre molti altri non arriveranno neanche a quel momento: nel periodo di alimentazione forzata, il tasso di mortalità delle anatre è da dieci a venti volte superiore al normale.
Sofferenza concentrata
La violenza insita nella produzione del foie gras basterebbe a giustificarne l’abolizione. Comunque, per la maggior parte di questi animali il calvario non si limita alla brutalità dell’alimentazione forzata. A molti viene amputata parte del becco, senza anestesia, con pinze o forbici.
La natura delle anatre è di trascorrere gran parte della loro esistenza in acqua. In questi “allevamenti”, molti volatili vengono tenuti prima in capannoni, poi in gabbie dove si feriscono le zampe che appoggiano su una serie di fili metallici. Le gabbie sono così piccole che gli animali non possono nemmeno girarsi su loro stessi, tantomeno assumere una posizione eretta o battere le ali. A molti di quelli che sopravvivono fino al macello si spezzano le ossa durante il trasporto e mentre vengono maneggiati. Quindi vengono appesi a testa in giù per essere fulminati con l’energia elettrica, per poi essere sgozzati. Le anatre femmine vengono macellate vive o asfissiate brevemente con il gas dopo la covatura, perché i loro fegati hanno più vene di quelli dei maschi.
Piacere per alcuni, sofferenza per altri
Come può il banale piacere di mangiare il suo fegato giustificare l’imposizione di un’esistenza così orribile ad un essere senziente che, come noi, prova dolore e angoscia? Solo il fatto che appartiene ad un’altra specie ci dà il diritto di rimanere sordi nei confronti della sua sofferenza e muti di fronte a questa schiavitù immorale?
Esistono delle leggi che proteggono gli animali dalle torture e dalle crudeltà. Queste leggi vengono deliberatamente ignorate quando ogni anno 30 milioni di animali vengono utilizzati per il foie gras, soprattutto in Francia. Si dice che la “sofferenza necessaria” è accettabile. In realtà, il consumo di questo prodotto è assolutamente non necessario. Nessuno, nemmeno chi trae profitto da questo commercio, oserebbe affermare il contrario.
Mentre per il consumatore il prezzo al chilo del foie gras continua ad abbassarsi, gli animali, i cui corpi vengono straziati deliberatamente, pagano a caro prezzo.
Anche la Francia sta pagando a caro prezzo il foie gras, dal momento che è vista come una nazione reazionaria a confronto di quei Paesi che ne hanno bandito la produzione. Non è incredibile che un’usanza barbarica come conficcare un imbuto o una pompa pneumatica nella gola di un animale in gabbia sia considerata una tradizione d’elevata cultura?
Bandire il foie gras: verso una produzione alimentare etica
Riconoscendo che la realizzazione del foie gras si basa su una totale negazione dei diritti degli animali utilizzati per la sua produzione:
Chiediamo a coloro che alimentano forzatamente oche e anatre di fermare questa pratica abusiva. Il fatto che non intendano fare del male a questi animali non riduce la sofferenza che comunque provocano loro. Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
Chiediamo a chiunque tragga profitto dal foie gras, senza nessuna considerazione etica, di cessare la sua partecipazione a questo business malato.
Chiediamo alle autorità scientifiche e veterinarie a cui sta genuinamente a cuore il benessere degli animali di denunciare coraggiosamente, nonostante la pressione politica ed economica, gli attuali metodi di produzione del foie gras.
Chiediamo ai nostri giudici di ricordare che esistono delle leggi finalizzate a limitare la sofferenza che può essere inflitta ad un essere senziente, e che, di conseguenza, la produzione del foie gras è illegale.
Chiediamo ai nostri politici di legiferare al fine di bandire questa pratica per sempre.
In qualità di consumatori determinati a “servire l’etica” a tavola, e coscienti del fatto che questa sofferenza esiste unicamente per soddisfare le nostre papille gustative, ci rifiutiamo di comprare e consumare questi fegati malati di animali torturati.
Questa serie di scatti di Tommaso Ausili mi ha colpito molto, mi ha fatto tornare in mente la serie “Mattatoio” di Mario Giacomelli del 1961, realizzata nei macelli comunali di Senigallia, di cui disse:
“Serie iniziata e finita in pochi minuti per il grido spaventato, pauroso dei poveri impotenti animali che mi hanno straziato l’anima e mi hanno portato a scappare da quel posto maledetto.” (verso di una stampa della serie)
“Al mattatoio volevo capire da vicino come avveniva l’uccisione delle bestie, perchè il solo pensarci mi metteva tristezza. Al maiale io sapevo che tagliavano la gola, ho visto invece che lo colpiscono alla tempia, in fronte, qui, con una rivoltella e allora stramazzavano al suolo; gli tiravano su le gambe con un colpo e poi… tan! Ma non è questo che mi ha messo paura.
