L’Islanda si libera del Fondo monetario internazionale


  Elena Colombari – tratto da rinascita.eu


La Nazione-isola del Nord Europa si sta riprendendo dalla crisi economica indotta dal monetarismo usuraio internazionale e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce, Fmi o Banca Mondiale, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione, e un coinvolgimento dell’opinione pubblica nazionale tra le più alte d’Occidente.
Anzi, dopo circa tre anni di aut aut rigettati dal popolo islandese attraverso un referendum e una Assemblea Costituente, il Fondo Monetario Internazionale e l’Islanda hanno preso strade diverse.

In tempi di presunti salvataggi nazionali portati avanti con ricette neoliberiste, di annullamenti di sovranità monetarie nazionali e di politiche di tagli violenti alle strutture amministrative, sociali ed economiche dei singoli Stati, lo stato islandese ha deciso di proseguire fermamente nella strada intrapresa oltre un anno fa, attraverso un imponente consenso dell’opinione pubblica nazionale, generalmente formata ed informata su temi così delicati e importanti.
Come riportato da diversi servizi della tv pubblica islandese Ruv, l’Fmi, portato a termine la sua sesta revisione dell’economia nazionale islandese a Washington, non proseguirà con altri “rapporti” o “consigli” pertinenti l’isola dell’Atlantico. L’Fmi conclude quindi le operazioni in Islanda, e la lascia.

Il Primo Ministro islandese Johanna Siguroardottir ha annunciato la partenza dei funzionari in una conferenza stampa nella cittadina di Iono nei giorni scorsi, aggiungendo che la ricostruzione economica islandese è sulla retta via, con miglioramenti in corso e risultati ottenuti prima del previsto. Ha inoltre detto che la ricostruzione islandese dopo il collasso bancario del 2008 “è andata oltre ogni aspettativa” ...
Il ministro delle Finanze Steingrimur J. Sigfusson ha preso parte alla conferenza sostenendo che la stabilità finanziaria islandese sarebbe nuovamente solida.

Il ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha ricordato come molte persone fossero preoccupate e avverse alla cosiddetta cooperazione tra Fmi e Islanda, proprio per il timore che il loro “benessere” – altro elemento di vanto e di efficienza - sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Europa, Estremo Oriente e in Sudamerica.
L’arrivo del FMI in Islanda fu accolto in maniera estremamente fredda da gran parte della popolazione, convinta che il Fmi avrebbe affogato la nazione in uno stato di permanente debito, come ormai troppi paesi hanno già sperimentato in passato. La partenza dei funzionari del Fmi è stata quindi vista con soddisfazione da gran parte dei cittadini.

L’Islanda ha seguito un particolare percorso per questo sganciamento dal sistema monetario occidentale. Anche chiedendo un aiuto alla Russia (4 miliardi di euro) nel 2008. E di fatto duplicando quanto a suo tempo operato sia dalla stessa Russia (caduta nel baratro monetarista ai tempi di Eltsin) che dall’Argentina, la cui economia - fermato il debito pubblico sotto la presidenza Kirchner - è tornata a volare a tassi del’’8% annuo.

Vedi anche come l'Islanda è uscita dalla crisi con una RIVOLUZIONE PACIFICA.

Dossier: Dalla Fabbrica Alla Forchetta



NON E' ANCHE QUESTO UN LAGER?

Prendere Coscienza del fatto che dietro alla "bistecca" sul banco della macelleria, vi sia una catena di allevamenti intensivi, maltrattamenti, uccisioni indiscriminate e sprechi ingiustificabili è il primo passo, accorgersi  di quanto succede e limitare l'acquisto della carne è il secondo.

Il video è una fotografia della società di oggi: sull'orlo del baratro.
Scommettiamo che se ci impegnamo tra pochi anni sarà tutto un brutto ricordo?
Continua a leggere dopo esserti inorridito...


Cosa posso fare io?

Innanzi tutto ora che ne sei venuto a conoscenza non voltare nuovamente lo sguardo, continua ad informarti dopo di che fai notare ciò che hai appreso a qualcuno che ancora non era ancora al corrente di tutto ciò. Sfruttiamoli bene i social network!

Come è possibile cambiare un sistema così malato e corrotto?

E' più semplice di quanto credi! Ricorda che le lobby che muovono i fili della società fanno molta attenzione alla direzione che prendono i loro consumatori.
Cambiando il tuo modo di acquistare influenzi dello 0,000001% il mercato, ma se insieme a te si uniscono altre 100, 1000, 10.000 ... persone, la richiesta cambia e di conseguenza i produttori saranno costretti a cambiare registro.
Immagina un Mondo pulito, pieno di alberi, senza pericoli tossici per i bambini, senza malattie alimentari o peggio..
Fantascienza? Secondo me no!

Anche fosse, da dove parto?


Non esiste un tempo, per questo non devi bollare un tesserino, trova un'alternativa costruttiva!
Per esempio domani potresti invitare i tuoi amici a cena e servigli una cena per cui nessun animale si e' dovuto sacrificare.. (formaggi, frittate, insalate miste, pizze, pasta, verdure grigliate, ...) Sono tantissime le alternative, fai lavorare la tua fantasia!!
A fine cena fai notare il tuo intento, dillo apertamente: QUESTA SERA NON ABBIAMO UCCISO ANIMALI!!! Perchè devi vergognarti delle buone azioni?
Vedrai che poco per volta ti verrà naturale aumentare questo tipo di cene, ti sentirai meglio con te stesso e  troverai un legame nuovo e migliore con questo Pianeta così martoriato.

Ciò che segue non è finzione ma pura quotidianità (purtroppo).
Ricordati queste immagini quando ti servono una bistecca calda o semplicemente passi davanti al banco della macelleria perchè questi animali hanno patito le pene dell'inferno per poter accontentare lo stomaco ingordo umano.

Lo  sapevi che la maggior parte degli animali da allevamento vengono sgozzati a testa in giù perchè si pensa che la carne senza sangue sia più tenera?
Peggio succede per i macelli islamici che convinti che sia Dio a chiederlo, macellano gli animali facendogli patire sofferenze peggiori. (Approfondisci su wikipedia)

E' tutto collegato. Quello che accade ora agli animali, succederà in seguito all'uomo.
(Indira Gandhi)

Buon appetito a tutti.


Come si uccidono i conigli.


Un video recente ottenuto da un infiltrato in macelli europei. L'agghiacciante "normalità" della sofferenza e della morte, che è la stessa in tutti i macelli, in Europa e nel resto del mondo. Reso disponibile dall'associazione spagnola IgualdadAnimal nel sito http://www.mataderos.info/
Macellazione dei conigli
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Il massacro dei bovini.
 
In questo video vedrete gli animali confinati nelle stalle dei macelli, che possono solo attendere il loro turno mentre vedono portare via gli altri e sentono le loro grida.
In fila verso la trappola di stordimento, i vitelli possono vedere come gli operai sparano agli altri che stanno in fila prima di loro e che cadono per terra davanti ai loro occhi. Terrorizzati, quando la sbarra si alza cercano tutti inutilmente di scappare tornando indietro.
Nella trappola di stordimento gli animali scivolano e cadono, e sentono l'odore del sangue degli animali che vengono dissanguati al di là della trappola.
Dopo lo sparo del proiettile nella loro testa, alcuni animali restano ancora coscienti e provano ad alzarsi disperatamente. In uno dei macelli i veterinari raccontarono che in varie occasioni alcuni vitelli erano riusciti ad alzarsi e avevano cercato di fuggire correndo verso l'interno del recinto.
Vedrete un vitello che viene sgozzato mentre è ancora cosciente e sta respirando.
Pochi secondi dopo il macellatore taglia la faccia al vitello che continua cosciente a provare a respirare.
Tutto questo non è considerato "maltrattamento", è quello che normalmente avviene ogni giorno nei macelli di tutto il mondo per far sì che i "consumatori" abbiano la "carne" nel loro piatto.
Fino ad ora le immagini e i video che potevano giungere agli occhi della società su quello che succedeva nei macelli provenivano da altri continenti e generalmente erano immagini datate e di bassa qualità. Un attivista per i diritti degli animali del Gruppo di Inchiesta di "Igualdad Animal - Uguaglianza Animale" si è infiltrato, nel 2007 e 2008, in diversi macelli europei per accedere ai segreti che essi nascondono.
Sono disponibili filmati, foto, e un dossier con agghiaccianti testimonianze: invitiamo chi ancora "non sa" a vedere e a leggere, e a scegliere di porre fine a tutta questa violenza e morte smettendo di mangiare animali; invitiamo chi sa e già non mangia animali a diffondere questa documentazione.

