Gli orrori segreti dell'’allevamento industriale


Riportiamo un'interessantissimo articolo tratto da:slowfood.it


Cafo, gli orrori segreti dell’allevamento industriale

Tema trattato: Alimentazione
Numero commenti: 10

16/11/2011 - Se il consumo di carne nel mondo costantemente aumenta, potremmo ipotizzare che i Cafo siano il solo metodo moderno a essere in grado di garantire nutrimento per 7, 8 e poi 9 miliardi di persone


L’acronimo Cafo sta per Concentrated Animal Feeding Operation e descrive il modello industriale di allevamento che gli Stati Uniti hanno perfezionato e che si sta diffondendo nel mondo.


I Cafo inseguono fondamentalmente un solo paradigma: efficienza. Raggiungibile concentrando gli animali in spazi ristretti, per far loro guadagnare grasso nel minor tempo possibile al minor costo, in barba a qualsiasi standard minimo del benessere animale. Molto più semplicemente si potrebbero definire: “Campi di concentramento industriali per animali”.


Questo è proprio ciò che ci dice il libro della Foundation for Deep Ecology intitolato CAFO: the tragedy of industrial animal factories.

Shock, orrore e disgusto sono alcune delle sensazioni che si possono provare guardando le 450 foto che illustrano i “dietro le quinte” di questi allevamenti. Soprattutto se si pensa che in Usa la maggior parte dei prodotti animali consumati passano per questo sistema.



Se il consumo di carne nel mondo costantemente aumenta, potremmo ipotizzare che i Cafo siano il solo metodo moderno a essere in grado di garantire nutrimento per 7, 8 e poi 9 miliardi di persone.


Il libro offre l’occasione di farsi un’idea del reale costo della carne a buon mercato. Saggi di Robert Kennedy Jr., Anna Lappe, Wendell Berry, Michael Pollan e altri svelano il vero volto dei Cafo: il loro impatto sull’ecosistema e sulle comunità rurali e gli incentivi statali che rendono queste operazioni possibili e finanziariamente proficue. Se siamo informati però, possiamo diventare “l’esercito attivista” di una campagna per eliminare questo scempio della natura.



Le foto parlano da se, ma anche i numeri non scherzano... La mucca da latte ingozzata di mangimi con mammelle innaturalmente ingigantite, dopo decenni di allevamento industriale, è diventata una mera macchina da mungere: nel 1950 poteva produrre circa 2400 chili di latte l’anno, nel 2000 si è arrivati a 8150 chili.
Le galline ovaiole nei Cafo sono relegate in gabbie non più grandi di un foglio A4.
Le stanze da gestazione per le scrofe hanno lo stesso volume di un sedile in un aereo passeggeri.













La lista degli effetti deleteri dei Cafo è lunga: dall’enorme quantità di liquami prodotti, all’inquinamento ambientale, ai rischi per la salute umana, alla distruzione del paesaggio, alla cancellazione delle comunità agricole locali. Non è inusuale che un Cafo di 100 acri (40 ettari circa) produca liquami quanto una città di 100 000 abitanti. La differenza sta nel fatto che per le scorie degli allevamenti non ci sono piani adeguati di monitoraggio. Il liquame viene semplicemente spruzzato sui campi adiacenti o convogliato in enormi vasche che spesso non sono impermeabili, consentendo al letame di infiltrarsi nelle falde acquifere sottostanti.

CAFO: the tragedy of industrial animal factories lancia un chiaro messaggio: il sistema industriale di allevamento in Usa è inaccettabile. E queste foto ce lo dimostrano più di infinite chiacchiere.

Se vuoi acquistare on line il libro clicca qui

Per saperne di più:
Cafo website

Luca Bernardini
l.bernardini@slowfood.it
Fonte:
The Ecologist

Amministrative 2012: Scegli il Sindaco con il Cuore




Il 6-7 Maggio in più di 1000 Comuni Italiani, i cittadini saranno chiamati alle Urne per decidere il loro futuro Sindaco.

Chi scegliere?

Come fosse un film già visto, prima delle elezioni piovono promesse di cambiamenti radicali su ogni genere di argomento, ma all'Ambiente ed agli Animali qualcuno ci pensa??
Forse non interessa il voto degli animalisti? Oppure è un tema inutile da trattare?
E' normale trovarsi confusi sulla decisione finale!
Abbiamo quindi pensato di preparare una lettera da inviare a tutti i canditati sindaco dei comuni per chiedergli di prendere una posizione riguardo al prossimo Referendum sulla Caccia in Piemonte, e come intenderà tutelare l'ambiente e gli animali una volta che sarà alla direzione del proprio Comune.
I Candidati verranno quindi messi a confronto, e ben sapendo che una grande massa può decidere le sorti della sua campagna elettorale, certamente prenderanno più in considerazione la tutela Ambientale.

