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Inserti di Animale: Decidi Tu la Prossima Moda




Il mercato delle pellicce fino a pochi anni fa si tovava in piena crisi mondiale, proprio a causa di una presa di coscienza collettiva. Le aziende produttrici di pelli animale furono obbligate a trovare un'alternativa, che fosse sempre alla moda e che gli permettesse di continuare il loro commercio, aiutati anche dall'incauto acquisto da parte dei consumatori.

-Ora, se voi foste senza cuore e coscienza, e voleste aprirvi un'attività commerciale aspirando naturalmente ad un mercato in scala mondiale, cosa fareste?
Dovreste basarvi su due aspetti fondamentali: un basso costo della manodopera e l'utilizzo di una abbondane materia prima quasi regalata.
I cani vengono scuoiati vivi
  L'attività più redditizia sarebbe trasformare la pelle di animali domestici o randagi in buffi e irriconoscibili ornamenti per indumenti da indossare tutti i giorni, come peluches vaporosi che contornano cappucci, borse, stivali.. D'altra parte cosa ci vuole raccogliere 10 cani per una pelliccia, e poi nessuno si accorgerebbe della mancanza.
La vecchia pellicceria che conciava pelli di cuccioli foca, ermellino, puma, coccodrillo e centinaia di altre specie protette, era sempre sotto i riflettori degli animalisti che causavano fastidiose perdite di consensi.
Attuare un cambio di rotta nel campo della pelletteria ha incrementato il giro d'affari, arrivando a fatturare  milioni di euro annui. Guadagnare non è certo un reato, ma quando il business è basato su un'astuta operazione di marketing basata sull'inganno e la buona fede del consumatore, a questo punto non è più corretto.

                                             PRIMA    &      DOPO
                               
                                                                                                                      
In che modo i consumatori sono stati ingannati fino ad ora?

Rispondo con una domanda: chi di voi conosce il gae-wolf, sobaki, e Asian jackal, wildcat, goyangi e katzenfelle?
Credo proprio nessuno! Certo che nessuno lo conosce sono semplicemente i soprannomi che hanno avuto i cani e gatti asiatici fino ad oggi per poter esser commercializzati nel mondo senza sconvolgere l'acquirente.




-Buongiorno, vorrei comprare un bel giaccone..
*Le propongo questo con un pel pelo di cane lupo sul cappuccio, altrimenti c'è questo che è ornato da uno splendido pelo di gatto.
Tu l'avresti comprato? Io no!
Il problema è che l'acquirente dovrebbe essere informato e libero di fare acquisti consapevoli, ma nel campo della moda non funziona così.


Di che cosa dovremmo essere informati?


 Ho visto moltissime signore che pur essendo amanti degli animali, simpatiche e dolci, acquistare incautamente una pelliccia o un cappotto con bordature in residui animali. Sono sicuro che se in quel momento l'etichetta fosse stata esaustiva e le avesse informate che per fare una normale pelliccia vengono impiegate almeno 10 volpi selvatiche, 80 scoiattoli, 38 coniglietti, 58 zibellini, a seconda del modello (fonte wikipedia), quelle signore si sarebbero inorridite e avrebbero cambiato sicuramente negozio.


Come faccio a riconoscere se sul mio indumento giace qualche animale?
E' molto difficile distinguere il pelo sintetico dall'animale, quindi sarebbe meglio evitare l'acquisto anche perchè le alternative esistono.
Informati se il negozio in qui ti trovi espone il cartello che aderisce al Fur-Free Program certificato dalla Fur Free Alliance (rappresentata in Italia dalla LAV), per sapere i marchi che aderiscono visita il sito nonlosapevo. In questa maniera, già questo inverno, faremo sentire ai burattinai della moda che cosa vogliamo e cosa NON vogliamo indossare.


Quali sono gli aspetti negativi delle conciature, oltre alla mattanza degli animali?

