Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambiente. Mostra tutti i post

Inserti di Animale: Decidi Tu la Prossima Moda




Il mercato delle pellicce fino a pochi anni fa si tovava in piena crisi mondiale, proprio a causa di una presa di coscienza collettiva. Le aziende produttrici di pelli animale furono obbligate a trovare un'alternativa, che fosse sempre alla moda e che gli permettesse di continuare il loro commercio, aiutati anche dall'incauto acquisto da parte dei consumatori.

-Ora, se voi foste senza cuore e coscienza, e voleste aprirvi un'attività commerciale aspirando naturalmente ad un mercato in scala mondiale, cosa fareste?
Dovreste basarvi su due aspetti fondamentali: un basso costo della manodopera e l'utilizzo di una abbondane materia prima quasi regalata.
I cani vengono scuoiati vivi
  L'attività più redditizia sarebbe trasformare la pelle di animali domestici o randagi in buffi e irriconoscibili ornamenti per indumenti da indossare tutti i giorni, come peluches vaporosi che contornano cappucci, borse, stivali.. D'altra parte cosa ci vuole raccogliere 10 cani per una pelliccia, e poi nessuno si accorgerebbe della mancanza.
La vecchia pellicceria che conciava pelli di cuccioli foca, ermellino, puma, coccodrillo e centinaia di altre specie protette, era sempre sotto i riflettori degli animalisti che causavano fastidiose perdite di consensi.
Attuare un cambio di rotta nel campo della pelletteria ha incrementato il giro d'affari, arrivando a fatturare  milioni di euro annui. Guadagnare non è certo un reato, ma quando il business è basato su un'astuta operazione di marketing basata sull'inganno e la buona fede del consumatore, a questo punto non è più corretto.

                                             PRIMA    &      DOPO
                               
                                                                                                                      
In che modo i consumatori sono stati ingannati fino ad ora?

Rispondo con una domanda: chi di voi conosce il gae-wolf, sobaki, e Asian jackal, wildcat, goyangi e katzenfelle?
Credo proprio nessuno! Certo che nessuno lo conosce sono semplicemente i soprannomi che hanno avuto i cani e gatti asiatici fino ad oggi per poter esser commercializzati nel mondo senza sconvolgere l'acquirente.




-Buongiorno, vorrei comprare un bel giaccone..
*Le propongo questo con un pel pelo di cane lupo sul cappuccio, altrimenti c'è questo che è ornato da uno splendido pelo di gatto.
Tu l'avresti comprato? Io no!
Il problema è che l'acquirente dovrebbe essere informato e libero di fare acquisti consapevoli, ma nel campo della moda non funziona così.


Di che cosa dovremmo essere informati?


 Ho visto moltissime signore che pur essendo amanti degli animali, simpatiche e dolci, acquistare incautamente una pelliccia o un cappotto con bordature in residui animali. Sono sicuro che se in quel momento l'etichetta fosse stata esaustiva e le avesse informate che per fare una normale pelliccia vengono impiegate almeno 10 volpi selvatiche, 80 scoiattoli, 38 coniglietti, 58 zibellini, a seconda del modello (fonte wikipedia), quelle signore si sarebbero inorridite e avrebbero cambiato sicuramente negozio.


Come faccio a riconoscere se sul mio indumento giace qualche animale?
E' molto difficile distinguere il pelo sintetico dall'animale, quindi sarebbe meglio evitare l'acquisto anche perchè le alternative esistono.
Informati se il negozio in qui ti trovi espone il cartello che aderisce al Fur-Free Program certificato dalla Fur Free Alliance (rappresentata in Italia dalla LAV), per sapere i marchi che aderiscono visita il sito nonlosapevo. In questa maniera, già questo inverno, faremo sentire ai burattinai della moda che cosa vogliamo e cosa NON vogliamo indossare.


Quali sono gli aspetti negativi delle conciature, oltre alla mattanza degli animali?