E' IMPORTANTE che ogni cittadino, che abbia a cuore la propria Terra, partecipi a questa iniziativa.
Abbiamo riportato alcuni indirizzi mail, ma chi volesse può aggiornare la lista, completando così il messaggio.

federicoborgnasindaco@gmail.com, info@ericagiordano.it, info@bertonesindaco.it, info@sondaitalia.com, 
leganordcn@leganordcn.it, massimiliano.caramazza@gmail.com, info@castellinosindaco.com, 
idvprovinciadicuneo@gmail.com, IDVALBA@gmail.com, info@pdcuneo.it, 
staffgruppoconsiliare@piemonte5stelle.it, giorgio.bertola@piemonte5stelle.it, pps@iol.it, info@movimento.asti.it


OGGETTO: SCELTA A CHI DEDICARE IL VOTO


Buongiorno, 
facciamo parte di un'associazione di ambientalisti e animalisti. 
In vista delle prossime elezioni amministrative in Piemonte, siamo ancora decisamente confusi a chi dedicare il nostro democratico Voto.
Un pò delusi però, ci siamo accorti che nei vostri programmi avete molto a cuore moltissimi temi, ma della tutela e protezione degli animali e dei loro 
preziosi habitat, quasi non ne fate parola.
Ci piacerebbe sapere qual'è la Vostra posizione riguardo al prossimo referendum sulla Caccia previsto per il 3 Giugno in Piemonte, il quale sta passando quasi inosservato.
Sapere di eleggere un Sindaco dotato di Coscienza ed Amore per la Natura e gli Animali, ci renderebbe tutti più propensi a sostenerlo il 6-7 maggio,
ed eventualmente in un Suo ballottaggio.
Mi auguro che l'argomento vi stia a cuore tanto quanto i nostri voti, perchè siamo decisi a sostenere SOLTANTO chi ha rispetto e cura per l'Ambiente.
Attendiamo una Vostra gradita risposta, in attesa aspettiamo di conoscere più pubblicamente la vostra posizione in merito.
Saluti

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Nei commenti inseriremo le risposte dei vari candidati.


Consumo Consapevole: Custodia I-Pad Apple


Negli acquisti di tutti i giorni, si può incappare senza volerlo, in prodotti Insanguinati, che nascondono dietro un'enorme sofferenza da parte di centinaia di creature; oltre ad un pericoloso inquinamento dovuto a sostanze chimiche rilasciate negli scarichi delle fogne.
-Quando l'avete acquistato non vi hanno parlato di tutto ciò? Strano!
Fate molta attenzione quando vi decantano prodotti in Vera Pelle, perchè quella "pelle" appunto era poco tempo prima, di proprietà di cuccioli di cane (in particolare lupo e husky), gatti, coniglietti, scoiattoli, linci, ermellini (ne possiede una collezione pure il Papa), volpi, lupi, cinghiali, castori,  foche, procioni, orsi, ... Scuoiati Vivi per poi rivendere il loro rivestimento per pochi euro.
-Orrendo vero
Purtroppo è pura realtà, e per fermare tutto ciò basta solamente evitare prodotti con rivestimenti in Vera Pelle oppure con Inserti Animale(Leggi: Inserti Animale: Attenzione ai Capi Insanguinati)

In particolare, da poco abbiamo scoperto che pure la grande multinazionale della Apple, commissiona rivestimenti per il loro pregiato I-Pad, in Vera Pelle!
Ce lo fa notare proprio una nostra lettrice, la quale ha inviato in redazione questa lettera di disappunto.
Forniamo l'indirizzo mail, nel caso voleste seguire il suo esempio ed inviare direttamente all'ufficio vendite Apple i vostri commenti riguardo questa tremenda, assurda ed evitabile barbaria.

Mail Apple: contactus.it@euro.apple.com

Buongiorno
sono una vostra cliente e vi scrivo per esporvi un problema.
Avendo ricevuto in regalo l'I-Pad 2, sono andata a cercare subito tutti gli accessori necessari per corredarlo.
Mi sono recata in un negozio ed ho iniziato a scegliere tra pellicole protettive, cavi supplementari per varie connessioni, poi sono arrivata alle cover, e qui, con mio grande dispiacere ho notato che la Apple ne propone una in
Vera Pelle
Sono passata dallo stupore al disappunto, e ovviamente non ho avuto nemmeno più voglia di acquistare tutto quello che avevo precedentemente scelto, ed ora mi ritrovo a non volere nemmeno più il tanto decantato I-Pad.
Non capisco perchè bisogna uccidere un animale per togliergli ciò che natura ha donato a lui, per rivestire un esempio di tecnologia che non ne ha bisogno, o patisce il freddo?
Non mi dispiace informarvi che ho deciso di rendere il mio regalo al negozio e di acquistare un altra marca, che non preveda una tale barbaria.
Spero di poter leggere presto che l'Apple ha ripensato alla sua linea di accessori, sostituendo la Pelle con altri materiali più consoni e moralmente corretti.
Fino ad allora non sarò vostra cliente e non potrò che sconsigliarvi ad amici, parenti e conoscenti.
Saluti

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Il Servizio Consumatori Apple risponde:

Gentile Cliente,

Grazie per aver contattato Apple.

Apple non fa commenti sulle speculazioni, sulle decisioni dei prodotti, programmi, aggiornamenti o promozioni che non sono stati ufficialmente annunciati.

Apple comunque apprezza sempre i feedback dei nostri clienti siano essi positivi o negativi. In questo modo possiamo migliorare il nostro servizio per assicurarci che esperienze come la Sua non si ripetano.

La Sua segnalazione verrà rivista internamente e condivisa con i dipartimenti competenti

Grazie per la vostra email.

Cordiali Saluti,

Loredana
Apple Online Store
Apple Distribution International

IT 800 554 533
Pagine Utili
http://store.apple.com/it/help
Online Self Service
http://store.apple.com/it/orderstatus






Consumo Consapevole: Winni's



Quanto può essere difficile fare una "SPESA CONSAPEVOLE"?
Per chi Vuole cambiare, sta diventando veramente difficile sapere cosa comprare, per evitare di finanziare atrocità come Allevamenti intensivi, Caccia, Vivisezione, Mattanze di animali innocenti, Guerra, Lobby ecc..