Non ti sei mai chiesto come fa un prodotto naturale come la pelle a non andare in putrefazione?
Cani che presto diventeranno Pellicce
La Vera Pelle e il Cuoio dei tuoi indumenti, comprese cinture, suole e stivali che sono a contatto con il tuo corpo, sono trattate con sostanze chimiche ad altissima tossicità.
Nella conciatura la pelle viene immersa in vasche contenenti prevalentemente cromo esavalente unito ad altri acidi, che come controindicazione provocano gravi allergie.
-Nessuno vi aveva informato? Strano!
Non è finita, per la lavorazione delle pelli occorrono migliaia di litri d'acqua, la quale viene riversata in depuratori comunali rischiando di inquinare le falde acquifere aumentando di conseguenza la mortalità nelle vicine urbanizzazioni.
Non sono da sottovalutare anche le pericolose emissioni di amoniaca, polveri pesanti, solventi e idrogeno solforato che sono altamente cancerogene oltre che estremamente inquinanti.
Tutto ciò succede in Europa sotto il controllo di enti specializzati che fanno rispettare le leggi attuali, ma in Cina e nei paesi in via di sviluppo cosa succederà?



E' utile approfondire l'argomento leggendo questi articoli: arpa, agireora, ispesl - rischio di mortalità nelle concerie, Impatto Ambientale delle Pellicce

Come fa una semplice persona a cambiare le regole della moda?

La moda esiste perchè siamo noi a volerla, si muove in base ad un cambiamento dettato dalla cultura e dalla società.
Negli anni '80 andava di moda indossare abiti in pelle di coccodrillo, se oggi tu vedessi una signora con una borsa così, cosa penseresti?
-Guarda quella come è Ridicola!
Se ci muoviamo tutti in una direzione unica la moda rispoderà solamente alla nostra richiesta.
Questo succede per ogni articolo presente sul mercato naturamente!
Iniziando a pensare che qualsiasi ornamento di origine animale su una persona è squallido e fuori luogo, e la prossima collezione sarà sicuramente diversa e innovativa.
In questa maniera, potremmo così rilanciare la moda europea come alternativa ecologica ed etica, rispetto ad altre asiatiche che utilizzano come materia prima gli animali domestici e non solo.


 Come sempre vi ricordo che leggere ed inorridirsi è normale ma bisogna cambiare mentalità se vogliamo che anche la società lo faccia.
Se questi articoli ti hanno colpito falli leggere a tutti i tuoi amici che avranno la possibilità di aprire gli occhi su quanto accade nel mondo.
I commenti e gli interventi sono sempre ben accetti quindi attendo di sapere come la pensate!


Cani e gatti trasformati in pelliccia




Vi lascio alcuni link di approfondimento:

Il Pianto degli Animali

Pellicce in Saldo: no sconti al dolore. Invia la tua protesta.



-Aderiamo alla protesta avviata da nonlosapevo e infolav, per disincentivare i consumatori dall'acquisto di abiti in Vera Pelle Animale e Cuoio,  quindi appellarci affinchè le aziende produttrici di Abiti Insanguinati smettano di commercializzare il dolore e la sofferenza di qualunque Creatura Terrestre.
E' importante muoverci compatti in queste proteste, in modo da fare sentire a gran voce che:
LA MODA NON GIUSTIFICA
LA SOFFERENZA DI ALCUN ESSERE VIVENTE
     

 
A differenza dei negozi, le pellicce non fanno sconti.
Ecco perché, proprio nel periodo dei saldi, lanciamo due appelli.
Il primo è per le aziende che si ostinano a usare pelliccia vera per i propri capi.
Tra loro ci sono nomi come Max Mara (che comprende anche le marche Max&Co., Marina Rinaldi, Pennyblack e Persona), Fix Design,
Piazza Italia, Geox e Replay.
Il secondo appello lo rivolgiamo alle aziende fur-free che non hanno ancora aderito allo Standard Internazionale Fur-Free,
promosso in Italia dalla LAV. Lo Standard rappresenta una garanzia per noi clienti, oltre che un riconoscimento per queste marche.
Perché non aderire?
Se anche tu non vuoi vedere svendere la vita degli animali, unisciti alle nostre richieste.
Invia gli appelli che trovi qui:
Appello 1: Basta pellicce!