Da sopra buttavano giù i maiali, si vede nelle fotografie; dal camioncino che avevano scivolavano giù, così. Li vedevo da dove stavo a fotografare. I maiali, poverini, si mettevano, se questo è il muro, con la testa a ventaglio , così: qui c’era la testa di uno, qui la testa di un altro, come un ventaglio… E gridavano, con una tale forza! Questo fatto mi ha messo un tale male dentro l’anima che ho preso e sono fuggito subito, di corsa.
Mi sembrava che capissero proprio. Capiscono: un uomo con un bastone e una grossa corda non riusciva a tenere ferma una mucca che stavano portando dentro per ucciderla; per fortuna era legata con la corda, perchè se no sarebbe fuggita! Mica ce la facevano a tenerla! Solo dopo è riuscito a darle una legata; c’erano dei pali di ferro, l’ha legata lì. Non ci riusciva perchè lo senti che loro sanno che le uccidono. Gridano proprio, non vogliono. Quello dei maiali era proprio un grido… Sai quando i bambini piccoli tutto ad un tratto si mettono a piangere? Mi ha fatto così male il cuore che ho preso e ho detto: basta, vado via, non voglio saperne più niente.
Potevo ritornare, conoscevo chi ci lavorava, avevo il permesso, ma non sono tornato più, non ne ho più avuto il coraggio.” (dalla lunga conversazione di Mario Giacomelli con Simona Guerra)
573 milioni di polli, 39 milioni di maiali, 35 milioni di galline, 61 milioni di conigli, quasi 3 milioni di mucche, 19 milioni tra agnelli e capre e molti altri milioni di animali vengono ammazzati ogni anno nelle centinaia di macelli distribuiti in tutta la penisola iberica, secondo le cifre del 2005 del Ministero di Agricoltura, Pesca e Alimentazione spagnolo. Un' uccisione sistematica di esseri viventi che, non dimentichiamo, sono tutti unici e irripetibili e che come noi sono capaci di provare sensazioni, soffrire, essere felici e apprezzare la vita, hanno interessi propri che sono costantemente sottovalutati solo per soddisfare il nostro palato. Fino ad ora le immagini e i video che potevano giungere agli occhi della società su quello che succedeva provenivano da macelli di altri continenti e generalmente erano immagini datate e di bassa qualità. Un attivista per i diritti degli animali del Gruppo di Inchiesta di Animal Equality si è infiltrato in diversi macelli europei per accedere ai segreti che nascondono. Riuscire ad introdursi in un solo macello è di per sé un risultato, considerata la prevedibile diffidenza con cui si cerca di evitare che la società conosca ciò che succede in questi luoghi. Noi siamo riusciti ad entrare in cinque diversi macelli e ottenere centinaia di immagini ad alta risoluzione e più di 5 ore di video (oltre ad un filmato ottenuto con camera nascosta) documentando tutto quello che succede in questi posti.
Una volta riusciti ad entrare in questi posti come facenti parte dell'industria dello sfruttamento animale, abbiamo ottenuto un accesso privilegiato alle loro attività. In vari momenti siamo stati testimoni di come vengono trattati gli animali, di come soffrono e delle pratiche che subiscono, pratiche che mai verrebbero mostrate alle telecamere o a gente estranea a questo mondo. In altri momenti siamo riusciti a documentare tutto direttamente sia con una telecamera normale che con una nascosta.
Le immagini mostrate in questo reportage provengono da diversi macelli. Gli impianti sono in tutto e per tutto uguali e possono essere descritti unicamente come luoghi orribili dove il dominio sui vulnerabili e gli indifesi è una costante. Senza dubbio questo è un primo passo nelle inchieste che si realizzeranno su questi luoghi. Come Animal Equality continueremo a recarci in posti dove gli animali sono schiavizzati e uccisi per poterli difendere e rivendicare il rispetto che meritano.
In tutti i macelli gli animali sono parte di un processo industriale che cerca di convertirli quanto prima in pezzi di carne. Questo è il risultato delle scelte alimentari individuali che adottiamo e quindi dipende dalle nostre decisioni far cambiare le cose.