Vogliamo quindi segnalarvi una marca che eccelle in tutti gli aspetti!

Si chiama Winni's, l'abbiamo notata per la prima volta qualche mese fa in un negozio della catena "Acqua & Sapone", ma con grande stupore iniziamo a vederla sui volantini dei principali centri commerciali.

La gamma di prodotti varia dal bucato alla pulizia domestica.
La confezione è completamente RICICLABILE, il detersivo all'interno è BIODEGRADABILE, ma la cosa fondamentale è che NON SONO TESTATI SU ANIMALI.
Il prezzo? La qualità prezzo è eccellente, siccome hanno la stessa efficacia dei prodotti più noti, ed un costo per fin inferiore.

Appoggiamo in pieno la filosofia di questo marchio, con la speranza che la piccola e grande distribuzione valuti l'importanza di offrire ai propri clienti prodotti CRUELTY FREE, cioè privi di alcuna sofferenza per il Pianeta e per gli Animali.

Vi invito a visitare il loro sito internet: Winni's

Per chi volesse approfondire l'argomento Detergenti, vi invitiamo a leggere questo articolo:
Detersivi e Detergenti: Ci Stiamo Avvelenando da Soli? 

Vi ricordiamo inoltre che nel momento dell'acquisto di prodotti per l'igiene personale piuttosto che domestica, date SEMPRE la preferenza alle aziende con il marchio CRUELTY FREE, sostenuto dalla Lav.



-Ci teniamo a precisare che l'appoggio alle Eco-Aziende, ha l'unico fine di informare il consumatore finale.

Consumo Consapevole: Nivea





Quanto può essere difficile fare una "SPESA CONSAPEVOLE"?
Per chi Vuole cambiare, sta diventando veramente difficile sapere cosa comprare, per evitare di finanziare atrocità come Allevamenti intensivi, Caccia, Vivisezione, Mattanze di animali innocenti, Guerra, Lobby ecc..

Con l'aiuto di una nostra cara lettrice, ci siamo impegnati a contattare i marchi più commerciali, per chiedergli il loro rapporto con la sofferenza dell'Ambiente e degli Animali.

La loro risposta ci potrà quindi dare una rassicurazione, confermando o meno la nostra fiducia in quella Azienda.

Vi invito pertanto a contattare voi stessi i servizi dedicati ai consumatori per poter accertare, se il prodotto che acquistate non ha alcun legame con la sofferenza o l'abuso di alcun essere vivente al mondo, quindi CRUELTY FREE, oppure no.
La vostra mail verrà poi pubblicata ed aiuterà così altri consumatori ad effettuare una Spesa Intelligente. 

Ricorda che l'Unico modo di Cambiare il Mondo è Cambiare Se Stessi.
Cambiando noi stessi, cambieremo le scelte di acquisto; il Vero Potere è quindi in mano al CONSUMATORE!





Lettera inviata al servizio consumatori Nivea, il 28 Marzo 2012.
Mail: it_it_contactform@Beiersdorf.com






Buongiorno
vorrei sapere se i vostri prodotti,  sono tesatati su animali, o se Buongiorno
mi chiamo Barbara e sono una vostra cliente.
Vi contatto per avere un informazione. 

I prodotti della vostra linea vengono testati su animali, soprattutto quelli della LINEA BABY
Direttamente o indirettamente sovvenzionate tali test?
Ve lo chiedo perchè credo sia un mio diritto sapere se i prodotti che uso quotidianamente sono causa della sofferenza di altri esseri viventi, e se così come spero non lo sono, sarà mio piacere farvi pubblicità.
Vi ringrazio per l'attenzione dedicatami
saluti

Barbara






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La ringraziamo per averci contattato.

La informiamo che in conformità alle normative italiana ed europea, Beiersdorf non conduce test su animali, né acquista materie prime testate su animali. 

L'azienda promuove tali politiche nel pieno rispetto della natura e delle sue risorse ed da oltre 20 anni ha sviluppato con successo test alternativi in vitro.

Può trovare ulteriori informazioni qui: http://www.sustainability.beiersdorf.com/Products/Animal-Protection.aspx?l=2

Confidando di averla tra le nostre consumatrici, porgiamo cordiali saluti.

Il NIVEA OnLine Team.


-----Messaggio originale-----
Da: it_it_contactform@Beiersdorf.com [mailto:it_it_contactform@Beiersdorf.com]
Inviato: mercoledì 28 marzo 2012 16.36
A: Contatto /BDF MIL
Oggetto: NIVEA.it contact form - new user request

Message
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Subject: QUESTIONS - PRODUCTS
Message: 

Consumo Consapevole: L'Oréal


Quanto può essere difficile fare una "SPESA CONSAPEVOLE"?
Per chi Vuole cambiare, sta diventando veramente difficile sapere cosa comprare, per evitare di finanziare atrocità come Allevamenti intensivi, Caccia, Vivisezione, Mattanze di animali innocenti, Guerra, Lobby ecc..

Con l'aiuto di una nostra cara lettrice, ci siamo impegnati a contattare i marchi più commerciali, per chiedergli il loro rapporto con la sofferenza dell'Ambiente e degli Animali.

La loro risposta ci potrà quindi dare una rassicurazione, confermando o meno la nostra fiducia in quella Azienda.

Vi invito pertanto a contattare voi stessi i servizi dedicati ai consumatori per poter accertare, se il prodotto che acquistate non ha alcun legame con la sofferenza o l'abuso di alcun essere vivente al mondo, quindi CRUELTY FREE, oppure no.
La vostra mail verrà poi pubblicata ed aiuterà così altri consumatori ad effettuare una Spesa Intelligente. 