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Agnello di Dio

Gli agnellini ci ispirano tenerezza quando li vediamo, eppure a un mese di vita vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su TIR strapieni, per arrivare a un lurido macello in cui gli animali terrorizzati vengono immobilizzati, storditi, appesi a un gancio per una zampa, e lasciati dissanguare.
Prima di essere appesi sentono l'odore del sangue e le urla di terrore dei loro compagni.
Tutto questo, perché? Solo perché a molti piace mangiarli! Non potrebbe esistere un motivo più futile per sottoporre questi cuccioli a tanta sofferenza, e alla morte.
Ogni anno a Pasqua vengono uccisi 900 mila tra agnelli, capre e pecore. Animali che arrivano quasi tutti dai paesi dell'est, con lunghi "viaggi della morte", stipati in camion in condizioni insostenibili (molti arrivano al macello più morti che vivi) e mai sottoposti a controlli.
Salvarli è facile: basta non mangiare agnello a Pasqua, né in nessun'altra occasione.
Non mangiare nessun animale, gli animali sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che hai a casa o che conosci dai tuoi amici. Tutti provano sentimenti: paura, dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli.

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Macellazione dei maiali

 Lo sguardo dei maiali trasmette la paura e il terrore che stanno provando. Molti di loro per la paura si allontanano dagli umani che gli si avvicinano mentre i più intrepidi o i più disperati si avvicinano per cercare cibo.
I maiali sono trascinati per le orecchie per obbligarli a entrare nel macello. Quelli che hanno difficoltà a camminare ricevono calci.
I maiali sono storditi con scosse elettriche o gas. Nel macello che si vede nel video, approssimativamente il 50% di loro ritornava cosciente prima di morire. Vengono appesi a testa in giù e sgozzati per farli dissanguare. Alcuni maiali sono ancora coscienti mentre restano appesi durante il dissanguamento. Appesi per le zampe, soffrono di lacerazioni muscolari e panico mentre stridono e urlano prima che la loro bocca si riempia rapidamente del proprio sangue.
Dopo il dissanguamento i maiali sono immersi in una vasca di acqua bollente per facilitare il successivo spellamento. A causa del ritmo frenetico delle operazioni a volte qualcuno di loro arriva ancora vivo e muore affogato nell'acqua bollente.
Tutto questo non è considerato "maltrattamento", è quello che normalmente avviene ogni giorno nei macelli di tutto il mondo per far sì che i "consumatori" abbiano la "carne" nel loro piatto.
Fino ad ora le immagini e i video che potevano giungere agli occhi della società su quello che succedeva nei macelli provenivano da altri continenti e generalmente erano immagini datate e di bassa qualità. Un attivista per i diritti degli animali del Gruppo di Inchiesta di "Igualdad Animal - Uguaglianza Animale" si è infiltrato, nel 2007 e 2008, in diversi macelli europei per accedere ai segreti che essi nascondono.
Sono disponibili filmati, foto, e un dossier con agghiaccianti testimonianze: invitiamo chi ancora "non sa" a vedere e a leggere, e a scegliere di porre fine a tutta questa violenza e morte smettendo di mangiare animali; invitiamo chi sa e già non mangia animali a diffondere questa documentazione.

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 Allevamenti e macelli

I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico: per potersi nutrire di animali, le persone devono allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo nella "fattoria" (che oggi ormai non esiste quasi più ed è sostituita dagli allevamenti intensivi) e la sua carne da infilzare con la forchetta. Se ciascuno dovesse ammazzare da sé gli animali che mangia, sicuramente molti di loro avrebbero salva la vita.
Fare un passo per uscire dall'ignoranza è doveroso. Non bello, non facile, ma doveroso. Vedere tutta la sofferenza degli animali, fa male. Cambiare il proprio comportamento per evitarla fa bene. A tutti.
Gli animali degli allevamenti e macelli sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni, sentimenti, come ben sanno tutti quelli di noi che ospitano in casa un cane o un gatto. Una mucca non è molto diversa da un cane, da questo punto di vista. Né un maiale è diverso, è un essere intelligente, affettuoso, curioso.
Ma questi animali vengono invece trattati come cose. Ormai quasi tutti gli allevamenti sono intensivi, grandi capannoni in cui un numero enorme di animali è rinchiuso (in gabbia, o legati, o "liberi" di muoversi in uno spazio strapieno di loro simili) senza mai vedere la luce del sole. Dopo qualche settimana, mese o pochi anni, a seconda della specie, gli animali sono sottoposti a viaggi da incubo e infine giungono al macello dove vengono uccisi senza pietà.
La causa di tutto questo non sono allevatori o macellai particolarmente "cattivi", ma è la richiesta di carne, latte, uova da parte dei "consumatori". Smettere di "consumare" animali sta a noi, e possiamo farlo subito, e facilmente.
Nel corso della sua vita (80 anni in media), ogni italiano uccide per cibarsene circa 1400 animali tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, cavalli. Scegliendo un'alimentazione 100% vegetale, possiamo dunque evitare sofferenza e morte ad almeno 1400 animali.


Avere una coscienza in grado di giustificare l’esistenza dei mattatoi è ciò che rende l’uomo capace di qualsiasi delitto.
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Il percorso al vegetariano e' lungo e non sarebbe stato necessario se non ci fosse stato un abuso così esagerato della Terra e degli animali nel corso dell'ultimo centenario, nel quale si e' passato da un rispetto degli animali da allevamento (forse dovuto al costo sostenuto) ad uno spreco assurdo, in un'epoca in cui pochi mangiano un pasto completo e pochi si abbuffano diventando obesi e quindi elevando il costo sanitario per se stessi ma sopratutto per la società.

Non c'e' peggior cieco di chi non vuole vedere.

Approfondisci leggendo ancora: 

La Guerra per il Petrolio







di Michael T. Klare da TomDispatch – tratto da http://www.nuovimondimedia.com/

Trasformare l'esercito americano in un servizio globale di protezione del petrolio. A distanza di un anno e mezzo dal primo attacco sferrato in Iraq, i soldati americani combattono per mantenere il controllo sugli impianti petroliferi, e il sangue continua a scorrere copioso. Ma l'Iraq non è certo l'unico paese in cui le truppe americane si adoperano per salvaguardare il loro costante rifornimento di petrolio. Avviene anche in Colombia, Arabia Saudita, Georgia, Azerbaijan, Iran, Kazakistan, Turkmenistan, Senegal, Ghana, Mali, Uganda, Kenya...

Il primo attacco, durante la guerra in Iraq, è stato condotto da un commando della marina contro una piattaforma petrolifera in mare aperto. «Sbucati in silenzio dalla notte ormai calata sul Golfo Persico», scriveva, il 22 marzo, un giornalista infervorato del New York Times «i Navy Seals (truppe speciali della marina, NdT) hanno preso il controllo di due terminali petroliferi. Il raid è terminato all’alba di questa mattina con la sconfitta delle guardie irachene, peraltro poco armate. Le truppe americane si sono così aggiudicate una vittoria senza spargimento di sangue nella battaglia per conquistare il vasto impero petrolifero iracheno».
A distanza di un anno e mezzo, i soldati americani stanno ancora combattendo per mantenere il controllo su questi importantissimi impianti petroliferi, e il sangue ora inizia a scorrere copioso. Il 24 aprile due marinai americani e un guardacoste sono rimasti uccisi in seguito all’esplosione, nei pressi della piattaforma petrolifera Khor al-Amaya, di una barca che cercavano di intercettare. Si presume che a bordo vi fossero dei kamikaze. Altri americani sono stati attaccati mentre proteggevano alcuni dei numerosi impianti dell'«impero petrolifero» iracheno.
In effetti, la guerra in Iraq si è divisa su due fronti: da una parte, coloro che combattono per il controllo delle città irachene, dall’altra le continue battaglie per proteggere le vaste infrastrutture petrolifere da sabotaggi e attacchi. Il primo scenaio è stato ampiamente documentato dalla stampa americana; non altrettanto si può dire della seconda. Eppure, il futuro delle infrastrutture petrolifere irachene potrebbe essere importante quanto quello delle città assediate. Se l’operazione dovesse fallire, verrebbero a mancare le basi economiche per la nascita di un governo iracheno stabile. «Nel complesso», riferisce un ufficiale superiore al New York Times, «è probabile che nessun altro posto, in cui sono impegnate le nostre forze armate, rivesta altrettanta importanza strategica». A conferma di questo, si consideri che un numero consistente di soldati americani sono stati assegnati alla protezione delle infrastrutture petrolifere.
Alcuni funzionari insistono che queste mansioni potranno, in futuro, passare alle forze irachene ma, col passare dei giorni, questo momento glorioso sembra diventare sempre più remoto. Fin quando le forze americane rimarranno in Iraq, una parte consistente di esse dovrà certamente difendere gli oleodotti, le raffinerie, gli impianti di caricamento e le altre infrastrutture petrolifere molto vulnerabili. Con migliaia di chilometri di oleodotti e centinaia di infrastrutture a rischio, questo incarico sarà sempre arduo e pericoloso. Al momento, i guerriglieri sembrano capaci di colpire gli oleodotti del Paese quando e dove vogliono, spesso causando enormi esplosioni e incendi.