Non ti sei mai chiesto come fa un prodotto naturale come la pelle a non andare in putrefazione?
Cani che presto diventeranno Pellicce
La Vera Pelle e il Cuoio dei tuoi indumenti, comprese cinture, suole e stivali che sono a contatto con il tuo corpo, sono trattate con sostanze chimiche ad altissima tossicità.
Nella conciatura la pelle viene immersa in vasche contenenti prevalentemente cromo esavalente unito ad altri acidi, che come controindicazione provocano gravi allergie.
-Nessuno vi aveva informato? Strano!
Non è finita, per la lavorazione delle pelli occorrono migliaia di litri d'acqua, la quale viene riversata in depuratori comunali rischiando di inquinare le falde acquifere aumentando di conseguenza la mortalità nelle vicine urbanizzazioni.
Non sono da sottovalutare anche le pericolose emissioni di amoniaca, polveri pesanti, solventi e idrogeno solforato che sono altamente cancerogene oltre che estremamente inquinanti.
Tutto ciò succede in Europa sotto il controllo di enti specializzati che fanno rispettare le leggi attuali, ma in Cina e nei paesi in via di sviluppo cosa succederà?



E' utile approfondire l'argomento leggendo questi articoli: arpa, agireora, ispesl - rischio di mortalità nelle concerie, Impatto Ambientale delle Pellicce

Come fa una semplice persona a cambiare le regole della moda?

La moda esiste perchè siamo noi a volerla, si muove in base ad un cambiamento dettato dalla cultura e dalla società.
Negli anni '80 andava di moda indossare abiti in pelle di coccodrillo, se oggi tu vedessi una signora con una borsa così, cosa penseresti?
-Guarda quella come è Ridicola!
Se ci muoviamo tutti in una direzione unica la moda rispoderà solamente alla nostra richiesta.
Questo succede per ogni articolo presente sul mercato naturamente!
Iniziando a pensare che qualsiasi ornamento di origine animale su una persona è squallido e fuori luogo, e la prossima collezione sarà sicuramente diversa e innovativa.
In questa maniera, potremmo così rilanciare la moda europea come alternativa ecologica ed etica, rispetto ad altre asiatiche che utilizzano come materia prima gli animali domestici e non solo.


 Come sempre vi ricordo che leggere ed inorridirsi è normale ma bisogna cambiare mentalità se vogliamo che anche la società lo faccia.
Se questi articoli ti hanno colpito falli leggere a tutti i tuoi amici che avranno la possibilità di aprire gli occhi su quanto accade nel mondo.
I commenti e gli interventi sono sempre ben accetti quindi attendo di sapere come la pensate!


Cani e gatti trasformati in pelliccia




Vi lascio alcuni link di approfondimento:

Il Pianto degli Animali

Pellicce: le indossiamo inconsapevolmente

 

Dietro giacche, cappelli, guanti, borse, sciarpe, e accessori - anche a basso costo – ornati di pelo, si nascondono veri e propri intarsi di pellicce provenienti da animali appositamente scuoiati vivi. Volpi, procioni, cani e gatti. Spesso crediamo che nel nostro caso gli intarsi siano finti. Ma non è così.

CONDIVIDI: Condividi su Facebook Condividi su Ok Notizie Condividi su Fai Informazione Condividi su del.icio.us Condividi su Twitter Condividi su Digg Condividi su Technorati Condividi su Google

Fonte terranauta di Giovanna Di Stefano



Intarsi di pelliccia
Giacche con cappuccio di pelliccia
Il mercato delle pellicce, o meglio si dovrebbe parlare più specificamente del mercato degli inserti in pelliccia, le tipiche bordure di folto pelo che ornano i cappucci delle giacche, nasconde una realtà di un orrore inimmaginabile. Quasi nessuno comprerebbe più questi capi d’abbigliamento se conoscesse la loro vera origine: la sofferenza che nascondono è qualcosa di inaudito e proviene direttamente dalla Cina.