Tratto da: nonlosapevo, infolav


Pellicce: le indossiamo inconsapevolmente

 

Dietro giacche, cappelli, guanti, borse, sciarpe, e accessori - anche a basso costo – ornati di pelo, si nascondono veri e propri intarsi di pellicce provenienti da animali appositamente scuoiati vivi. Volpi, procioni, cani e gatti. Spesso crediamo che nel nostro caso gli intarsi siano finti. Ma non è così.

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Fonte terranauta di Giovanna Di Stefano



Intarsi di pelliccia
Giacche con cappuccio di pelliccia
Il mercato delle pellicce, o meglio si dovrebbe parlare più specificamente del mercato degli inserti in pelliccia, le tipiche bordure di folto pelo che ornano i cappucci delle giacche, nasconde una realtà di un orrore inimmaginabile. Quasi nessuno comprerebbe più questi capi d’abbigliamento se conoscesse la loro vera origine: la sofferenza che nascondono è qualcosa di inaudito e proviene direttamente dalla Cina.

Gli animali cosiddetti ‘da pelliccia’ quali volpi, procioni, conigli, ma anche cani e gatti (che in Cina non sono considerati animali d’affezione) vengono allevati in condizioni indescrivibili: tenuti in gabbie dove possono a malapena rigirasi, costantemente esposti a venti freddi per favorirne l’infoltimento del pelo, spesso impazziscono, arrivando anche ad automutilarsi, a causa della reclusione e della privazione dei più elementari bisogni etologici tipici della loro specie, quali la socializzazione e la territorialità.
Questi animali dopo aver sofferto a lungo per la libertà negata vanno incontro ad una morte terribile. Prelevati dalle gabbie e sollevati per la coda con delle pinze, vengono portati nel luogo del massacro. Appesi ad un gancio, vivi e perfettamente coscienti, gli vengono amputate le zampe con un coltello, letteralmente segate; poi, con tutta calma, gli viene sollevata la pelle delle zampe posteriori e strappata violentemente dal corpo. Gli animali durante lo scuoiamento sono ancora vivi in quanto lo stordimento che viene praticato, sbattendoli a terra violentemente, non ha che un effetto momentaneo, per cui poi si risvegliano al momento della scuoiatura.
Se questo non bastasse, l’animale, così completamente cosciente e privato della sua pelle, rimane in vita per altri 5 – 10 minuti… Questo avviene in Cina ed è stato documentato grazie all’Associazione Svizzera per la Protezione degli Animali e l’Associazione East International che hanno condotto nell’inverno del 2004/2005 la prima investigazione al mondo sulle condizioni di vita degli animali “da pelliccia” negli allevamenti cinesi, nelle principali province in cui è praticato questo tipo di allevamento (Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei).
Le riprese video di tali investigazioni sono disponibili sul web per chiunque abbia voglia di verificare con i propri occhi (www.peta.org, www.protezione-animali.com) ciò che è veramente difficile credere, ma che purtroppo è realtà.
L’atrocità di un mercato che mette in atto simili barbarie a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia non è tuttavia così lontana come sembra. Al contrario, la ritroviamo in casa nostra: ogni volta che entriamo in un grande magazzino o in un negozio d’abbigliamento, nel reparto dei giacconi è purtroppo molto frequente trovare la serie di quelli con cappuccio impellicciato, dove quella pelliccia così soffice, calda, morbida, decisamente ‘carina’ per alcuni, non riesce proprio ad evocare, nella mente di chi non sa, nulla di sanguinoso o immorale. Anche perché, diciamolo, molti credono veramente che si tratti di pelliccia sintetica; invece quella pelliccia è vera, tanto quanto lo sono le sofferenze che hanno subito gli animali ai quali apparteneva, e che nessuno aveva diritto a strappargli.