Difendere gli oleodotti 
È stato fatto notare che il nostro ruolo di protezione degli oleodotti è una caratteristica peculiare della guerra in Iraq, dove gli impianti petroliferi sono ovunque e l'economia nazionale dipende ampiamente dagli introiti del petrolio. Ma l'Iraq non è certo l'unico paese in cui le truppe americane rischiano ogni giorno la vita per salvaguardare il loro costante rifornimento di petrolio. Anche in Colombia, Arabia Saudita e in Georgia, i soldati americani sono impegnati a proteggere gli oleodotti e le raffinerie o a sovrintendere sulle forze locali assegnate a questa missione. La Marina americana sta vigilando sulle piattaforme petrolifere nel Golfo Persico, nel Mar Arabico, nel Mar Cinese Meridionale e su altre rotte marine che riforniscono di petrolio gli Stati Uniti e i suoi alleati. Di fatto, le forze americane si stanno trasformando sempre più in un servizio globale per la protezione delle infrastrutture petrolifere.

La situazione in Georgia è un chiaro esempio di questa tendenza. Subito dopo la caduta dell'Unione Sovietica nel 1992, le compagnie petrolifere americane e alcuni funzionari governativi hanno cercato di accedere alle immense riserve di gas naturale del bacino del Mar Caspio, specialmente in Azerbaijan, Iran, Kazakistan e Turkmenistan. Alcuni esperti stimano che dal Mar Caspio si possano estrarre ancora non meno di 200 miliardi di barili, circa 7 volte la riserva statunitense. Ma il Caspio è privo di sbocchi, quindi il solo modo per trasportare il petrolio ai mercati occidentali è l’utilizzo di oleodotti che attraversino il Caucaso, un’area che include Armenia, Azerbaijan, Geogia e le repubbliche russe devastate dalla guerra quali Cenenia, Dagestan, Inguscezia e l'Ossezia del Nord.
Le società americane stanno costruendo un importante oleodotto attraverso quest'area instabile. Snodandosi per oltre 1500 km di pericoli, da Baku in Azerbaijan passando per Tbilisi in Georgia fino a Ceyhan in Turchia, è destinato a fornire all’Occidente un milione di barili di petrolio al giorno; affronterà, però, la costante minaccia di sabotaggi da parte dei militanti islamici e dei separatisti etnici lungo tutto il suo percorso. Gli Stati Uniti si stanno già impegnando per la sua salvaguardia, fornendo milioni di dollari in armi e attrezzature all'esercito georgiano e inviando militari specializzati a Tbilisi per addestrare e consigliare le truppe georgiane assegnate alla protezione di questo condotto così importante. Nel 2005 o nel 2006, quando l'oleodotto entrerà in funzione, la presenza americana molto probabilmente aumenterà e i combattimenti nella zona si intensificheranno.
Consideriamo invece la Colombia devastata dalla guerra, dove le forze USA si stanno assumendo sempre più la responsabilità di proteggere i vulnerabili oleodotti. Questi condotti, di vitale importanza, trasportano il greggio dai giacimenti interni, dove imperversa la guerriglia, ai porti sulla costa caraibica dalla quale può essere poi trasportato agli acquirenti negli Stati Uniti e altrove. Per anni i guerriglieri hanno sabotato questi oleodotti – l’espressione dello sfruttamento straniero e del governo elitarista di Bogotà, a loro detta – per privare il governo colombiano di entrate essenziali. Al fine di sostenere il governo nella lotta alla guerriglia Washington sta già spendendo centinaia di milioni di dollari per migliorare la sicurezza delle infrastrutture petrolifere, a partire dall'oleodotto Caño-Limón, l'unico che collega i ricchi giacimenti petroliferi occidentali nella provincia dell'Arauca con la costa caraibica. Sempre in questa direzione, truppe speciali americane provenienti da Fort Bragg, Carolina del Nord, stanno aiutando ad addestrare, equipaggiare e guidare un nuovo contingente di forze armate colombiane la cui unica missione sarà quella di combattere i guerriglieri e proteggere l’oleodotto lungo tutti i suoi 770 km di lunghezza.

Petrolio e stabilità L'impiego di truppe americane per proteggere le vulnerabili infrastrutture petrolifere nelle aree a rischio di conflitti ha sicuramente lo scopo di incrementare tre fattori di importanza fondamentale: la sempre maggiore dipendenza americana dal petrolio importato, lo spostamento globale della produzione di petrolio dai paesi ricchi a quelli in via di sviluppo e la crescente militarizzazione della politica energetica estera americana.
La dipendenza americana dal petrolio importato è cresciuta costantemente dal 1972, quando la produzione interna raggiunse il suo livello massimo con 11,6 milioni di barili al giorno (mbg). La produzione USA oggi si aggira intorno ai 9 mbg e si pensa che continuerà a diminuire man mano che i giacimenti più vecchi si esauriranno (anche estraendo il petrolio dai giacimenti dell’Arctic National Wildlife Refuge in Alaska, come vorrebbe l'amministrazione Bush, questa tendenza non cambierebbe). Ciònonostante, il consumo totale di petrolio americano continua a crescere; attestato sui 20 mbg, si prevede che raggiungerà i 29 mbg entro il 2025. Questo significa che buona parte dell'approvvigionamento di petrolio totale dovrà essere importata – dai 11 mbg odierni (circa il 55% del consumo USA totale) ai 20 mbg nel 2005 (il 69% del consumo).
Fattore ancor più significativo di questa crescente dipendenza dal petrolio estero è che una quantità sempre maggiore di petrolio proverrà da paesi in via di sviluppo, ostili e dilaniati dalla guerra, e non da paesi stabili e amici, come il Canada e la Norvegia. Questo perché i vecchi Paesi industrializzati hanno ormai consumato gran parte dei loro giacimenti, mentre molti produttori nei paesi in via di sviluppo ne posseggono ancora vaste riserve. Di conseguenza, assistiamo a un spostamento storico nel baricentro della produzione mondiale di petrolio: dai paesi industrializzati dell'emisfero nord, si va man mano verso i paesi in via di sviluppo nell'emisfero sud, che sono spesso politicamente instabili, devastati da conflitti etnici e religiosi, rifugio di organizzazioni estremistiche, o combinazione delle tre.
Per quanto in questi paesi esistano radicati contrasti storici, la produzione di petrolio ha di per sé un'influenza ancor più destabilizzante. L'improvviso afflusso di ricchezze legate al petrolio in Paesi in via di sviluppo tende ad accrescere il divario tra ricchi e poveri, fattore che spesso si sedimenta su divisioni etniche e religiose, conducendo a continui conflitti per la distribuzione degli introiti petroliferi. Per prevenire queste agitazioni, governanti oligarchici come la famiglia reale dell'Arabia Saudita o i nuovi potentati dell'Azerbaijan e del Kazakistan limitano o vietano le manifestazioni pubbliche di protesta e si affidano alla repressione della polizia per sedare i movimenti d’opposizione. Eliminate in questo modo le espressioni legali e pacifiche di dissenso, le forze dell'opposizione non vedono altra soluzione che la ribellione armata o il terrorismo.
C’è un altro aspetto di questa situazione che merita di essere esaminato. Molti dei paesi in via di sviluppo, un tempo colonie e oggi emergenti produttori di petrolio, si oppongono con forte ostilità agli ex paesi dominatori. In questi paesi molti vedono gli Stati Uniti come i moderni ereditari di questa tradizione imperialistica. Il risentimento, a seguito di traumi economici e sociali causati dalla globalizzazione, è imputato agli Stati Uniti. Visto che il petrolio è considerato la principale causa del coinvolgimento americano in queste aree, e poiché le multinazionali petrolifere statunitensi sono viste come le reali espressioni del potere americano, qualsiasi cosa abbia a che fare con il petrolio – oleodotti, pozzi, raffinerie, piattaforme petrolifere – è considerato dai rivoltosi un obiettivo invitante e legittimo da colpire; da qui gli attacchi agli oleodotti in Iraq, alle compagnie petrolifere in Arabia Saudita e alle petroliere nello Yemen.