Gli animali cosiddetti ‘da pelliccia’ quali volpi, procioni, conigli, ma anche cani e gatti (che in Cina non sono considerati animali d’affezione) vengono allevati in condizioni indescrivibili: tenuti in gabbie dove possono a malapena rigirasi, costantemente esposti a venti freddi per favorirne l’infoltimento del pelo, spesso impazziscono, arrivando anche ad automutilarsi, a causa della reclusione e della privazione dei più elementari bisogni etologici tipici della loro specie, quali la socializzazione e la territorialità.
Questi animali dopo aver sofferto a lungo per la libertà negata vanno incontro ad una morte terribile. Prelevati dalle gabbie e sollevati per la coda con delle pinze, vengono portati nel luogo del massacro. Appesi ad un gancio, vivi e perfettamente coscienti, gli vengono amputate le zampe con un coltello, letteralmente segate; poi, con tutta calma, gli viene sollevata la pelle delle zampe posteriori e strappata violentemente dal corpo. Gli animali durante lo scuoiamento sono ancora vivi in quanto lo stordimento che viene praticato, sbattendoli a terra violentemente, non ha che un effetto momentaneo, per cui poi si risvegliano al momento della scuoiatura.
Se questo non bastasse, l’animale, così completamente cosciente e privato della sua pelle, rimane in vita per altri 5 – 10 minuti… Questo avviene in Cina ed è stato documentato grazie all’Associazione Svizzera per la Protezione degli Animali e l’Associazione East International che hanno condotto nell’inverno del 2004/2005 la prima investigazione al mondo sulle condizioni di vita degli animali “da pelliccia” negli allevamenti cinesi, nelle principali province in cui è praticato questo tipo di allevamento (Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei).
Le riprese video di tali investigazioni sono disponibili sul web per chiunque abbia voglia di verificare con i propri occhi (www.peta.org, www.protezione-animali.com) ciò che è veramente difficile credere, ma che purtroppo è realtà.
L’atrocità di un mercato che mette in atto simili barbarie a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia non è tuttavia così lontana come sembra. Al contrario, la ritroviamo in casa nostra: ogni volta che entriamo in un grande magazzino o in un negozio d’abbigliamento, nel reparto dei giacconi è purtroppo molto frequente trovare la serie di quelli con cappuccio impellicciato, dove quella pelliccia così soffice, calda, morbida, decisamente ‘carina’ per alcuni, non riesce proprio ad evocare, nella mente di chi non sa, nulla di sanguinoso o immorale. Anche perché, diciamolo, molti credono veramente che si tratti di pelliccia sintetica; invece quella pelliccia è vera, tanto quanto lo sono le sofferenze che hanno subito gli animali ai quali apparteneva, e che nessuno aveva diritto a strappargli.

Gatti uccisi per fare pelliccie
Spesso dietro al cappuccio del nostro giaccone si nascondo pellicce di cane e di gatto
Negli ultimi decenni il mercato della pelliccia in seguito alle campagne di sensibilizzazione promosse dalle varie associazioni animaliste, tra cui l’OIPA e la Lav, ha subito una fortissima battuta d’arresto andando incontro, alla fine degli anni ’80, ad una vera e propria crisi, registrando un vertiginoso calo (di oltre il 30%) delle vendite dei prodotti. A livello mondiale si è passati da una produzione di 48 milioni di animali nel 1988 a 31 milioni nel 1997, scesi ancora a 29 milioni nel 1999 [Fonte: Oslo Fur Auction].