Molteplici sono le infrazioni alle normative applicate al trattamento degli animali che abbiamo documentato e alle quali abbiamo presenziato nei macelli; inoltre, anche quei macelli che rispettano tutte le normative e le direttive sono luoghi orribili dove la vita degli animali non vale niente più che il prezzo che il mercato assegna ai loro cadaveri. Noi di Animal Equality non cerchiamo né esigiamo una riforma sul funzionamento dei macelli o degli altri centri di sfruttamento degli animali. Pensiamo che non ci sia nessun modo giusto o accettabile di uccidere o sfruttare gli animali. La nostra intenzione è di far nascere una riflessione e un dibattito sociale sull'utilizzo di animali non-umani per consumi umani.
In certe occasioni si parla della possibilità di uccidere animali senza che questi soffrano. Questo è assurdo e non ha senso. Gli animali non-umani che utilizziamo per il nostro beneficio soffrono sin dal momento in cui nascono. Siamo stati in allevamenti dove abbiamo visto scrofe partorire e alcuni maialini finire fra gli escrementi, schiacciati dalla loro stessa madre che riesce appena a rigirarsi e che soffre anche a livello psicologico per tutti questi tormenti. Gli animali soffrono anche quando sono mutilati, separati dalla loro famiglia o trasportati per ore nei camion. Una volta giunti al macello vengono scaricati e portati nelle stalle dove rimarranno soffrendo diverse privazioni mentre ascoltano le urla di quelli che vengono massacrati.
Animali come maiali, mucche, vitelli, polli e altri non solo non vogliono soffrire, ma vogliono anche godere della propria vita e non morire, cose che mai si prenderanno debitamente in considerazione se continuiamo a considerarli delle proprietà a nostra disposizione, esistenti solo per soddisfare i nostri desideri.
Il rispetto verso gli altri animali inizia da ognuno di noi, smettendo di utilizzarli e iniziando a considerarli come esseri diversi da noi in alcuni aspetti ma uguali nella cosa più importante.
Lo sguardo dei maiali trasmette la paura e il terrore che stanno provando. Molti di loro per la paura si allontanano dagli umani che gli si avvicinano mentre i più intrepidi o i più disperati si avvicinano per cercare cibo.
Questo maiale porta scritto sul corpo il giorno della settimana (venerdì) in cui deve essere ucciso.
Questo maiale, il num. 422, passò più di 14 ore senza poter mangiare né bere.
I maiali vengono trascinati per le orecchie ed obbligati a entrare nel macello.
Quei maiali che hanno difficoltà a camminare ricevono calci.
I maiali sono storditi con scosse elettriche o gas. In questo macello approssimativamente il 50% di loro riprendeva coscienza prima di morire.
I maiali una volta appesi vengono sgozzati per farli dissanguare.
Alcuni maiali sono ancora coscienti mentre restano appesi durante il dissanguamento. Appesi per le zampe, soffrono lacerazioni muscolari e panico mentre stridono e urlano prima che la loro bocca si riempia rapidamente del loro stesso sangue.
Dopo il dissanguamento i maiali vengono immersi in una vasca d'acqua bollente per facilitare il successivo spellamento.
A causa del ritmo frenetico delle operazioni a volte qualcuno di loro arriva ancora vivo e muore affogato.
Questa è una macchina automatica per strappare via la pelle.
Successivamente vengono strappati gli organi interni. Con l'obiettivo di ridurre il rischio di contaminazione della carne con feci o resti di pasto presenti negli intestini, gli animali vengono privati del cibo per alcuni giorni prima di farli salire sui camion che li porteranno al macello: dal punto di vista dell'allevatore è come se fosse mangime che non si trasforma in carne.
Il cadavere ancora caldo viene tagliato a metà per essere messo in commercio.
CONIGLI
I conigli sono ricoperti dall’urina e dagli escrementi di quelli che si trovano nelle casse che si trovano al di sopra della loro.
La macellaia prende i conigli per una qualunque parte del corpo in modo meccanico. In questo macello vengono uccisi più di 15.000 animali ogni settimana.
Quelli che si trovano nelle casse possono vedere, sentire e odorare la morte dei loro compagni. I conigli sono animali sensibili che si spaventano facilmente.
Dopo lo stordimento, l’operaia taglierà la giugulare e la carotide dei conigli.
Circa il 20% dei conigli riprende coscienza mentre si sta ancora dissanguando.
Dopo il dissanguamento, verranno loro tagliate le orecchie e le estremità posteriori per strappar via la pelle.
I conigli vengono spellati meccanicamente. La loro pelle verrà utilizzata
dall’industria del pellame.
I corpi mutilati pendono dallo stesso tipo di ganci utilizzati nei macelli di polli.
Ora, in una sala di refrigerazione, i cadaveri dei conigli conservano poco delle creature che erano.
Le pelli ancora calde vengono ammassate mentre l’uccisione continua.