La militarizzazione della politica energetica I leader americani hanno risposto di conseguenza a questo continua sfida alla stabilità nelle zone produttrici di petrolio, facendo ricorso a mezzi militari per garantire un approvvigionamento costante di petrolio. Questo metodo fu adottato per la prima volta dall'amministrazione Truman-Eisenhower dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l'avventurismo sovietico in Iran e i disordini filo-arabi nel Medio Oriente sembravano minacciare la sicurezza delle forniture petrolifere del Golfo Persico. Questa reazione fu in seguito formalizzata dal Presidente Carter nel gennaio del 1980, quando, in risposta all'occupazione sovietica dell'Afghanistan e alla rivoluzione islamica in Iran, annunciò che il sicuro approvvigionamento petrolifero dal Golfo Persico era «di interesse vitale per gli Stati Uniti d'America», e che, per proteggere questo interesse, avrebbe fatto ricorso a «qualsiasi mezzo necessario, incluso l’intervento militare». Il principio di Carter di usare la forza per proteggere il rifornimento di petrolio fu in seguito ripreso da Bush senior per giustificare l'intervento Americano nella Guerra del Golfo del 1990-1991, e ha fornito la giustificazione logica alla base della recente invasione dell'Iraq.
In origine, questa politica era circoscritta alla principale regione produttrice di petrolio, il Golfo Persico. Ma, data la crescente richiesta americana di petrolio importato, i funzionari USA hanno iniziato a estenderla alle regioni produttrici più importanti, incluso il bacino del Mar Caspio, l'Africa e l'America Latina. Il primo passo in questa direzione è stato compiuto dal presidente Clinton, il quale cercava di sfruttare il potenziale energetico del bacino del Caspio e, preoccupato dell'instabilità della zona, aveva allacciato legami militari con futuri fornitori, tra cui l'Azerbaijan, il Kazakistan e la Georgia, essenziale crocevia del petrolio. Clinton era stato il primo a promuovere la costruzione di un oleodotto da Baku a Ceyhan e a compiere i primi passi per proteggere questo condotto accrescendo la capacità militare dei Paesi coinvolti. Bush junior ha portato avanti questi sforzi, aumentando gli aiuti militari a questi Paesi e inviando consulenti militari in Georgia, esta anche considerando la possibilità di costruire delle basi militari USA nella regione del Caspio.
Come al solito, queste manovre vengono giustificate come sforzi di vitale importanza per «la guerra al terrorismo». Una lettura più approfondita dei documenti del Pentagono e dello State Department mostrano, invece, che nei piani dell'amministrazione Bush l'anti-terrorismo e la salvaguardia dei rifornimenti di petrolio sono strettamente collegati. Quando nel 2004, per esempio, ha richiesto fondi per formare un «contingente di reazione rapida» in Kazakistan, lo State Department ha detto al Congresso che tale forza è necessaria per «migliorare la capacità del Kazakistan di rispondere alle maggiori minacce terroristiche per le piattaforme petrolifere» del Mar Caspio.
Come è noto, una politica simile è ora in atto in Colombia. La presenza dell'esercito americano, anche se di minore entità, in regioni africane produttrici di petrolio, sta crescendo rapidamente. Il Dipartimento della Difesa ha aumentato il rifornimento di armi alle forze militari in Angola e Nigeria,e sta aiutando ad addestrare i loro ufficiali e le truppe. Nel frattempo, i funzionari del Pentagono stanno cercando di costruire basi americane permanenti nella regione, concentrandosi su Senegal, Ghana, Mali, Uganda e Kenya. Anche se questi funzionari tendono a parlare di terrorismo solo quando spiegano il bisogno di queste strutture, nel giugno 2003 un funzionario ha riferito a Greg Jaffe del Wall Street Journal che «una missione chiave per le forze Usa [in Africa] sarebbe quella di assicurarsi che i giacimenti di petrolio Nigeriani, che in futuro potrebbero rappresentare fino al 25% delle importazioni americane, siano ben protetti».
Una parte notevole della nostra flotta viene impiegata anche per proteggere le petroliere straniere. La Quinta Flotta della Marina americana, che ha base nello stato insulare di Bahrain, occupa ora la maggior parte del suo tempo sorvegliando il collegamento tra il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz, quell’angusto canale che unisce il Golfo Persico all'Arabia Saudita e l'Oceano dall'altra parte. La Marina ha anche aumentato la sua capacità di proteggere importanti vie marittime nel Mare Cinese Meridionale – sito di promettenti giacimenti di petrolio reclamati dalla Cina, dal Vietnam, dalle Filippine e dalla Malesia – e nello stretto di Malacca, l’importantissimo collegamento marino tra il Golfo Persico e gli alleati americani dell'Est Asiatico. Anche l'Africa ha richiesto un maggior impegno per la Marina. Al fine di rafforzare la presenza USA nelle acque confinanti con la Nigeria e altri produttori chiave, i contingenti aeronavali affidati alla NATO in Europa (che controlla l'Atlantico Meridionale) in futuro staranno meno nel Mediterraneo e « trascorreranno metà del loro tempo percorrendo la costa occidentale dell'Africa», ha annunciato, nel maggio 2003, il Comandante Supremo NATO in Europa, il generale James Jones. Questo, quindi, è il futuro dell'esercito americano impegnato all'estero. Mentre si sfrutta la retorica dell’anti-terrorismo e della sicurezza nazionale per spiegare le rischiose missioni all'estero, un numero sempre maggiore di soldati e marinai americani saranno impegnati a proteggere i giacimenti di petrolio oltremare, gli oleodotti, le raffinerie e le rotte delle petroliere. E visto che queste strutture probabilmente subiranno sempre più attacchi da parte di guerriglieri e terroristi, saranno messe a repentaglio un maggior numero di vite. Per ogni litro di petrolio in più che l’America otterrà dall'estero, pagheremo un più alto prezzo in vite umane.
Michael T. Klare è docente di studi sulla pace e la sicurezza mondiale all'Hampshire College. Questo articolo è basato sul suo nuovo libro, "Blood and Oil: The Dangers and Consequences of America's Growing Petroleum Dependency (Metropolitan / Henry Holt)Fonte: http://www.tomdispatch.com/index.mhtml?emx=x&pid=1888
Traduzione di Vanessa Bassetti (vantilde@libero.it) per Nuovi Mondi Media
Copyright2004 Michael Klare