Ricorda che l'Unico modo di Cambiare il Mondo è Cambiare Se Stessi.
Cambiando noi stessi, cambieremo le scelte di acquisto; il Vero Potere è quindi in mano al CONSUMATORE!


Lettera inviata al servizio consumatori L'Oréal, il 28 Marzo 2012
Mail: servizioconsumatori@it.loreal.com



Buongiorno
mi chiamo Barbara e sono una vostra cliente.
Vi contatto per avere un informazione. I prodotti della vostra linea vengono testati su animali? Direttamente o indirettamente sovvenzionate tali test?
Ve lo chiedo perchè credo sia un mio diritto sapere se i prodotti che uso quotidianamente sono causa della sofferenza di altri esseri viventi, e se così come spero non lo sono, sarà mio piacere farvi pubblicità.
Vi ringrazio per l'attenzione dedicatami
saluti


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Gentile Signora Barbara, 
Abbiamo ricevuto la sua e mail e La ringraziamo molto per averci contattati.  
La Sua e-mail ci dà l’opportunità di fornirLe alcune precisazioni a proposito della posizione del Gruppo L’Oréal in relazione ai test sugli animali. L’Oréal  è un pioniere nello sviluppo dei metodi alternativi in cosmetica. In 20 anni il gruppo L’Oréal ha investito oltre 600 milioni di euro in questo campo, dove sono impegnati oltre 100 ricercatori.Dal 1983 L’Oréal non testa i propri prodotti finiti che con metodi alternativi. Inoltre, molti dei metodi alternativi  attualmente  validati a livello europeo nascono proprio dall’ imponente sforzo di ricerca del gruppo. Nuovi ingredienti per L’Oréal e per tutte le marche del gruppo sono sistematicamente testati solo su modelli di tessuto cutaneo ricostruiti in laboratorio. Questo impegno è stato riconosciuto in modo autorevole. Progetti di ricerca eseguiti con la collaborazione ed il sostegno di L’Oréal hanno nel 2010 ricevuto importanti premi anche da organizzazioni come Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), la più grande associazione mondiale per i diritti degli animali.Assicuriamo ogni nostro sforzo e importanti investimenti perché i test alternativi possano presto costituire l’unico standard di valutazione.Nel rispetto dei criteri di sicurezza e di efficacia necessari per ogni nostro nuovo ingrediente, a tutela dei nostri consumatori in tutto il mondo.Ulteriori particolari possono essere trovati online, all’indirizzo http://www.sustainabledevelopment.loreal.com/innovation/towards-a-new-safety-assessment.asp 
Cordiali saluti
Servizio Consumatori – L’OREAL -
 Rebecca

Consumo Consapevole: Piastra Imetec Bellissima



Quanto può essere difficile fare una "SPESA CONSAPEVOLE"?
Per chi Vuole cambiare, sta diventando veramente difficile sapere cosa comprare, per evitare di finanziare atrocità come Allevamenti intensivi, Caccia, Vivisezione, Mattanze di animali innocenti, Guerra, Lobby ecc..

Con l'aiuto di una nostra cara lettrice, ci siamo impegnati a contattare i marchi più commerciali, per chiedergli il loro rapporto con la sofferenza dell'Ambiente e degli Animali.

La loro risposta ci potrà quindi dare una rassicurazione, confermando o meno la nostra fiducia in quella Azienda.

Vi invito pertanto a contattare voi stessi i servizi dedicati ai consumatori per poter accertare, se il prodotto che acquistate non ha alcun legame con la sofferenza o l'abuso di alcun essere vivente al mondo, quindi CRUELTY FREE, oppure no.
La vostra mail verrà poi pubblicata ed aiuterà così altri consumatori ad effettuare una Spesa Intelligente. 

Ricorda che l'Unico modo di Cambiare il Mondo è Cambiare Se Stessi.
Cambiando noi stessi, cambieremo le scelte di acquisto; il Vero Potere è quindi in mano al CONSUMATORE!



Lettera di indignazione rivolta all'IMETEC
Mail: Sito IMETEC 


Buongiorno,
mi chiamo Barbara e sono una vostra cliente da anni, ho sempre preferito i vostri prodotti per la robustezza e la qualità. Da tempo ero intenzionata ad acquistare una piastra per capelli,e dopo attente valutazioni sono arrivata alla scelta della BELLISSIMA BA8 230I. Arrivata a casa con la mia bella confezione ho fatto l'amara scoperta: il manico della piastra è in VERA PELLE!!!
Ma come si può, mi chiedo io, uccidere un animale per rivestire un manico di una piastra per capelli? 
QUALE utilità può avere? 
DELUSA E ARRABBIATA, spero ripensiate alla linea cambiando questo inutile e doloroso accessorio, in attesa chiederò al negozio dove l'ho acquistata la sostituzione e mi guarderò bene prima di acquistare altri vostri prodotti, certo, non sono la vostra unica cliente, ma nemmeno l'unica cliente con una coscienza.
Attendo una vostra risposta



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Risposta tutt'ora non pervenuta.

Consumo Consapevole: Johnson & Johnson



Quanto può essere difficile fare una "SPESA CONSAPEVOLE"?
Per chi Vuole cambiare, sta diventando veramente difficile sapere cosa comprare, per evitare di finanziare atrocità come Allevamenti intensivi, Caccia, Vivisezione, Mattanze di animali innocenti, Guerra, Lobby ecc..

Con l'aiuto di una nostra cara lettrice, ci siamo impegnati a contattare i marchi più commerciali, per chiedergli il loro rapporto con la sofferenza dell'Ambiente e degli Animali.