Gatti uccisi per fare pelliccie
Spesso dietro al cappuccio del nostro giaccone si nascondo pellicce di cane e di gatto
Negli ultimi decenni il mercato della pelliccia in seguito alle campagne di sensibilizzazione promosse dalle varie associazioni animaliste, tra cui l’OIPA e la Lav, ha subito una fortissima battuta d’arresto andando incontro, alla fine degli anni ’80, ad una vera e propria crisi, registrando un vertiginoso calo (di oltre il 30%) delle vendite dei prodotti. A livello mondiale si è passati da una produzione di 48 milioni di animali nel 1988 a 31 milioni nel 1997, scesi ancora a 29 milioni nel 1999 [Fonte: Oslo Fur Auction].

Nel nostro Paese il numero di aziende complessivamente impiegate nel settore della pellicceria (allevamenti, case d’asta, conciatori, grossisti…) si è ridotto notevolmente, passando da oltre 6.000 unità nel 1991 a 3.752 nel 2002 (fonte:16° Osservatorio pellicceria italiana) anche se il dato più sorprendente è la progressiva e netta diminuzione degli allevamenti nel corso degli anni: dai 170 nel 1988 ai soli 50 nel 2002 (fonte: Camera di Commercio)
La riduzione delle vendite di pellicce ha determinato un’energica reazione delle industrie del settore e la conseguente necessità di ricercare un altro sistema per rilanciarne la commercializzazione. L’industria ha quindi escogitato, subdolamente, un nuovo modo per riproporre un capo, la pelliccia, che sembrava avere altrimenti i giorni contati, in quanto le ragioni etiche portate all’attenzione dalle associazioni animaliste avevano avuto reale presa sull’opinione pubblica al punto che la pelliccia in senso tradizionale non era più un prodotto in grado di adattarsi alle nuove tendenze, perché eticamente non accettato.
Stravolta nella forma, nella funzione (non più come indumento intero, per coprire e tenere caldo, ma come guarnizione, semplice ornamento), nella dimensione, perfino nel colore, la pelliccia venne riformulata sotto forma di ‘inserto’, ossia di piccolo ritaglio con cui rifinire bordi, cappucci, polsini, cuciture, risvolti, ecc...
A partire dai primi anni novanta gli stilisti lanciarono quindi la nuova moda: giacche, cappelli, guanti, borse, sciarpe, e accessori di qualunque tipo ‘ornati’ di pelo animale, certi che il consumatore apprezzasse il nuovo prodotto, non essendo più in grado ormai di ricondurre così facilmente quel piccolo ritaglio di pelliccia, così camuffato e rimpicciolito, ad un animale, o comunque al concetto di pelliccia. E così infatti è stato.

Ai cani tagliano le zampe
Agli animali, ancora vivi, vengono tagliate le zampe
Le guarnizioni di pelo vero hanno invaso il mercato, disorientando l’acquirente il quale di fatto alimentava il business della pelliccia senza effettivamente rendersene conto. Il fatto stesso che capi di abbigliamento così ‘addobbati’ siano stati pensati per giovani e giovanissimi, proposti a prezzi accessibili, spesso decisamente economici (oggi si trovano nelle bancarelle anche a 30 euro) ha indotto a pensare che la pelliccia non ‘potesse’ essere vera.

Sono in molti, poi, a credere che quel ritaglio di pelliccia, ancorché vero, sia comunque il sottoprodotto e lo scarto di lavorazioni di pellicce intere, più costose, e che sarebbe stato altrimenti buttato. Questa supposizione è completamente sbagliata in quanto il mercato cinese che alleva e scuoia gli animali in questo modo è invece rivolto espressamente al confezionamento di giacche con bordi in pelliccia: questa viene conciata e poi esportata in Europa dove le case di moda, dai marchi più prestigiosi a quelli della moda giovane, la lavorano cucendola su giacche e accessori.
Quando pensando di metterci al riparo dall’essere complici del massacro che avviene in Cina verifichiamo con sollievo la targhetta con scritto ‘made in Italy’ stiamo cadendo ancora una volta nella trappola. Infatti un capo made in italy può contenere un elemento di finitura di pelliccia proveniente dall’estero, senza che sussista alcun obbligo per il produttore di indicarne l’origine. Inoltre, le specie animali impiegate per gli inserti sono differenti e ovviamente meno pregiate: cani, gatti, procioni, conigli e volpi. Per le pellicce intere invece in genere si allevano visoni e cincillà.