La Presa di Coscienza

Contatti illusori


By Alba - ecplanet
AngeliSu internet leggete cosa accade nel mondo: ci sono i catastrofismi, ci sono quelli che non vogliono leggere di nessuna catastrofe e ci sono pochi che sono quelli che stanno in una giusta via di mezzo.
Comunque sia, i nostri messaggi stanno in una via di mezzo. A volte è meglio tacere, altre volte dobbiamo mettervi la pulce nell’orecchio e altre volte ancora dire le cose come stanno, anche in modo crudo.
A certa gente piacciono solo i messaggi morbidi… Certo! chi non li desidera certi messaggi dove il male viene taciuto e tutte le persone vengono considerate divine o semidivine? Ma questi sono solo messaggi 'placebo' che servono per ingannare e addormentare le anime; per cullarle nelle loro illusioni; per coprire le orrende bestiacce che si impossessano dei corpi vuoti che non contengono anima; oppure di quei corpi le cui anime sono prigioniere di credenze inesatte; oppure di quei corpi la cui mente è più potente dello spirito per ignoranza, o per pregiudizi, oppure per forte orgoglio personale.
Spirito e anima sono due soggetti diversi, due essenze diverse.
L’anima ha forma e peso, lo spirito è incorporeo e senza peso.
Molte concezioni sbagliate illudono le persone sia per eccesso sia per difetto.
NOI veri Angeli Celesti immortali ed eterni, forniti di corpo e navi di luce, siamo al di sopra di ogni popolo alieno anche evoluto. Cercate di non fare errori di accostamento, cercate di non credere che i popoli androidi, peraltro, i popoli dei grigi, i popoli rettiliani e insettoidi, oppure i popoli alieni con sembianze umane come le vostre, SIANO ANGELI!
Signori e signore, ragazzi e bambini, dovete aprire gli occhi e non pensare soltanto ai vostri pregiudizi e credenze, ai vostri guai d’amore, ai soldi, al lavoro, alle malattie, altrimenti non ne uscirete vivi, poiché è in quel girone infernale che vi vogliono tenere… Imparate a guardare oltre, ad essere lungimiranti sempre, ogni giorno, e imparate a guardare anche per coloro che non sanno vedere o leggere la pagina nascosta del potere mondiale!
In quella pagina ci sono le cose orrende che IO e i MIEI Angeli e la MADRE e le SUE 'Angele' combattiamo in ogni momento!
Si parla di Pace e di libertà… Sì, certo quella che noi tutti vogliamo e che in ogni momento cerchiamo di creare con ogni nostra fibra!
Ci sono volte che vogliamo rivelarvi qualche nostra azione, qualche nostra missione segreta, ma la massa non legge….
Ci sono creature particolari che dicono di ricevere messaggi cosmici o spirituali, altri credono di ricevere messaggi e li mettono su carta rubacchiando qua e la… Il risultato è che ognuno lavora solo per se stesso … e così dicendo denuncio che molti dicono di ricevere messaggi da me, Arcangelo Michele, oppure dal così detto Asthar Scheran, ma Io vi dico e confermo che IO non rilascio messaggi al MIELE, non vi chiamo con l’appellativo di “famiglia di luce”, né figli amati… poiché io conosco chi c’è dentro di voi…
Pochi sono i cuori candidi che rilasciano messaggi veri!!!
IO dico le cose come stanno e per questo vi posso sembrare anche antipatico. Avete ragione, IO sono antipatico perché, per colpa di alcuni millantatori, altri veri mediatori non vengono creduti e voi continuate a rigirarvi sempre nelle stesse domande e vi date sempre le stesse risposte bugiarde!
Sono antipatico e diretto perché rispetto le anime dei MIEI VERI figli, dei miei veri operatori della Luce Divina Orgonica che lavorano con me su questa Terra da molto tempo ormai e quindi SANNO che IO e la MADRE Santa siamo qua sulla terra in corpo, anima e spirito, nascosti in corpi evolutissimi nello spirito e nella carne, ma non diamo segnali di superpoteri a nessuno!
Chi ci incontra e sa vedere e sentire non sarà lasciato privo di doni spirituali che l’aiuteranno a comprendere se stessi e la verità in modo più approfondito; anche se dovessero sapere che dentro di loro vive un animale verdastro… il conoscere e prendere coscienza, con l’aggiunta dei nostri doni e la nostra energia Michaelica, essi possono rendersi liberi dalle costrizioni di certe presenze!
NON SONO CONOSCIUTO IO COME L’ARCANGELO CHE COMBATTE IL DRAGO?
LA MADRE È STATA SEMPRE RAFFIGURATA CON LA TERRA SOTTO I SUOI PIEDI,
OPPURE CON LA FALCE DI LUNA, MENTRE SCHIACCIA SOTTO IL SUO PIEDE IL SERPENTE?
BENE NON È FORSE LEI LA PARTE FEMMINILE DELL’ARCANGELO MICHELE?
Allora c’è un unico arcangelo Michele che si è diviso in due parti fin dall’origine della nostra vita!
Questo è il nostro lavoro da eoni su eoni (1 eone = 100 milioni di anni), sconfiggere i rettili di ogni forma, originati in laboratorio da incoscienti creatori chiamati da voi angeli caduti. E con loro ogni forma di male, anche quello fisico sfociato nella malattia, ogni forma e sostanza che comprime le anime prigioniere con iniezioni di verità storiche, religiose, politiche e quant’altro esista… mentre facciamo flebo della nostra energia vitale e immortale!
Pace Luce Amore siano nei vostri cuori.
In quei cuori che la desiderano con ogni molecola del loro essere!
Vostro Padre Arcangelo Michele

Storia della Crisi

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1) Premessa.

Nei nostri precedenti articoli (1 e 2) avevamo delineato le ragioni della crisi finanziaria.
Tali ragioni però erano solo parziali. In realtà c’è una ragione piu’ profonda alla crisi che andremo a esporre in questo articolo, e tale ragione è assolutamente identica a quella che ha portato alla precedente crisi del 1929 in America.

Per esporre tale ragione procederò per gradi.
E’ da alcuni anni che sento parlare di una catastrofe che si abbatterà sull’Europa, ma solo da qualche tempo ho iniziato a sentire voci specifiche sul tipo di crisi che ci aspetta l’anno prossimo: crollo totale dell’economia, dittatura, e sospensione della corrente elettrica per settimane in tutta Europa.
Queste voci sono vere o no?
Difficile dirlo.
Certamente però i segnali sono inquietanti.
Da alcune persone, vicine ad ambienti massonici e militari, sentivo parlare di una crisi spaventosa, e dell’interruzione della corrente per settimane o mesi. Ho conosciuto persone che stanno già provvedendo alla crisi acquistando terreni in montagna per costruirci case autosufficienti.
Parlando con alcuni contadini ho scoperto che molte persone danno questa crisi prossima ventura per certa. Alcuni, con somma naturalezza, hanno detto: “Sì lo so che sta per venire una crisi senza precedenti, per questo non vendo la terra anche se economicamente ci rimetto”.
Un grosso imprenditore agricolo questa estate mi ha detto: “Sto impiantando nuove coltivazioni per prepararmi alla crisi del prossimo anno, in cui dovremo essere autosufficienti”.
La cosa più inquietante è stata quella di scoprire un gruppo di persone che ha organizzato già per ottobre una fuga in Argentina per salvarsi; e ancora più inquietante è stato quando mi hanno offerto di unirmi al gruppo, offrendo a me, a Jericho Sunfire e a un altro mio amico, il biglietto e il soggiorno gratuito. Il motivo per cui hanno offerto viaggio e soggiorno a me e ai miei amici non l’ho capito, ma la cosa mi ha ricordato la storia raccontami da Solange, di Giuseppe Cambareri (consigliere di Mussolini, massone e spia inglese) che nel 1948 in vista di una imminente fine del mondo ha portato un gruppo di imprenditori in Brasile ripulendoli da tutti i loro averi e lasciandoli in mutande.
In questi mesi ho cercato di capire cosa ci fosse di vero in queste voci, specie perché non mi quadrava come si conciliasse una crisi economica con, addirittura, una sospensione della corrente elettrica per settimane o mesi.
Mi spiego: che provocheranno una crisi economica è un dato di fatto, e tranne in Islanda nessuna popolazione ha reagito, essendo oggi i vari popoli della terra troppo sottomessi e inconsapevoli per avere una qualsiasi forma di reazione e capire dove sta il problema; sospendere la corrente per creare il caos l’hanno già fatto, in varie parti del mondo, con motivi pretestuosi, e nessuno ha detto nulla; ma provocare entrambi i disastri, su scala planetaria, mi è sempre parsa una cosa troppo inverosimile, più che altro perché a quel punto la popolazione avrebbe capito il raggiro.
Quindi mi domandavo se dietro tutte queste voci non ci fosse un allarmismo esagerato, magari creato ad arte per diffondere il panico.
Mi sono domandato altresì, da bravo paranoico complottista, se qualcuno non volesse addirittura che io e altri portavoce del mondo del cosiddetto complottismo facessimo articoli su una terribile crisi, facendoci pervenire delle false notizie, al fine poi di sputtanare tutto il lavoro della cosiddetta controinformazione.
Eppure queste due voci “catastrofe economica” e “sospensione della corrente elettrica” continuano a girare.
Allora mi sono preso la briga di osservare con più attenzione i quotidiani.
Esaminiamo le due questioni separatamente e poi tracciamo una ipotesi di conclusione.

2) L’evoluzione della crisi economica.