Nel nostro Paese il numero di aziende complessivamente impiegate nel settore della pellicceria (allevamenti, case d’asta, conciatori, grossisti…) si è ridotto notevolmente, passando da oltre 6.000 unità nel 1991 a 3.752 nel 2002 (fonte:16° Osservatorio pellicceria italiana) anche se il dato più sorprendente è la progressiva e netta diminuzione degli allevamenti nel corso degli anni: dai 170 nel 1988 ai soli 50 nel 2002 (fonte: Camera di Commercio)
La riduzione delle vendite di pellicce ha determinato un’energica reazione delle industrie del settore e la conseguente necessità di ricercare un altro sistema per rilanciarne la commercializzazione. L’industria ha quindi escogitato, subdolamente, un nuovo modo per riproporre un capo, la pelliccia, che sembrava avere altrimenti i giorni contati, in quanto le ragioni etiche portate all’attenzione dalle associazioni animaliste avevano avuto reale presa sull’opinione pubblica al punto che la pelliccia in senso tradizionale non era più un prodotto in grado di adattarsi alle nuove tendenze, perché eticamente non accettato.
Stravolta nella forma, nella funzione (non più come indumento intero, per coprire e tenere caldo, ma come guarnizione, semplice ornamento), nella dimensione, perfino nel colore, la pelliccia venne riformulata sotto forma di ‘inserto’, ossia di piccolo ritaglio con cui rifinire bordi, cappucci, polsini, cuciture, risvolti, ecc...
A partire dai primi anni novanta gli stilisti lanciarono quindi la nuova moda: giacche, cappelli, guanti, borse, sciarpe, e accessori di qualunque tipo ‘ornati’ di pelo animale, certi che il consumatore apprezzasse il nuovo prodotto, non essendo più in grado ormai di ricondurre così facilmente quel piccolo ritaglio di pelliccia, così camuffato e rimpicciolito, ad un animale, o comunque al concetto di pelliccia. E così infatti è stato.

Ai cani tagliano le zampe
Agli animali, ancora vivi, vengono tagliate le zampe
Le guarnizioni di pelo vero hanno invaso il mercato, disorientando l’acquirente il quale di fatto alimentava il business della pelliccia senza effettivamente rendersene conto. Il fatto stesso che capi di abbigliamento così ‘addobbati’ siano stati pensati per giovani e giovanissimi, proposti a prezzi accessibili, spesso decisamente economici (oggi si trovano nelle bancarelle anche a 30 euro) ha indotto a pensare che la pelliccia non ‘potesse’ essere vera.

Sono in molti, poi, a credere che quel ritaglio di pelliccia, ancorché vero, sia comunque il sottoprodotto e lo scarto di lavorazioni di pellicce intere, più costose, e che sarebbe stato altrimenti buttato. Questa supposizione è completamente sbagliata in quanto il mercato cinese che alleva e scuoia gli animali in questo modo è invece rivolto espressamente al confezionamento di giacche con bordi in pelliccia: questa viene conciata e poi esportata in Europa dove le case di moda, dai marchi più prestigiosi a quelli della moda giovane, la lavorano cucendola su giacche e accessori.
Quando pensando di metterci al riparo dall’essere complici del massacro che avviene in Cina verifichiamo con sollievo la targhetta con scritto ‘made in Italy’ stiamo cadendo ancora una volta nella trappola. Infatti un capo made in italy può contenere un elemento di finitura di pelliccia proveniente dall’estero, senza che sussista alcun obbligo per il produttore di indicarne l’origine. Inoltre, le specie animali impiegate per gli inserti sono differenti e ovviamente meno pregiate: cani, gatti, procioni, conigli e volpi. Per le pellicce intere invece in genere si allevano visoni e cincillà.

Cane ucciso per soffocamento
Molti esemplari vengono uccisi per soffocamento per non rovinare le pellicce
La parte in pelliccia del capo di abbigliamento non viene etichettata perché non vige appunto l’obbligo quando il materiale in questione costituisce una minima parte del prodotto, come appunto una bordura; quando compare un’etichetta è sempre a titolo volontario e questo avviene perché il produttore ci tiene in quel caso a specificare l”autenticità” della pelliccia.