La loro risposta ci potrà quindi dare una rassicurazione, confermando o meno la nostra fiducia in quella Azienda.

Vi invito pertanto a contattare voi stessi i servizi dedicati ai consumatori per poter accertare, se il prodotto che acquistate non ha alcun legame con la sofferenza o l'abuso di alcun essere vivente al mondo, quindi CRUELTY FREE, oppure no. 
La vostra mail verrà poi pubblicata ed aiuterà così altri consumatori ad effettuare una Spesa Intelligente. 

Ricorda che l'Unico modo di Cambiare il Mondo è Cambiare Se Stessi.
Cambiando noi stessi, cambieremo le scelte di acquisto; il Vero Potere è quindi in mano al CONSUMATORE!



Lettera inviata al servizio consumatori della Johnson & Johnson, il 3 Aprile 2012.
Mail: JohnsonJohnsoninfoline-it@sitel.com


Buongiorno,
mi chiamo Barbara e sono la mamma di un bimbo di 12 mesi; ho utilizzato spesso i vostri prodotti ma ora avrei bisogno di un informazione della quale prima non avevo fatto caso: quali test vengono effettuati per i vostri prodotti? vengono impiegati degli animali? Sovvenzionate tali test direttamente o indirettamente?
Attendo una vostra risposta
Barbara

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3 Aprile 2012
Gentile Signora Barbara,
La ringraziamo per averci contattato e Le inoltriamo  di seguito i contenuti di un Comunicato rilasciato da Johnson & Johnson, concernente il divieto di sperimentazione sugli animali:
Johnson & Johnson prende molto sul serio la sua responsabilità nei confronti dei suoi consumatori in tutto il mondo nonché la protezione degli animali.
In Europa, Johnson & Johnson non effettua più  esperimenti su animali per testare i prodotti cosmetici e non medici da oltre 15 anni.
Il diritto europeo vieta dal settembre 2004  la sperimentazione sugli animali dei prodotti cosmetici. Dal 11 marzo 2009, si spinge oltre ed afferma:
- E’ vietato testare gli ingredienti dei cosmetici sugli animali nella UE
- E 'vietato vendere in UE dei prodotti cosmetici i cui ingredienti cosmetici siano stati testati su animali dopo il 11 marzo 2009.
Alcune valutazioni complesse di sicurezza, per le quali questa legge entrerà in vigore a partire dal marzo 2013, sono un'eccezione.
L'industria cosmetica nell'Unione europea è molto attiva nello sviluppo di metodi alternativi e riconosciuti dalle autorità.
La cooperazione tra tutte le parti interessate (autorità nazionali e organizzazioni europee per la difesa dei consumatori, lega protezione degli animali, ecc.) è necessaria. IL EPAA "partenariato europeo sui metodi alternativi alla sperimentazione animale", ad esempio, gestito dalla Commissione europea e l'industria, persegue questo obiettivo. Johnson & Johnson si è impegnata a varie iniziative del EPAA.
Inoltre, Johnson & Johnson partecipa a progetti di sviluppo di metodi alternativi per l'industria cosmetica COLIPA.
Augurandoci di averLe fatto cosa gradita, La salutiamo cordialmente.
Per qualsiasi ulteriore informazione La preghiamo di contattarci allo 06.910.96.273.
Cordiali saluti,

Consumer Care
Johnson & Johnson Divisione Marketing

Johnson & Johnson S.p.A.
S A N T A   P A L O M B A      –      P O M E Z I A     ( R O M A )                                                   
C A S E L L A     P O S T A L E   N.  5 5   –   0 0 0 4 0    P O M E Z I A

ISCRITTA PRESSO TRIBUNALE
DI ROMA REGISTRO DELLE
SOCIETA AL N. 353/67
CODICE FISCALE 00407560580
PARTITA IVA 00884611005

C.C.I.A.A. 301822
CABLE JOHNSON - POMEZIA C.C.I.A.A.
FAX  9194229
TEL. 91096.1 (SELEZ. PASSANTE)
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Thank you.

Referendum sulla caccia in Piemonte


Legambiente inizia
dalla zona Ovest, ma manca
un coordinamento

ANTONELLA MARIOTTI
TORINO





Nascono i comitati della campagna per il Referendum sulle limitazioni alla caccia in Piemonte. Ma la campagna per chiamare i piemontesi al voto è faticosa e soprattutto sembra ancora scoordinata. Le firme per il referendum sono state raccolte nel 1987, dopo quasi trent’anni il Tar ha dato ragione agli animalisti/ambientalisti e adesso la Regione si trova a dover tirare fuori almeno una decina di milioni di euro per votare il 3 giugno.


Ieri la presentazione di uno dei comitati per il voto, ma si tratta di un nucleo di tre comuni: Collegno, Alpignano, e Rivoli. «Sono tre grandi comuni del Torinese» ha detto Gianni Pesce del circolo di Legambiente di Collegno. Il problema però è che si vota in tutto il Piemonte e ancora non si è vista una campagna referendaria che coinvolga tutta la Regione. «Non è solo nostra responsabilità. La Regione ha prima finto di volere un accordo, che è fallito, poi non ci ha dato la certezza della data del referendum fino a pochi giorni fa. E adesso dicono che entro il 13 aprile, dopo domani, potrebbero ancora riuscire a varare una legge che faccia saltare il referendum».