PECORE
Questi sono piccoli agnelli che vogliono stare con la madre e non hanno la minima idea del destino che li aspetta.
Questi agnelli si accarezzano a vicenda prima di essere uccisi. Le pecore nelle stalle dei macelli cercano il contatto e il calore delle altre.
Le beffe e le dimostrazioni di potere e dominazione sulle vittime sono abituali. Questa pecora è stata uccisa un secondo dopo aver posato involontariamente con il suo carnefice.
Data la scarsa efficacia con cui si dosa la scossa elettrica prima del dissanguamento, in questo macello le pecore ancora coscienti vengono appese per le loro estremità.
Anche se un cartello indica il voltaggio della scarica adeguato alla dimensione e al peso della pecora, in realtà tutte ricevono la stessa scossa.
Accoltellate e ancora coscienti, le pecore si dissanguano nonostante i loro vani tentativi di scappare davanti allo sguardo delle altre che attendono.
Questo macellatore disse testualmente (vedi video) "Non se la stanno passando per niente bene" mentre continuava ad accoltellare le pecore.
La loro pelle verrà utilizzata come tessuto per la sua morbidezza al tatto.
Un operaio dell’industria tessile si incaricherà di raccogliere i resti delle pelli che fino a poco prima proteggevano le pecore.
La vita delle pecore è valutata solo in funzione del valore di mercato che avranno i loro corpi una volta morti.
Di solito i veterinari (in bianco) sono occupati a effettuare controlli sanitari, all'oscuro di ciò che viene fatto agli animali.
Le teste delle pecore si trovavano a terra dappertutto insieme ad altre parti dei loro corpi. Il nostro reporter ha dovuto fare attenzione per non pestarle.
VITELLI
Il numero che li identifica come schiavi sarà marcato sui loro corpi (a volte con un ferro rovente) e le loro orecchie perforate con delle marche identificative che li accompagneranno fino alla morte.
Gli animali confinati per ore nelle stalle possono solo attendere il loro turno mentre vedono gli altri portati via e sentono le loro grida.
Resteranno per ore incatenati e potranno solo alzarsi e sdraiarsi sui propri escrementi.
Terrorizzati, i vitelli si rifiutano di camminare e gli operai danno loro scosse elettriche per farli avanzare.
Nonostante questa mucca fosse incapace di alzarsi, i macellai provarono a costringerla a camminare rompendole l'osso della coda. Alle fine fu trascinata a forza di scossoni fino ad una pozza formata dal sangue delle altre mucche.
Nella trappola di stordimento gli animali scivolano, cadono, e sentono l'odore del sangue degli animali che vengono dissanguati al di là della trappola.
Pistola a proiettile captivo. In alcune occasioni servono fino a due o tre spari per far perdere coscienza all'animale.
Per far in modo che alzino la testa e per poter sparare gli operai danno generalmente calci ai vitelli.
Dopo lo sparo del proiettile in testa, alcuni animali rimangono coscienti e provano ad alzarsi disperatamente. In uno dei macelli i veterinari raccontarono che in varie occasioni alcuni vitelli riuscirono ad alzarsi cercando di fuggire, correndo verso l'interno del recinto.
Alcuni animali ricevono due e a volte tre spari con la pistola a proiettile captivo affinché perdano coscienza e i lavoratori non corrano rischi.
I veterinari in genere sono più preoccupati a fare controlli sanitari che ad assicurarsi che gli animali siano effettivamente storditi. Nella maggior parte dei macelli visitati i veterinari non si avvicinano nemmeno alla zone dove gli animali vengono ammazzati.
Questo vitello viene sgozzato mentre è ancora cosciente e sta respirando.
Pochi secondi dopo il macellaio taglia la faccia al vitello che continua cosciente a provare a respirare.
Questo vitello appena accoltellato e ancora cosciente prova a respirare mentre vomita il contenuto del suo stomaco.
Le corna vengono tagliate con delle asce.
Le estremità vengono tagliate appena un minuto dopo che il vitello è stato sgozzato.
Il cuoio è la pelle delle mucche e dei vitelli che viene strappata via pochi minuti dopo che gli animali sono stati uccisi.
Le pelli vengono ammassate in attesa che altre imprese le vengano a prendere.
Le teste degli animali saranno oggetto di analisi per comprovare lo stato della carne.
Gli stomaci, identificati con il numero che era stato assegnato al vitello, vengono preparati per essere consumati.
Il sangue in genere viene buttato via anche se in certe occasioni viene raccolto e trattato per essere utilizzato.
Ora, nella sala di taglio non si trova più alcun segno dell'individuo che era il vitello.