Allo stesso tempo, però, per mettere a tacere la coscienza del cliente non vuole rivelare la vera specie dell’animale, che spesso è cane o gatto, e utilizza pseudonimi e nomi di fantasia quali: wildcat, housecat, special skin, asian jackal, asiatic racoonwolf , dogue of China, gae wolf, gubi, kou pi, ecc… Questo sia perché la sensibilità dei clienti europei sarebbe turbata dall’idea di avere pelle di cane sulle spalle, sia anche per un problema di reali divieti, introdotti in Europa, che riguardano il solo commercio delle pellicce di cane e di gatto.
In Italia l'allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale dal 2004 grazie alla legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali. Naturalmente le associazioni animaliste e gli stessi consumatori - che stanno prendendo sempre più coscienza di ciò che indossano anche sull’onda della cultura del consumo critico - stanno cercando di accelerare il più possibile il processo di contrazione del mercato della pelliccia che dagli anni ‘90 ad oggi è comunque in atto, anche se, come detto, ancora lontano dall’essere definitamene debellato proprio a causa della moda degli inserti.

Lo scuoiamento di un cane
La pratica dello scuoiamento di animali ancora vivi è qualcosa di indescrivibile
Il principio al quale si appellano è, nemmeno a dirlo, di ordine etico: un paese non potrà mai definirsi civile fino a quando permetterà il commercio, sul proprio territorio, di capi di abbigliamento derivanti da simili atrocità.

In seguito ad azioni di pressione di AIP (Attacca l’industria della pelliccia), da tre anni a questa parte, alcune importanti catene di abbigliamento sono state convinte ad adottare una politica “fur free”, ossia a non vendere più abbigliamento che contenga pellicce.
Tra le altre troviamo UPIM, La Rinascente, Oviesse, COIN, Coop, Guess, Zara, Stefanel. La speranza è che sull’esempio di queste grandi catene di negozi che hanno il potere di influenzare un’ampia fetta di mercato, il trend di giovani e meno giovani subisca una significativa svolta verso un abbigliamento cruelty free, per lo meno per quello che concerne le pellicce, ossia il mercato che uccide gli animali appositamente ed esclusivamente per la loro pelliccia.

Vivisezione: il capitolo più nero della storia della medicina


Ogni specie è differente per metabolismo, anatomia, fisiologia e genetica e, quindi, nessun risultato conseguito sugli altri animali sarà mai estrapolabile all’uomo. Le specie utilizzate sono uguali a noi solo in un aspetto: nella capacità di soffrire. Ma il numero degli animali sottoposti alle brutalità della vivisezione è altissimo ed in costante aumento.