Michele Suma, presidente di «Amici degli Animali», e soprattutto nel Pd di Collegno, dice anche che quei milioni di euro che «ci costerà il referendum potevano essere spesi per assumere i duecento precari in Regione. Ma hanno voluto far fallire ogni accordo tentando di far fallire il quorum del Referendum». E infatti le associazioni di cacciatori si guardano bene da far qualsiasi campagna contro, se la maggioranza più uno non andrà a votare, qualsiasi risultato sarà vano e tutto rimarrà com’è.

Il quesito referendario è molto lungo ma semplice e richiede un solo voto: Sì per chi vuole limitare le doppiette, No per coloro che vogliono che la legge resti tal quale. «Stiamo chiedendo anche l’aiuto di agricoltori e cittadini - spiega Fabio Dovana presidente regionale Legambiente - che pur non essendo animalisti passeggiare senza essere impallinati, o non vogliono estranei nei loro terreni». Intanto giovedì 19 aprile presentazione del «Comitato zona Ovest» a Collegno, in sala Bendini, alle 20,45. Si parlerà di Referendum con politici e ambientalisti.






Novità Editoriali: Il Lato Oscuro della Moda

Riporto e Consiglio a tutti i lettori di Presa Coscienza: IL LATO OSCURO DELLA MODA.
Una novità libraria veramente interessante oltreché commerciale.
L’autore opera da sempre nella industria della moda, in specie nel campo commerciale, è un manager molto conosciuto: la Suatestimonianza è veramente autorevole proprio perché è una rotella del sistema…non a caso l’autore si cela dietro l’anonimato…ha ovviamente il dovere e il diritto di proteggersi dal momento che è un ambiente anche spietato…dove si muore anche…



Se stai per comprare un capo Made in Italy, pensa
Pensa a come è stato fatto, da chi, dove, in quali condizioni e perché
Pensa a quanto lo stai pagando e a quanto è costato a chi lo ha prodotto
Pensa a chi lo ha fatto per te e cosa ci ha guadagnato
Pensa a cosa è, davvero, il Made in Italy



MADE IN ITALY
Il lato oscuro della moda
Ecco cosa si nasconde dietro questo business miliardario




Giò Rosi



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Anteprima Edizioni | pp. 128 | euro 12,00 | ISBN 978-88-88857-54-1
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IN LIBRERIA DAL 29 MARZO
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Non saprai il vero nome dell'Autore di questa inchiesta; ma saprai che quello che racconta è tutto vero, perché lo ha visto, lo ha vissuto, ha collaborato, ha incontrato, ha parlato con le persone che realizzano e rappresentano il Made in Italy



La schiavitù esiste ancora, nelle fabbriche cinesi ma anche nel cuore della vecchia Europa. Gli schiavi del terzo millennio non sono servi della gleba, né prigionieri dei gulag staliniani: sono lavoratori della moda, di un’industria che confeziona lussuosi capi di abbigliamento per le vetrine delle nostre eleganti boutique. Sono esseri umani immolati sull’altare del capitalismo globalizzato, costretti dalla miseria a lavorare senza diritti, senza tutele, senza le minime libertà. Solo perché la loro forza lavoro costa meno di quella italiana, perché hanno avuto la sfortuna di nascere in nazioni ancora lontane dal potersi definire democratiche, e perché qualcun altro possa arricchirsi velocemente. Ma la responsabilità di questo sistema non è solo dei loro compatrioti aguzzini, bensì di molti stilisti e manager della moda italiana.
«Made in Italy» racconta un mondo di intollerabile miseria e sopraffazione, e lo fa con completa cognizione di causa, poiché l’autore (che scrive, come è ovvio, sotto pseudonimo) lavora da anni in questo settore, ha conosciuto carnefici e vittime, ha visto con i propri occhi gli squallidi luoghi in cui si produce gran parte del nostro lusso. Con l’indignazione di un pamphlettista, il talento di un inviato, il gusto del racconto di un romanziere, Giò Rosi ci accompagna nelle fabbriche di uno Stato fantasma fondato sull’illegalità chiamato Transnistria, poi in Romania (dove, se i cittadini rumeni pretendono troppo, si possono sempre importare operai dalle zone più povere dell’Asia), poi ancora in una prigione bulgara convertita in fabbrica senza che si noti troppo la differenza, e in molti altri luoghi ancora.
Dopo aver letto questo libro, sarà più difficile comprare certi costosi capi «firmati» facendo finta di niente. Alla ribellione morale si aggiungerà l’amara consapevolezza che questo vergognoso mercato di esseri umani non solo favorisce i calcoli di imprenditori senza scrupoli, ma danneggia l’intera industria italiana e il consumatore, convinto di pagare artigianato di valore mentre compra merce scadente. Sotto la griffe si nasconde l’antica realtà dell’avidità umana.


Questo è un libro "difficile" perché mette sotto accusa il mondo della moda italiana, il nostro Made in Italy. L'autore lavora da moltissimo tempo nel campo dell'alta moda, e ai più alti livelli, e dopo anni in cui ha visto di tutto ha deciso di "vuotare il sacco". Quello che racconta è impressionante non solo per la portata, la dimensione, la ramificazione, ma soprattutto per il fatto che si tratta di un fenomeno del tutto ignoto e ignorato, di un mondo sconosciuto, che sembra irreale. È un atto d'accusa, un pugno nello stomaco. Un reportage scritto con un linguaggio schietto, accorato, aperto, con una passione che mostra l'urgenza sentita nel dover raccontare. Raccontare una sequela di episodi raccapriccianti per la loro brutalità semplice, ordinaria, disumana... 