Cane ucciso per soffocamento
Molti esemplari vengono uccisi per soffocamento per non rovinare le pellicce
La parte in pelliccia del capo di abbigliamento non viene etichettata perché non vige appunto l’obbligo quando il materiale in questione costituisce una minima parte del prodotto, come appunto una bordura; quando compare un’etichetta è sempre a titolo volontario e questo avviene perché il produttore ci tiene in quel caso a specificare l”autenticità” della pelliccia.

Allo stesso tempo, però, per mettere a tacere la coscienza del cliente non vuole rivelare la vera specie dell’animale, che spesso è cane o gatto, e utilizza pseudonimi e nomi di fantasia quali: wildcat, housecat, special skin, asian jackal, asiatic racoonwolf , dogue of China, gae wolf, gubi, kou pi, ecc… Questo sia perché la sensibilità dei clienti europei sarebbe turbata dall’idea di avere pelle di cane sulle spalle, sia anche per un problema di reali divieti, introdotti in Europa, che riguardano il solo commercio delle pellicce di cane e di gatto.
In Italia l'allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale dal 2004 grazie alla legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali. Naturalmente le associazioni animaliste e gli stessi consumatori - che stanno prendendo sempre più coscienza di ciò che indossano anche sull’onda della cultura del consumo critico - stanno cercando di accelerare il più possibile il processo di contrazione del mercato della pelliccia che dagli anni ‘90 ad oggi è comunque in atto, anche se, come detto, ancora lontano dall’essere definitamene debellato proprio a causa della moda degli inserti.

Lo scuoiamento di un cane
La pratica dello scuoiamento di animali ancora vivi è qualcosa di indescrivibile
Il principio al quale si appellano è, nemmeno a dirlo, di ordine etico: un paese non potrà mai definirsi civile fino a quando permetterà il commercio, sul proprio territorio, di capi di abbigliamento derivanti da simili atrocità.

In seguito ad azioni di pressione di AIP (Attacca l’industria della pelliccia), da tre anni a questa parte, alcune importanti catene di abbigliamento sono state convinte ad adottare una politica “fur free”, ossia a non vendere più abbigliamento che contenga pellicce.
Tra le altre troviamo UPIM, La Rinascente, Oviesse, COIN, Coop, Guess, Zara, Stefanel. La speranza è che sull’esempio di queste grandi catene di negozi che hanno il potere di influenzare un’ampia fetta di mercato, il trend di giovani e meno giovani subisca una significativa svolta verso un abbigliamento cruelty free, per lo meno per quello che concerne le pellicce, ossia il mercato che uccide gli animali appositamente ed esclusivamente per la loro pelliccia.

Piumini d'Oca: Un Caldo Inverno... di Terrore


Piumino d’oca: la tortura che riscalda

Quanta morbidezza è racchiusa in un piumino d’oca? Tanta, lo pensano tutti. Quanta sofferenza, però, si nasconde dietro quello stesso piumino? La soffice imbottitura cela un dolore indicibile: quello delle oche che, per realizzare quella trapunta, sono state spennate vive e senza anestesia. A noi consumatori non resta che scegliere se continuare ad essere complici di questo crudele mercato oppure boicottare tutti i prodotti insanguinati ed intrisi di immoralità.

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di Giovanna Di Stefano fonte: terranauta