Vivisezione: il capitolo più nero della storia della medicina.
Il medico e premio Nobel Albert Schweitzer ha affermato: “Coloro che sperimentano sugli animali non dovrebbero mai acquietare le proprie coscienze dicendosi che queste azioni avrebbero uno scopo lodevole”.
Quindi, cosa sono la vivisezione e la sperimentazione animale? Perché avvengono? Che benefici portano al progresso scientifico? Innanzitutto è necessario dire che il termine vivisezione non indica solo “sezionare animali in vita” ma è sinonimo di sperimentazione animale, cioè, “ogni tipo di esperimento che avviene sugli animali”. Le specie più usate nella sperimentazione animale sono roditori, cani, gatti, scimmie e conigli. Vengono mutilati, avvelenati, accecati, affamati, bruciati, ghiacciati, schiacciati, decerebrati, ustionati, infettati con malattie, assoggettati a stress, shock e privazioni.
Ogni anno nel mondo vengono sottoposti alla vivisezione dai 300 ai 400 milioni di animali. In Italia ogni anno viene vivisezionato circa 1 milione di animali e, purtroppo, queste cifre sono in constante aumento. Solo un anno fa il Parlamento europeo ha approvato la Direttiva pro vivisezione, la quale, non mette alcun limite ai vivisettori, non inserendo neppure un metodo sostitutivo ai test sugli animali e permettendo, tra le varie crudeltà, la sperimentazione anche su cani e gatti randagi. I diritti degli animali sono stati letteralmente dimenticati da quest’approvazione in nome dello strapotere monetario delle multinazionali del farmaco.
Il 30% degli esperimenti riguarda la medicina. Il restante 70% riguarda esperimenti per testare prodotti cosmetici, industriali (detersivi, saponi, inchiostri, ecc.), bellici (gas tossici, radiazioni nucleari, armi batteriologiche, nuovi proiettili, ecc.) e per prove psicologiche comportamentali.
Perché i ricercatori continuano ad utilizzare gli animali negli esperimenti di vivisezione? La risposta è semplice: le industrie farmaceutiche e cosmetiche muovono un business miliardario. Attraverso gli studi sulla vivisezione, gli “scienziati” promuovono o condannano facilmente una determinata sostanza, in relazione alle attuali esigenze di mercato. Gli esperimenti sugli animali rappresentano un facile sistema per fare carriera, attraverso pubblicazioni di esperimenti che nei concorsi vengono notevolmente valutate. Di conseguenza, queste pubblicazioni, porteranno pubblicità e consentiranno ai ricercatori di avvalersi dei finanziamenti (spesso denaro pubblico) messi a disposizione dai vari Consigli Nazionali di Ricerca.
“Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni”
Albert Einstein
Molte persone pensano che la sperimentazione animale sia necessaria per un progresso scientifico atto a salvare vite umane. Questo perché, spesso, gli stessi vivisettori fanno leva sull’emotività umana ponendo domande del tipo: “Preferite salvare un animale o un bambino?”.  Ma questo non è assolutamente vero. La vivisezione, oltre a recare enormi sofferenze agli animali, non porta nessun beneficio all’uomo. È inattendibile perché nessuna specie animale può costituire il modello sperimentale per nessun’altra perché ognuna reagisce sempre in modo totalmente diverso dalle altre. È controproducente perché può ritardare scoperte importanti e mette in commercio sostanze che sono risultate innocue durante le prove sugli animali in laboratorio ma che possono rivelarsi tossiche per l’uomo. Infatti, ogni anno, moltissimi farmaci e cosmetici vengono ritirati dal mercato per la comparsa di effetti collaterali, anche gravi.
Già oggi queste metodologie crudeli sono solo una parte del mondo della ricerca scientifica vera ed utile all’uomo ed alla natura. Eccovi un esempio concreto di quanto detto: la Novo Nordisk, azienda con sede in Danimarca, è la prima ditta farmaceutica che ha detto stop ai test sugli animali. I test verranno condotti su cellule in coltura, non più sugli esemplari vivi. Inoltre ciò permetterà di ottenere risultati più accurati e che garantiranno maggiore affidabilità.
Ho deciso di evitare qualsiasi video che mostri immagini crudeli dei vivisettori. Però voglio lasciarvi un messaggio positivo e di speranza per un futuro migliore in cui io credo ancora.
Questi 40 beagle, cresciuti in un laboratorio in Spagna, sono stati salvati dalle mani dei vivisettori grazie al progetto Freedom Beagle, che tenterà ora di dargli una nuova vita attraverso un programma di adozioni. Vi invito, però, ad osservare il terrore che questi cagnolini hanno a fare il loro primo passo verso la libertà. Cosa avranno subito? Cosa avranno visto quegli occhi?
Per darvi degli esempi concreti delle sofferenze che gli animali subiscono a causa della vivisezione vi cito un breve passo tratto da ” L’Imperatrice Nuda ” di Alexander Hans Ruesch, libro in cui l’autore, con importanti medici e scienziati, fa una forte e documentata requisitoria contro i test sugli animali: “…si squarta una cagna gravida per osservare l’istinto materno sotto il dolore intenso… si costringono dei cani a bere soltanto alcool puro per oltre un anno, per ottenere la prova scientifica che l’abuso di alcool è nocivo. Migliaia di topi, conigli e cani, per lo più tracheotomizzati, vengono costretti a fumare sigarette per mesi e anni, e naturalmente molti
muoiono: ma gli sperimentatori subito avvertono che non è possibile alcuna trasmissione di dati validi all’uomo…”.
A questo link potrete trovare un breve documentario sul tema della vivisezione ma vi anticipo che le immagini sono molto forti.
http://www.tvanimalista.info/video/vivisezione/motivazioni-no-vivisezione
È ora di finirla con queste attività disumane. Voi cosa ne pensate?