Partiamo da un dato di fatto.
La crisi economica è solo iniziata.
Questo l’hanno detto da anni molti economisti, e lo si capisce chiaramente da una serie di indicatori.
1) Un sistema finanziario che si regge su una moneta creata dal nulla, come è quella attuale, è destinato a crollare prima o poi. Il sistema monetario occidentale, non legato all’oro dal 1944, è una immensa truffa, una bolla di sapone basata sul nulla. L’intera economia cioè si basa su un bene (il denaro) che viene usato solo perché la gente non sa che il suo valore intrinseco è pari a zero. Siccome però le banche e gli stati sanno e hanno sempre saputo che la moneta non vale nulla, è chiaro che tale sistema serve unicamente a dare un’immensa fregatura alla popolazione (quello che Guzzanti chiama “il cetriolo globale”).
2) Dopo le già note vicende di Grecia e Portogallo, meno noto è il fatto che negli USA di recente è fallito (la notizia da noi è stata data a luglio) lo stato del Minnesota. “Shut down” c’è scritto sulle porte degli uffici pubblici. 24.000 dipendenti pubblici senza stipendi. Chiuse scuole, biblioteche, uffici pubblici che rilasciano certificati, ecc. Ovviamente le notizie filtrate in Europa sono poche e frammentarie, e i media si guardano bene dall’approfondire le ragioni, le conseguenze pratiche, e discutere le soluzioni, della crisi. E’ molto più importante discutere del numero di donne che frequentavano casa Berlusconi, se il premier prenda o no il Viagra, ecc. Ogni tanto, per variare, le pagine dei giornali vengono riempite dall’interessantissimo dibattito sulla battuta di Berlusconi sul nome del nuovo partito “Forza Gnocca” (intere pagine di giornali ho letto sui commenti dei vari schieramenti politici a questa problematica).
3) In Italia alcune notizie sono circolate poco. E pochi sanno che le varie casse professionali, come la cassa forense, la cassa del notariato, la cassa commercialisti, ecc., sono sull’orlo del fallimento perché, proprio pochi giorni prima del fallimento della Lehman Brothers, hanno acquistato un immenso pacchetto azionario proprio di questa banca; del resto la gran parte del patrimonio delle Casse è investita in titoli di Stato e obbligazioni varie, il che significa che presto salteranno per aria tutte. La maggior parte delle casse sono state di fatto commissariate, ma della cosa non si è accorto nessuno, perché non l’hanno chiamato commissariamento ma “istituzione di una commissione parlamentare di controllo”, ovvero una autorità di vigilanza sulla gestione finanziaria, che in genere è il preludio del fallimento. Per la cassa avvocati l’unico provvedimento di rilievo che si è avuto è stato quello di un aumento delle tasse per gli avvocati, che ora devono versare il 14 per cento alla cassa, mentre il cliente ne versa l’8 anziché il 4. In alcuni casi si è scoperto che alcuni investimenti erano stati effettuati in isole del Pacifico come le Cayman, ma ovviamente la cosa è passata quasi sotto silenzio. repubblica.it
4) La cosa più inquietante, poi, è che ogni volta che la BCE e i governi hanno varato delle misure anticrisi, tali misure si sono tradotte in due sostanziali vie: a) maggiori aiuti alle banche (soluzione geniale quanto voler risolvere il problema della mafia dando uno stipendio fisso ai mafiosi); b) aumentando le tasse, come ad esempio il recente aumento dell’IVA al 21 per cento.
Pare chiaro che questi e altri segnali in tal senso siano abbastanza univoci: la crisi si espanderà in tutta Europa, salvando solo la Svizzera e l’Inghilterra (quest’ultima infatti non a caso ha mantenuto la sua moneta, pur avendo il 17 per cento di quote nella BCE).
Soprattutto però, che la crisi ci sarà, lo ha detto di recente il ministro Tremonti. Lo ha detto chiaramente: ci sarà una crisi finanziaria peggiore di quella del 1929.
A questo punto le fonti devono considerarsi più che autorevoli.
“Verrà una crisi peggiore di quella del 1929”, detto da parte di un economista che peraltro è uno dei pochi che ha cercato fino ad oggi di parlare con una certa chiarezza, e che è senz’altro addentro ai meccanismi del sistema, significa fare un’affermazione che, a comprenderne il significato, è una specie di bomba.
Del resto, è sufficiente analizzare le cause che hanno portato alla crisi del 1929 in America, per capire che sta per abbattersi un fenomeno analogo oggi in Europa; tale crisi infatti fu provocata da una serie di fattori, che sono gli stessi dell’economia attuale: inflazione galoppante, indebitamento degli stati, politica bancaria tesa all’indebitamento dei privati, troppe speculazioni di natura esclusivamente finanziaria.
Tra la crisi del ’29 e quella prossima ventura, però, c’è una differenza di fondo: le varie monete dell’epoca erano comunque legate all’oro, cioé erano ancorate a beni reali, e quindi in una certa misura avevano un certo valore intrinseco; le monete di oggi sono carta straccia, e in alcuni casi non possono neanche definirsi “carta straccia”, in quanto la moneta è stata sostituita dalla cifra virtuale che compare su un computer o una tessera bancomat; tutto il patrimonio di una persona è composto esclusivamente da una cifra scritta su un pc, e infatti basta un clic per mandarlo in fumo.
Alla luce di tutte queste considerazioni, è assolutamente certo che la crisi deve ancora arrivare, dunque, e che sarà terribile.

3) La sospensione della corrente elettrica.

La cosa che mi ha più impensierito è questa storia della sospensione della corrente elettrica.
Ci sarà o no?
Sono mesi che osservo e cerco di capire.
Vediamo cosa ho potuto constatare.
1) Di recente c’è stata una sospensione della corrente elettrica in Belgio per diverse ore. Cause sconosciute.
2) Pochi giorni prima del Belgio era toccato alla California: 5 milioni di persone sono rimaste al buio per giorni. Anche qui le cause sono sconosciute e i media non hanno riportato alcuna notizia sulle conseguenze del black out. Silenzio tombale su un evento che pure meritava qualche riga in più.
3) A questo punto sono andato a rivedere le notizie relative al black out del 2004 in Italia. A quel tempo, andò via la corrente in tutta Italia per circa 12 ore. I giornali ci raccontarono che il fatto fu dovuto ad un albero che cadde su una linea dell’alta tensione in Svizzera. In questi anni ho parlato con persone che lavorano all’Enel e mi hanno tutte confermato che tale notizia era una balla clamorosa, perché una spiegazione di questo tipo è impossibile. Incuriosito maggiormente allora sono andato a leggermi la relazione tecnica della commissione di inchiesta istituita a suo tempo dal parlamento per indagare le cause del balck out. Il risultato è che i periti nominati non ci hanno capito un cazzo, finendo per concludere che erano necessari altri mesi per poter approfondire la questione. In conclusione: né i periti nominati, né il governo, né il parlamento, almeno ufficialmente, sanno perché ci fu il black out.
Insomma, si può ragionevolmente concludere che questi black out altro non siano che prove generali del black out futuro.
Dunque, leggendo le notizie relative ai black out, in effetti sembra di poter concludere che stiano facendo delle prove generali da qualche anno a questa parte per un futuro black out generale.
Ora la domanda è: quale scusa troveranno?
Mi pare infatti inverosimile che blocchino la corrente ovunque in Europa e America e poi ci raccontino che è stato un albero che è caduto su un traliccio.
Quindi ho pensato, o la notizia è falsa e viene diffusa solo per ingenerare terrore, oppure è vera, ma devo capire quale scusa troveranno.
La risposta mi è giunta inaspettata guardando un video di Swami Kriyananda – un leader spirituale della comunità Ananda, che si rifà agli insegnamenti di Paramahansa Yogananda – il quale ha parlato di una sospensione dell’energia elettrica per tre settimane, in conseguenza di una tempesta solare che ci sarà nel 2012. La cosa che mi ha colpito è la precisione e la sicurezza con cui indicava le modalità e la durata di questo evento, come se fosse informato con molta precisione.
A questo punto faccio un ulteriore controllo. In effetti pare che sia prevista una tempesta solare proprio per il 2012. Ce ne fu una alla fine dell’800, ma ovviamente non ebbe gli esiti disastrosi che potrebbe avere questa tempesta, in un’era in cui tutto funziona in base all’elettricità.
Ecco quindi il possibile colpo di genio dei nostri governanti. La sospensione dell’energia elettrica ci sarà e la colpa sarà addossata alla tempesta solare.