DAL LIBRO
Ho avuto modo di vedere questa situazione sul nascere, ero sul posto quando si costruivano le strutture per allocarvi le linee di produzione, con i macchinari sistemati dentro gli alloggi. Dopo un primo incontro che ebbi con il titolare, durante il quale mi portò a vedere l’inizio dei lavori, passarono pochi mesi e quando mi ritrovai laggiù, lo spettacolo che si presentava ai miei occhi era davvero stupefacente. Linee di produzione perfettamente efficienti. Catene e catene di macchine per cucire di diverso modello a seconda della fase e dell’operazione da effettuare e su ognuna di queste uno schiavo, maschio o femmina. Per lo più donne cinesi e uomini cingalesi, bengalesi o indiani.
Fra queste catene di produzione si muoveva instancabile una direttrice di reparto, credo fosse di Bergamo. Passi rapidi e dito sempre puntato a riprendere, a correggere, a spronare. Una furia.
Scopro che su questa gente viene effettuata anche una specie di «selezione genetica»: i ruoli vengono addirittura assegnati a seconda delle caratteristiche morfologiche degli individui che devono realizzare le molteplici operazioni industriali.
Per esempio, una persona longilinea è selezionata prevalentemente per la macchina da cucire, in quanto, mi spiegano, ha movimenti più agili e impara prima questo genere di operazioni. Altri operai, quelli che presentano una conformazione delle mani piuttosto affusolata sono consegnati a lavori da effettuare su macchine per così dire speciali. Si chiamano «unità automatiche per il confezionamento delle tasche». Gli uomini più tozzi vengono adibiti a funzioni di taglio. Questa fase di lavorazione è composta da tutte quelle manualità che consentono la realizzazione della forma dei pezzi di tessuto per poter confezionare le migliaia e migliaia di capi. Non occorrono dita affusolate né abilità particolari, ma forza e resistenza perché bisogna stare molto in piedi. Dieci ore al giorno a tagliare con degli arnesi che si chiamano taglierine elettriche.
Esistono ormai macchinari moderni di taglio, perfettamente automatizzati, ma costano intorno ai 300.000 euro… ecco il motivo del «taglio a mano».
Altre macchine particolari sono le «occhiellatrici», che realizzano gli occhielli, e le «travettatrici» che cuciono velocemente i passanti. A queste macchine che realizzano i tipi di cuciture più particolari vengono impiegate solo le donne agili nel movimento delle dita.
Per garantire la sicurezza del lavoratore, le operazioni dovrebbero essere eseguite non troppo velocemente. Invece qui si fa tutto il più veloce possibile. 
Io ne capisco di queste cose e su queste macchine ci ho lavorato. Vi assicuro che bisogna andarci cauti. Basta un movimento non sincronizzato, una minima distrazione e in una frazione di secondo vi conficcate l’ago in un dito.
Ma se la fabbrica è stracarica di lavoro pretende e ottiene dai suoi schiavi la velocità. Non sentirete mai il titolare rispondervi: questa produzione non la posso accettare, sono troppo pieno di commesse. Anche in tempi strettissimi di consegna lo sentirete sempre dire che sì, si può fare. 
Gli operai rumeni oltre a pretendere lo stipendio aumentato di quei trenta o quaranta euro e un lavoro regolare da otto ore al giorno, sono pure lenti. Gli indocinesi sono velocissimi. E se qualcuno si perfora una mano alle cucitrici viene escluso e subito sostituito senza un soldo di spesa in assistenza sanitaria.
Il cinquantenne proprietario della fabbrica ha dichiarato nell’intervista rilasciata al noto settimanale di essere stato, in passato, in grosse difficoltà perché ormai in Romania non riusciva più a trovare personale. Certo, alle sue condizioni! Metteva annunci sui giornali e non si presentava nessuno. Aveva perso in cinque anni 3600 dipendenti.
«Ma io non ho voluto trasferirmi in Cina come fanno in molti» dichiara. E fa passare questa affermazione come una sua strenua e nobile difesa del prodotto italiano.
Ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse tragica.
(...)
Una ragazza rumena che sta alla macchina da cucire guadagna circa 3000 euro l’anno, una bulgara ne prende 1700, una della Transnistria ne porta a casa 1300, forse 1500 compresa la tredicesima, se la prendono. Considerando questi tre paesi la media è di 2000 euro l’anno.
Duemila euro sono l’equivalente di tre giacche oppure un paio di vestitini o un completo da uomo delle «grandi firme».
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Irina imbottisce giacche a mano per il più importante e prestigioso marchio specializzato in questo genere di produzione, da quindici anni, dieci ore al giorno.
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Macché. Conviene rischiare! In fondo si risparmia.
Il massimo risparmio che si può ottenere oggi è sul costo della manodopera. La persona che lavora deve essere tenuta a un salario il più basso possibile.
Viene calcolato il costo/minuto. La spesa da sostenere per la manodopera è valutata in una cifra espressa in centesimi di minuti: in Italia è di quaranta centesimi per minuto lavorativo (tanto costa un operaio che lavora a macchina), in Romania dovrebbe essere di quindici o addirittura tredici, in Bulgaria undici, in Moldavia e Serbia dieci o anche meno, in Armenia di zero virgola otto…
(...)
Tutto il mondo fashion e glamour della moda italiana sta in piedi grazie ai moderni schiavi piegati sulle macchine da cucire. L’enorme quantità di denaro che finisce nelle tasche degli stilisti ha alla base il comportamento tipico delle cavallette: sfruttamento indiscriminato di risorse e territori.
(...)
Continuano a ripeterci che la «macchina del sistema moda Italia» rappresenta una ricchezza perché fa fatturato, crea indotto, è linfa vitale per le migliaia di aziende medio-piccole che di questo vivono.
Non è vero!
Crea indotto per chi?
Per chi e per che cosa è linfa vitale?
L’indotto non lo crea, anzi lo distrugge e per la precisione lo sta distruggendo da vent’anni a questa parte, con un sensibile inasprimento negli ultimi cinque o sei anni.
Si investe nella «ricerca», vero, nella ricerca di posti sempre più sperduti per produrre a basso costo.
(...)
E allora chiamiamolo con il suo vero nome questo «sistema» che tra uno stilista e l’altro se ne va in televisione a presentare collezioni, sfilate e iniziative di «beneficenza» e che contemporaneamente è disposto a sfruttare il lavoro nero e affama la povera gente. Definiamolo meglio, con un nome più appropriato…
Chiamiamolo «Sistema Mafia Italia». 
(...)
Perciò, quando passate davanti a una vetrina cercate di non restare incantati davanti a certi «capolavori». Sono solo luci e marketing, solo faretti e pubblicità.
Provate a immaginare queste giacche costose così cool in un altro contesto. Immaginatele ammassate in un deposito delle carceri di Topoz e poi su di una bancarella. Tanto per vedere che effetto vi fa.
(...)
Spero di aver dato un’idea a chi è arrivato fino in fondo a questo libro di come veramente stanno le cose nel «sistema moda Italia» e di quanta miseria tutto ciò stia producendo nei paesi in via di sviluppo e nella nostra bella Penisola.
Così, se vi trovate a fare una passeggiata tra le vetrine, potete vedere con occhi diversi quello che brilla sotto i faretti di luce alogena.
E se non avete soldi da buttare… buona passeggiata.