Articolo tratto da fanpage

Detersivi e Detergenti: Ci stiamo avvelenando da soli?



Ti sei mai chiesto dove finiscano tutti i prodotti chimici che da almeno 50 anni utilizziamo per la pulizia domestica?
Forse un'idea ti è venuta, ma sapere che quando bevi l'acqua del tuo rubinetto, di una fontana o anche l'acqua utilizzata nelle irrigazioni dei campi e per abbeverare il bestiame e' composta da residui del tuo formidabile smacchiatore, è un'idea non bella da accettare! Vero?

L'unica soluzione che conosciamo chiudere gli occhi, poichè ad oggi non conosciamo alternative ecologiche, biodegradabili ma soprattuto non tossiche, sperando che il sistema di depurazione delle fognature non faccia sciopero e che faccia tornare l'acqua cristallina come fosse pioggia.
Mi son chiesto come facevano i nostri nonni a pulire prima dell'avvento dell'Era petrol-chimica, e in effetti le alternative le abbiamo sotto gli occhi, e sono anche più efficaci di quanto possiamo credere!
Prima di elencarle e' giusto sapere che più dell'80% dei prodotti che utilizziamo in casa proviene dalla lavorazione chimica del petrolio e sono nati nel decennio del dopo guerra come alternativa moderna al classico sapone utilizzato dalle massaie, giocando sulla convenienza economica, vista l'abbondanza del petrolio a basso prezzo.
Non coscienti delle conseguenze iniziammo ad utilizzare sempre di più questi additivi ignorando il fatto che non fossero assolutamente biodegradabili e peggio ancora che li avremmo ritrovati ben presto in altra forma nel nostro corpo notando inquietanti conseguenze, come malattie nuove e sconosciute fino a quel momento.
Si stima che in Italia ogni anno si utilizzi più di un milione e mezzo di tonnellate di sostanze chimiche, in parte derivati dal petrolio, di cui ognuno di noi utilizza per la pulizia domestica e personale oltre 25,5 kg.
Immagina di sommare in un unico carrello tutti i contenitori di detersivi che hai acquistato al supermercato quest'anno e poi moltiplicalo per tutti gli italiani, europei, americani, asiatici... son cifre preoccupanti vero? Aggiungi ancora tutte le sostanze che vengono impiegate quotidianamente nelle industrie tessili, alimentari, lavanderie, pelliccerie, cuoio, metallurgiche; ed ecco la realtà in cui ci troviamo oggi.

Dove finiscono tutti questi composti chimici una volta utilizzati?

Beh e' una domanda così elementare e inutile, che pochi si pongono realmente e i produttori di detergenti ci vanno a nozze con questo atteggiamento menefreghista.
Ogni prodotto entra nelle nostre case e poi finisce dritto dritto nelle acque di scarico chiamate "acque grigie" le quali convogliano tutte in depuratori, cioè semplici vasche di filtraggio e di decomposizione rapida che avviene tramite "super batteri".






Quindi non mi devo preoccupare delle conseguenze?

Diciamo che nel mondo delle favole il problema scompare subito.
Sulla Terra vige la regola che nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, quindi se il depuratore funziona egregiamente le sostanze chimiche si dissolvono, ma se i "super batteri" vengono uccisi dai nostri agenti disinfettanti le sostanze "illudono" la depurazione e vengono rilasciate nuovamente nell'ambiente, danneggiando gli organismi acquatici e gli eco-sistemi per primi.
Senza contare che in 50 anni le leggi e i controlli sono evoluti e regrediti centinaia di volte, ed i "furbi" han sempre fatto da padroni.