piuma
Quanta morbidezza è racchiusa in un piumino d’oca? Tanta, lo pensano tutti
Spesso accade che prodotti venduti sul mercato, decisamente non eticiin quanto realizzati sfruttando e torturando gli animali, abbiano delle caratteristiche tali, al tatto e alla vista, da ispirare sensazioni piacevoli: tenerezza, morbidezza, calore. A questo si aggiunge il fatto che quando un prodotto, soprattutto di vestiario, è di origine animale anziché sintetica sembra essere portatore, agli occhi del consumatore poco avvezzo ad analizzare ciò che acquista, addirittura di un valore aggiunto, ossia la “naturalezza”.
L’equiparazione tra "l’essere naturale" e "l’essere di origine animale" viene sempre sapientemente esaltata in chiave positiva e spesa dalle case di moda che perseguono come fine un incremento delle vendite e del prezzo stesso. È il caso delle pellicce, ad esempio, per cui capita a volte di imbattersi in etichette su guarnizioni di pelo animale che recitano “pelliccia vera: prodotto naturale che rispetta l’ambiente” .
Il marketing, si sa, non si ferma di fronte a nulla pur di vendere e attua operazioni di comunicazione che si fondano sull’emotività e sulle sensazioni superficiali degli acquirenti, ben sapendo che pochi di loro avranno la voglia e il tempo di approfondire e di riflettere su ciò che gli viene proposto. È difficile, questa è la triste realtà, che il cliente arrivi a realizzare che un animale chiuso per tutta la sua breve vita in una gabbia grande quanto se stesso e poi scuoiato (spesso anche vivo) è tutto fuorché qualcosa che si possa definire “naturale” e che i liquami e gli escrementi prodotti dall’allevamento, nonché i prodotti chimici ad altissimo tasso di tossicità utilizzati per la conciatura, siano al contrario dannosissimi per l’ambiente.
piumino
Alla fine ne siamo convinti: il piumino vero d’oca è migliore. Ma non ci hanno raccontato tutta la verità
Tuttavia, se nel caso della pelliccia è più raro, per il piumino d’oca, invece, l’utilizzo del termine “naturale” è la norma. Entrando in un negozio per acquistare ad esempio una trapunta, qual è la commessa che proponendovi quella imbottita con piume vere d’oca non ve la presenta, orgogliosa e sorridente, come prodotto di alto pregio e ‘naturale’? Quanta morbidezza, che calore avvolgente che si prova maneggiando uno di questi piumini, è veramente soffice ed irresistibile al tatto! Tutto sembra proprio dar ragione alla commessa e alla fine ne siamo convinti: il piumino vero d’oca è migliore. Ma non ci hanno raccontato tutta la verità. Ci hanno mostrato solo il risultato finale, ossia il prodotto in vetrina, di una filiera di produzione che non avremmo mai condiviso e che ci farebbe decisamente inorridire (per quello nessuno ce la racconta!).
Questa soffice e calda imbottitura contiene infatti una sofferenza indicibile: quella delle oche che, per realizzare quella trapunta, sono state spennate vive, senza anestesia, tra sofferenze così atroci che alcune di loro muoiono addirittura di crepacuore durante la crudele operazione. Le oche vengono di regola spennate ad appena 2 mesi di vita, quando sono quindi ancora dei pulcini e le loro piume sono molto morbide. Dopo averle afferrate con violenza, appese per il collo e aver loro legato le zampe, le lavoranti, con una freddezza e un’indifferenza raggelante (vedi video), strappano tutte le piume delle povere vittime che si contorcono e urlano dal dolore, impotenti sotto le mani di operaie ormai assuefatte ad infliggere torture.
allevamento intensivo
Per una maggiore produzione si è ricorso agli allevamenti intensivi in grandi capannoni al chiuso, causa di stress per gli animali
Per una maggiore produzione si è ricorso agli allevamenti intensivi in grandi capannoni al chiuso, causa di stress per gli animali, in cui ciascuna operaia spiuma fino a 100 oche al giorno: una ogni 3-4 minuti. Non c'è tempo per lavorare con delicatezza e nessuna sembra accorgersi più delle grida di dolore delle oche: per loro questo lavoro pagato a cottimo è diventato un'abitudine e più oche spennano più sostanzioso è il compenso.