COSA SIGNIFICA L'ETICHETTA "MADE IN ITALY" (dal libro)
La norma, tra le altre cose, concede l’etichetta «Made in Italy» solo ai manufatti che hanno almeno due fasi di lavorazione su quattro di provenienza italiana.
Detta così sembra una cosa straordinaria no? Basta con i prodotti fatti interamente all’estero! Qui si parla di fasi di lavorazione fatte in Italia. Produciamo i capi a casa nostra!
Macché! È esattamente il contrario.
Prima di questa legge un’azienda che faceva fare i capi all’estero e metteva l’etichetta «Made in Italy» faceva una cosa illegale. Se il vestito era prodotto all’estero, era obbligatorio mettere l’etichetta di provenienza.
Oggi, grazie a questo bel provvedimento si rischia che le cose cambino, naturalmente in peggio.
La nuova legge dice: «Almeno due delle fasi di lavorazione di un capo dovranno essere obbligatoriamente italiane per avere l’etichetta "Made in Italy"».
Per «fasi di lavorazione» si intendono però anche il finissaggio, il packaging, la provenienza del tessuto, le rifiniture.
Finissaggio significa stirare o spazzolare il capo, packaging significa imballare o imbustare il capo, rifiniture significa, ad esempio, l’applicazione dei bottoni.
Allora, un capo fatto integralmente fuori basta farlo stirare e attaccarci i bottoni a Milano o metterci un tessuto di provenienza nostrana (sarà poi vero?) per fargli avere a tutti gli effetti l’etichetta «Made in Italy».
Stanno abilmente tentando di legalizzare ciò che era illegale fino a poco fa.
Non a caso poi, alcune delle rifiniture sono le operazioni più economiche in assoluto e rappresentano una parte modesta del costo totale di produzione di un capo.
La provenienza del tessuto elevata a «fase di lavorazione». Che capolavoro questa legge! Si compra la fodera in Italia, si spazzola in Italia e al massimo si attaccano i bottoni in Italia.
Questa legge viene presentata come un «passo avanti» per la protezione del nostro prodotto. Invece è un colossale imbroglio.
Non intacca la principale filosofia degli stilisti: faccio i capi dove pago una miseria e sfrutto la manodopera con la complicità dei regimi locali.
Non viene affatto risolto il problema della contraffazione sia perché non si ha nessuna intenzione di farlo sia perché chi produce o importa merce contraffatta se ne frega di queste misere contromisure.
I baroni della moda non sono i paladini del Made in Italy, ne sono gli affossatori.
Producendo all’estero, hanno danneggiato in modo ormai irreparabile la realtà italiana del settore. Ma di questo non si parla. Non si parla della profonda crisi del mercato dei confezionisti in Italia, dei posti di lavoro perduti, delle fabbriche e di tutti i laboratori di sartoria con manodopera specializzata, che stanno scomparendo grazie alla delocalizzazione.
Scompaiono, in silenzio. Attenzione, non si stanno trasformando in aziende specializzate come qualcuno vorrebbe farci credere. Muoiono e basta e non torneranno in vita, perché l’artigianalità e la manualità, una volta perse, non si recuperano più.



L'INDICE
7          1. Pridnestrovie
23        2. Un italiano in Romania
35        3. Pierino l’imprenditore
41        4. Le carceri di Topoz
53        5. Irina
57        6. Considerazioni
67        7. In «Prima linea»
71        8. Due simpatici vecchietti
79        9. Altre considerazioni
87        10. Marcella
93        11. Come fanno
99        12. Lecce
107      13. Sul bel Danubio blu
111      14. Ancora considerazioni
117      15. Piccola conclusione


Per contattare e intervistare l'Autore, per informazioni e copie saggio

Silvja Manzi, Francesca Ponzetto, Federica Sassi
Ufficio Stampa Edizioni Lindau | L'Età dell'Acquario | Anteprima 
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