4) La dittatura prossima ventura.

Infine, la domanda che mi pongo è: ci sarà una dittatura?
Quando parlo con colleghi, “esperti” di diritto, o con gente comune, tutti ripetono a memoria la stessa manfrina: no, non è possibile che venga una dittatura, oggi siamo nell’Europa, ci sono le democrazie, la gente ha capito.
Questa risposta mi fa capire che l’indottrinamento portato avanti dai media e della letteratura ufficiale ha avuto perfettamente successo su tutti, persone colte e ignoranti.
Infatti la demenziale risposta non tiene conto del fatto che noi, di fatto, siamo già in una dittatura (infatti sono anni che non possiamo scegliere i nostri governanti e che destra e sinistra perseguono le stesse politiche alla faccia della volontà popolare) e che l’UE è già una dittatura (infatti la gente non conosce neanche il nome dei componenti delle istituzioni europee e il contenuto delle leggi che emanano; mentre la BCE è fuori dal controllo di qualunque stato e può imporre la sua politica monetaria come vuole).
Inoltre, come accade sempre, da millenni, la gente perde la memoria di quel che è successo in passato, e quindi la storia tende a ripetersi.
Infatti, per capire lo scenario che ci aspetta, non occorre essere né geni ne veggenti.
Basta guardare invece cosa è successo dopo il 1929 e vedere quale sarà il probabile scenario che ci aspetta dal 2013 in poi.
Bene. Cosa è successo dopo il 1929? Abbiamo in Italia il fascismo, in Germania il nazismo, e dopo la seconda guerra mondiale l’America ci ha “liberato”, facendo sì che la nostra politica sia stata sempre asservita supinamente a quella USA.
C’è da aspettarsi quindi che verrà una dittatura europea.
Ovviamente questa dittatura non si chiamerà “dittatura”. Non verrà un Hitler, un Mussolini, o un altro singolo soggetto, a dichiarare il partito unico e la guerra agli altri popoli per avere un impero.
Verrà invece un governo tecnico, di larghe intese, costituito da membri tecnici o dalle migliori menti della sinistra e della destra, i quali detteranno alcune soluzioni “tecniche” per risolvere la crisi (limitazioni delle varie libertà, giustizia sommaria, confische di beni, ecc.) e che muoveranno guerra solamente agli stati canaglia per portare la democrazia a colpi di milioni di morti e distruggendo intere civiltà.
Peraltro, il black out elettrico potrebbe essere in effetti la molla che farà scattare la scusa per un intervento militare.
Le leggi necessarie ci sono già: infatti è pronta la nuova superpolizia europea, Eurogendford, di cui i notiziari si sono guardati dall’informare; una superpolizia che sarà immune da responsabilità civili e penali, con poteri superiori a quelli dei servizi segreti nazionali, e che avrà diritto di vita e di morte (soprattutto di morte) sui cittadini scomodi.

5) Il possibile scenario futuro.

A questo punto lo scenario mi appare chiaro. Ci sarà la crisi, e per giunta sarà uno scenario apocalittico, perché si sommerà alla sospensione dell’energia elettrica in buona parte del mondo, cui seguirà un giro di vite dittatoriale.
La sospensione – o meglio le catastrofi cui porterà – non sarà però dovuta alla tempesta solare, come vorranno farci credere, e come la gente più credulona sarà disposta a pensare.
Sarà voluta dal sistema, perché sarebbe possibile informare la gente già fin da ora su come è possibile affrontare una simile catastrofe, mentre invece colpevolmente tacciono tutti.
Qualcuno obietta che non bisogna creare il panico tra la popolazione, e in questo trova la giustificazione al silenzio dei media.
Ma in realtà non si tratta di creare il panico.
Si tratta semplicemente di informare, senza creare allarmismi, e preparare le persone all’evento che probabilmente ci sarà.
Se poi tale evento non si verificherà, per un errore di previsione, per un miracolo, o semplicemente perché l’informazione è falsa, sarà tanto meglio per tutti.

6) Soluzioni.

E’ possibile prepararsi alla crisi in questo modo:
Non investire in prodotti finanziari, ma in beni reali: terreni, case, eventualmente oggetti di utilità (utensili, candele, ecc.).
Rivedere la propria cultura alimentare. E’ possibile alimentarsi, e bene, spendendo pochissimo e con poche cose al giorno se si conoscono le regole base dell’alimentazione (che non sono quelle ufficiali che, al contrario, sono false). In tal senso consiglio il libro di Arnold Ehret, “Il sistema di guarigione della dieta senza muco”.
Prepararsi a vivere in campagna. Nelle grandi città ovviamente la vita sarà più difficile. Non a caso negli ultimi decenni la politica dissennata dell’UE (con le sovvenzioni alle terre incolte, con l’introduzione di alcuni semi e la proibizione di altri, ecc.) ha distrutto l’agricoltura, costringendo contadini, agricoltori, pecorai, ad abbandonare le compagne, a non produrre più nulla, oppure li ha costretti ad un tipo di attività in cui si riesce a malapena a raggiungere il pareggio del bilancio quando va bene;
Il baratto. Nelle piccole comunità sarebbe necessario proporre sempre più insistentemente nuove forme di baratto. L’avvocato dà consulenze e servizi gratuiti; il falegname, il fabbro e gli artigiani lavoreranno gratuitamente; il medico curerà gratuitamente; chi ha la terra distribuirà i prodotti a tutti; chi non sa fare nulla imparerà ad aiutare le persone impegnate in lavori manuali o nella coltivazione della terra; ecc.
Recuperare la scienza delle erbe e delle piante. La quasi totalità delle piante che noi consideriamo inutili e che rappresentano “erbaccia”, sono invece commestibili e, sapute scegliere, rappresentano un ottimo alimento (senz’altro migliore di quello del McDonald’s) e molte hanno virtù medicinali, o servono a scopi vari come fabbricare saponi e altri prodotti utili per la quotidianità.
Se saremo pronti al caos, ce la caveremo con un po’ di fame, senza morire, e con un po’ di freddo. Se non saremo pronti e il crack ci sorprenderà, per milioni di persone, specie quelli che vivono nelle grandi città, potrebbe veramente essere un grande problema.
Per quelli che invece vivono in campagna, oppure in piccoli paesi, in fondo, potrebbe essere l’occasione per farsi qualche settimana di vacanza.
La dittatura che verrà potrà preoccupare solo alcune categorie. I pochi politici scomodi potrebbero essere eliminati. Gli intellettuali, i giornalisti e gli artisti che hanno denunciato il sistema potrebbero essere perseguitati; in realtà lo sono anche oggi, sia pure in forma indiretta, perché ogni intellettuale non allineato perde i lavori che fa, viene emarginato, come Barnard, Randazzo, e altri, quando non addirittura ucciso, come Pasolini, Rino Gaetano, Stefano Anelli, Mauro De Mauro, Ilaria Alpi, Graziella De Palo, Giancarlo Siani, Tobagi, D’Avanzo, ecc.
Ma per la maggior parte della gente, specie quella che vive nelle campagne e nei paesi, non ci saranno grossi problemi. Solo qualche auto di lusso in meno, e qualche soldo in meno sul conto corrente, ma tutto il resto rimarrà uguale. Cito una mia amica che vive in campagna, e che aveva fiutato la crisi anni fa, rendendosi conto che la politica comunitaria che dava fondi agli agricoltori per tenere le terre incolte era il preludio di un disastro planetario: “In cima a un monte, o in mezzo a un bosco, che ci sia una dittatura o una democrazia non fa una gran differenza”.
Per molte persone potrebbe essere addirittura l’occasione per rivedere i valori su cui hanno fondato la loro vita fin qui, e rimodellarla su parametri di riferimento diversi, e maggiormente ancorati a modelli di riferimento spiritualmente più elevati.
La crisi finanziaria, infatti, è stata resa possibile da un sistema di vita improntato al perseguimento di beni illusori e – la dimostrazione è nei fatti che stiamo vivendo – completamente effimeri.
Le élites finanziarie al potere hanno creato una popolazione, in Occidente, il cui unico fine era accumulare denaro, case, auto.
Molte persone hanno ucciso, si sono fatte corrompere, hanno venduto l’anima e la serenità per poter avere un’auto da 100.000 euro anziché da 10.000, una casa da 1 milione di euro anziché da 100.000, e soprattutto quella che, alla luce della crisi che sta per venire, si rivelerà una delle cose più inutili del mondo: un conto corrente ove la cifra che compaia sullo schermo sia il più possibile seguita da zeri.