Le oche, così traumatizzate e spogliate del loro piumaggio, vengono ributtate nel recinto; giaceranno a terra tremanti, per ore, in uno stato di apatia e di vero shock, sofferenti per il freddo e per le ferite aperte provocate dalla violenza dello strappo durante lo spiumaggio. Dopo due mesi l’operazione verrà ripetuta, e poi per altre 2 volte. A circa 8 mesi di vita quindi, quando la qualità delle piume comincia a risentire dei ripetuti ‘strappi’, per alcune oche, le più fortunate, il calvario finirà, in maniera cruenta ma comunque finirà: verranno uccise per decapitazione e la loro carne venduta. Le altre invece andranno incontro ad una delle più atroci torture che l’uomo si stato mai in grado di escogitare sugli animali: l’ingozzamento forzato per la produzione di fegato grasso d’oca. Per settimane le oche verranno iperalimentate forzatamente, con un imbuto infilato nel becco fin giù nello stomaco, affinché il loro fegato si ammali e diventi enorme, fino a 10 volte la dimensione normale; poi saranno ‘pronte’ e quindi uccise.
pulcini
Le oche vengono di regola spennate ad appena 2 mesi di vita, quando sono ancora dei pulcini e le loro piume sono molto morbide
Lo spiumaggio da vive - definitoestremamente crudele dai veterinari e persino dagli stessi avicoltori - consiste nel rimuovere il manto più morbido, quello che precede la formazione delle penne vere e proprie, per questo motivo ne sonovittime i pulciniLa piuma è una produzione cornea dell’epidermide di tutti gli uccelli: costituisce il rivestimento contro il freddo ed ha finalità di termoregolazione per cuiassolve a funzioni fisiologiche fondamentali. Per questo oltre al momento, terribile, dello spiumaggio, questi animali risentono del fatto di rimanere sprovvisti del loro manto per il periodo successivo. Questo trattamento infatti può anche comportare lamorte dell’animale per lo stress cui viene sottoposto o per il freddo che deve poi sopportare.
Le piume d'oca possono oggi essere facilmente sostituite con imbottiture sintetiche, come ad esempio l’ovatta di poliestere, già largamente utilizzata nei divani, ma anche nei giacconi e nei piumoni da letto.
Sebbene molti oggetti che ci circondano siano realizzati con piume strappate agli animali, non è difficile evitarli perché le alternative esistono e sono validissime, tanto che già hanno conquistato parte del mercato dei prodotti imbottiti. Per dare un contributo fattivo alla fine della barbarie di cui sono vittime le oche è necessario che i consumatori si soffermino a verificare ogni qualvolta si apprestano ad acquistare una trapunta, un giaccone imbottito, un divano, un sacco a pelo, un cuscino o altro quale sia il loro contenuto. La verifica è molto semplice e non comporta particolari indagini in quanto le etichettature in questo caso sono sempre molto chiare: lì dove vi è il piumino d’oca stiamo pur certi che viene sempre riportato in etichetta in quanto è considerato un fattore di pregio ed il prezzo è sensibilmente più alto.
piumini
A noi consumatori non resta che scegliere se continuare ad essere complici di questo crudele mercato oppure boicottarlo
Solamente boicottando questiprodotti insanguinati ed intrisi di immoralità e sofferenza è possibile decretare una contrazione del mercato, un conseguente aumento del loro prezzo e quindi una sempre minore concorrenzialità del piumino d’oca rispetto alle alternative etiche: un nostro piccolo gesto per non essere complici inconsapevoli di un mercato senza scrupoli.
I principali paesi che adottano questo procedimento crudele sono la Polonia, l’Ungheria e la Romania, dove circa il 60% della piuma prodotta viene ottenuta con la spiumatura dell'oca viva. Il maggior produttore rimane l’Est Asiatico, specie per il piumino d'anatra, ed in particolare la Cina, che detiene questo e molti altri tristi primati: principalmente le fattorie della bile, dove gli orsi asiatici vengono imprigionati a vita per la mungitura della loro bile e gli allevamenti di procioni, cani e gatti, rinchiusi e poi scuoiati vivi per la vendita all’ingrosso della loro pelliccia alle case di moda di tutto il modo.
Fra i paesi produttori di piumino d’oca da citare anche Islanda, Francia, Irlanda, Gran Bretagna, Canada, infine l'Italia. In Svizzera la spiumatura delle oche vive è vietata dalla legge, ma comunque è ammessa l’importazione delle piume ottenute in quel modo.
È possibile e doveroso non rimanere indifferenti nei confronti di questi metodi di produzione, che senza dubbio non fanno onore alla nostra società.