Ma se chiudo gli occhi non noterò mai la differenza, vero?

Sarebbe bello, in realtà l'abbiamo anche fatto!
Purtroppo noi facciamo parte dell'eco-sistema tanto quanto le  piante e gli animali quindi se non ci ammaliamo subito potremmo con il tempo soffrire di allergie, intolleranze alimentari, tumori, sintomi neurologici, può anche presentarsi nei nostri figli un'alterazione genetica; qualcuno di voi ne soffre già per caso?
Un medico ed un naturopata esperto vi direbbero che son malattie che non esistevano in Natura fino a 100 anni fa, son frutto dell'alterazione umana nell'ambiente esterno.
Se ti dicessi che la maggior parte degli smacchiatori e ammorbidenti rilasciano residui permanenti sui tuoi vestiti tu li useresti con la stessa tranquillità di oggi?
L'Uomo è una macchina perfetta, capace di crearsi anticorpi in base alle malattie di cui potrebbe ammalarsi, però se vive in un ambiente troppo "disinfettato", le difese immunitarie si sentono inutili e scompaiono man mano, le conseguenze poi si vedono negli ospedali.

Allora è solo colpa del mio sgrassatore che uso in casa?

Certo che no!!
E' un'alterazione totale dell'ambiente esterno che l'Uomo ha provocato negli ultimi anni.
Siamo riusciti a danneggiare tutti gli eco-sistemi acquatici, terrestri ed aerei.
L'Uomo ignora ciò che teme, però tutti i nodi vengono al pettine e l'alterazione in una zona del Pianeta provoca la modifica del clima in un altra. Dobbiamo comprendere che ad ogni Nostra azione corrisponde una reazione uguale o contraria ma non nello stesso istante.

Cosa posso fare io?

-Prima cosa fai attenzione alla pubblicità esagerata e ingannevole dei detersivi. Sappi che i principali componenti sono sempre uguali, cambia solo la forma della confezione, la biodegrabilità ed il prezzo.
-Effettua sempre acquisti intelligenti e consapevoli per il tuo portafoglio e per l'ambiente.
Acquista in base a due fattori: l'impatto ambientale del contenitore e la qualità del prodotto all'interno.
-Lo sapevi che i detergenti liquidi sono molto diluiti e paghi cara l'acqua all'interno? Cerca sempre detersivi concentrati o in polvere, naturalmente non tossici, risparmierai molti soldi già da subito.
-Non SPRECARE! Abbiamo ancora troppo l'abitudine di sprecare. Se vedi che la dose minima indicata non ha molto effetto cambia prodotto, magari non è qualitativo o non serve nel tuo caso specifico.
-Cosa molto importante, sfrutta le ALTERNATIVE NATURALI che costano decisamente meno (e per questo non vengono pubblicizzate), non sono assolutamente tossiche e danno risultati migliori rispetto alle soluzioni chimiche.

Quali?
Ad esempio il bicarbonato di sodio (circa 0.50 cent al pacco) e l'aceto (circa 0.50 cent/litro); entrambi fanno parte dei principali componenti dei detersivi per piatti, indumenti e igiene domestica. Possono essere impiegati come sbiancanti, disinfettanti, anti-calcare, anti-odore, smacchiatori..
Sono poco pubblicizzati anche aditivi a base di cenere e fiele di bue, che sono totalmente biodegradabili e molto efficaci nelle pulizie.

Purtroppo ci siamo affidati ciecamente alle classiche marche pubblicizzate alla televisione senza dar alternative ad altre che oltre ai propri interessi hanno a cuore anche il rispetto dell'ambiente e della salute delle prossime generazioni. Cambiare è semplice basta volerlo! 



Un interessante approfondimento lo fornisce l'iniziativa Scuola del Consumo, sponsorizzata dalla Regione Piemonte, con una dispensa molto dettagliata (Leggi la dispensa), ed il sito di casahelp per le alternative naturali.