7) Conclusioni finali.

Riassumendo. La crisi finanziaria attuale, con i disastri prossimi venturi, servirà a tre cose:
1) Far acquisire beni reali alle banche, in cambio della cessione di beni solo virtuali, come il denaro. Lo abbiamo spiegato nel nostro primo articolo sulla crisi finanziaria (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2008/10/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-e-chi.html)
2) Creare nuovi poveri e assoggettare ulteriormente la popolazione al potere delle élites finanziarie, per evitare che evolvano materialmente ma soprattutto spiritualmente (su cui v. il nostro articolo “A cosa serve la crisi finanziaria, parte 2”: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/08/cosa-serve-la-crisi-finanziaria-parte-2.html);
3) Instaurare una dittatura mascherata da finto governo di emergenza, facendo perire le persone più deboli e accelerare la creazione del New World Order.
E a coloro che sostengono che non è possibile, che oggi siamo in democrazia, che i nostri governanti non potranno mai provocare la morte di milioni di europei, è sufficiente ricordare che il Trattato di Lisbona è stato firmato dai nostri governanti; che i milioni di morti che abbiamo avuto in Vietnam, Corea, e oggi Iraq, Afghanistan, e che avremo in futuro nella inevitabile guerra all’Iran, e all’Islam, li hanno voluti i nostri Bertinotti, D’Alema, Fini, Gasparri, Di Pietro, Veltroni, Berlusconi, Pannella, Bonino. E per questa gente, un iracheno vale quanto un napoletano, un torinese, o un sardo. Meno della carne da macello, perché questa almeno serve a mangiare e dal macellaio ha un valore; noi, per loro siamo solo delle rotture di coglioni inutili (come sostanzialmente sostiene Marco Della Luna nel libro “Oligarchia per popoli superflui”).

Grecia, la nuova consapevolezza della protesta




La pressione e la brutalità delle politiche economiche esercitate dal governo o chi per esso, non hanno permesso a un'intera società di riorganizzarsi, di pensare ai modi e ai tempi di una reazione ordinata, metodica e, soprattutto politica.
In occasione del 15 ottobre, giornata nella quale si sono dati appuntamento i movimenti che protestano contro le politiche economiche di molti governi, i greci, già da due anni, si trovano nella posizione di chi sta subendo il neo-liberismo nella sua forma più dura. Al tempo, era lo scorso maggio quando gli "aganaktismeni", gli "indignati" ellenici, occuparono le piazze di molte città e l'occupazione di Piazza Syntagma, ad Atene, ebbe termine a fine luglio. Che cosa sia successo all'indignazione greca e cosa sia possibile prevedere circa i fermenti sociali futuri, è Ghiorgos Kontostavlos, sociologo, a spiegarlo.
Sono quasi due anni che la società greca vive sulla propria pelle il pieno spiegamento delle politiche neo-liberiste. L'indignazione delle piazze si è espressa da maggio fino a luglio, coinvolgendo, in tutto il Paese, circa due milioni e mezzo di persone. D'altra parte, nelle ultime settimane, le occupazioni di uffici pubblici, gli scioperi e le manifestazioni sono diventate un fenomeno quotidiano. Il 19 ottobre i sindacati hanno indetto uno sciopero generale di 48 ore che, con ogni probabilità, sarà massiccio. Sono, questi, elementi utili a capire se la protesta delle piazze di tutto il mondo, programmata per il 15 ottobre, avrà successo in Grecia, ad Atene se non altro, dove, però, gli "indignati" tacciono da agosto?
Credo che il valore politico di un movimento che va diffondendosi ovunque sia, in Grecia, attenuato dal fatto che qui non esiste la tradizione della società civile. Al suo posto, storicamente, si sono sviluppati solo rapporti clientelari, che si imposero già alla fondazione dello Stato greco, nel 1821. I partiti politici borghesi non si formarono, infatti, che nel 1910 mentre, parallelamente, tutto il XX secolo fu costellato da dittature che ponevano, al loro centro ideologico, il rapporto fra società ed esercito; quest'ultimo sostenne sempre il ruolo di depositario del potere, mentre paternalismo e populismo penetrarono la coscienza politica dei greci, governanti e governati.
La vera tragedia, però , seguì la seconda guerra mondiale e quella civile: fino al 1974 e alla caduta della giunta militare instauratasi nel 1967, la Grecia visse in condizioni di paura, violenza e illegalità, che non colpivano solo la sinistra ma chiunque fosse semplicemente democratico. Ciò ha significato che i greci non abbiano mai potuto imparare a vivere all'interno di una società abituata a rivendicare, sentendo di dover delegare le proprie esigenze a capi, a uomini politici di carisma populista, che hanno guidato il Paese fino alla metà degli anni '90.
Seguendo il suo capo, grande parte della piccola e media borghesia e degli impiegati statali è andata costruendo una società che, nel giro di meno di due anni, va ora disfacendosi. Quando non hai soldi per pagare la luce e il gas, si pone una questione di democrazia, relativa ai diritti sociali e allo sviluppo della società civile. Ma prima ancora, quando non hai soldi per fare benzina e devi usare l'auto per andare al lavoro che non sai se avrai fra due mesi, vivi uno shock.
Ora, io credo che la società greca sia quella più colpita in Europa e credo anche che non si sia ancora ripresa: non ne ha avuto il tempo, infatti. La pressione e la brutalità delle politiche economiche esercitate dal governo o chi per esso, non hanno permesso a un'intera società di riorganizzarsi, di pensare ai modi e ai tempi di una reazione ordinata, metodica e, soprattutto, politica.

Siamo ancora dolenti per i colpi ricevuti che continuano e si intensificano, eppure credo che qualcosa stia succedendo. Sono molti gli indizi che mi portano a credere che, piano piano, la società greca si stia rendendo conto della violenza esercitata dai centri politici e decisionali che governano il Paese. In questo quadro, direi che il movimento delle piazze, che non mi piace definire "indignati", non sia stato sconfitto ma si sia ritratto e si stia riorganizzando. La rabbia, ormai, si è consumata e, poco alla volta, si sta formando un'onda costituita da persone che sanno di essere state depauperate e hanno deciso di riconquistare la loro vita e non quella che avevano prima.
Non so se il 15 ottobre a Syntagma ci saranno tante o poche persone, sicuramente quelle che parteciperanno alla mobilitazione saranno diverse, cambiate da una nuova consapevolezza.
Colpisce il pensiero espresso da una degli "indignati" della primavera scorsa: "mi hanno trasformata in una persona piena di rancore e aggressività, che fa fatica a ricordare il rispetto per le istituzioni".
La crisi economica è evoluta in crisi della democrazia. Il governo ha agito in modo spesso incostituzionale, basti pensare al numero di misure approvate dalla maggioranza parlamentare che incidono sul 2014 o sul 2015, anni in cui il mandato dell'esecutivo attuale sarà scaduto. Si deve, poi, prendere in considerazione il ruolo della maggior parte dei mezzi di informazione, divenuti centri di propaganda governativa sistematica. I cittadini, ormai, hanno perso la fiducia e si sentono assediati, mentre sanno benissimo che i sacrifici che fanno non servono assolutamente a nulla. Questo è un primo passo, molto importante; quello che ora si rende necessario è incanalare la rabbia e trasformarla in progetto politico.
Tutti i sondaggi concordano circa tre aspetti: il 36 per cento risponde che non sa cosa voterà alle prossime elezioni, il bipolarismo storico è in crisi e la sinistra, nel suo insieme, raccoglie il trenta per cento dei consensi.
La partita politica si gioca, e continuerà a giocarsi, attorno a chi sostiene le scelte dettate dai creditori della Grecia, da una parte e, dall'altra, attorno a chi vi si oppone. Le forze politiche dell'opposizione devono trovare un'alternativa realistica, capace di convincere l'enorme numero di cittadini che, oggi, dichiarano che non andranno a votare. L'astensionismo registrato dai sondaggi è molto preoccupante e non fa che confermare quello che credo essere il problema più grave che abbiamo: la crisi della democrazia e delle istituzioni. In questo credo che la Grecia non possa risolvere da sola i suoi problemi. Solo attraverso l'azione comune a livello di popoli europei, si può pensare di cambiare le cose radicalmente.

Da Atene,
Margherita Dean