FEMA: Che cosa sta per succedere??? What's happening???





Vi invitiamo a ritagliare un attimo di tempo per guardare attentamente questo video. 
Notare e scoprire meglio le "stranezze"  che stanno accadendo oltre oceano, per poi riflettere e confrontare il tutto con analogie e fatti che hanno segnato una cicatrice indelebile con il  passato europeo.




FEMA - IL GOVERNO SEGRETO

Alcuni lo hanno definito “il governo segreto degli Stati Uniti”. Non viene eletto, non e’ soggetto a scrutinio pubblico, e dispone di un budget quasi segreto nell’ordine dei miliardi di dollari. Questa organizzazione governativa dispone di poteri superiori a quelli del Presidente degli Stati Uniti o del Congresso, ha il potere di sospendere l’efficacia delle leggi, di trasferire intere popolazioni, di arrestare e detenere cittadini senza un mandato e di trattenerli in assenza di processo, di confiscare proprietà, scorte di cibo, mezzi di trasporto e può persino sospendere la Costituzione.

Non solo si tratta dell’Ente più potente negli Stati Uniti, ma la sua creazione la si deve non ad una legge costituzionale dal Congresso ma ad un Ordine Esecutivo del Presidente. No, non si tratta dell’Esercito, nè dell’Agenzia Centrale Investigativa, soggetti che rispondono entrambi al Congresso. Questa organizzazione porta il nome di FEMA, acronimo per Federal Emergency Management Agency (Agenzia Federale per la Gestione dell’Emergenza). Concepita originariamente sotto l’amministrazione Nixon, perfezionata durante la presidenza Carter, ha ottenuto poteri enormi rispettivamente durante le amministrazioni Regan e G. Bush.

Il Direttore della FEMA Mike Brown

Usa. North Carolina. I campi di concentramento Fema per i senza fissa dimora

Fema
Dai campi Fema della North Carolina se ne esce soltanto se si accetta di farsi infilare un microchip sottocute.

Ai  detenuti nel campo  della  è stata posta la scelta se rimanere o se andarsene, ma solo a condizione che gli venga impiantato un chip. L’Rfid (Radio-frequency identification) servirebbe a monitorarli e a tenerli sotto controllo, in cambio di benefici di sopravvivenza, cibo, coperte, vestiario.
La notizia si è diffusa, per diverse ragioni: intanto il monitoraggio, e di fatto la limitazione delle libertà personali di uomini e donne che sono detenuti senza aver commesso reati, ma solo perché , senza fissa dimora, e senza occupazione. Ma ha riportato alla ribalta di nuovo anche la gestione della disoccupazione negli . Campi Fema. A chi ricorda il romanzo di John Steibeck Furore e il film che ne venne tratto non sarà difficile farsene un’idea.  
FemaChe cos’è Fema?
Fema è un’agenzia governativa (Federal Emergency Management Agency) nata per la gestione di emergenze umanitarie nel 1978, sotto la presidenza Carter (Wikipedia). Una sorta di Protezione civile sotto la supervisione del Dipartimento per la sicurezza nazionale.
Dopo le Twin Towers del 2001, e precisamente l’anno successivo, il procuratore generale John Ashcroft “annunciò il desiderio di avere dei campi per i cittadini statunitensi che egli reputava essere ‘nemici combattenti’,” e che il suo piano “gli permetterebbe di ordinare la detenzione a tempo

DOS TÉCNICAS DE MANIPULACIÓN DE MASAS QUE NO DEBES OLVIDAR





Dos técnicas de manipulación de masas que no debes olvidar


Todos somos conscientes de ello: la población está siendo manipulada.


Vivimos inmersos en una constante guerra psicológica a gran escala, en la que la mayoría de la población es conducida como un rebaño camino del matadero, bajo la susurrante e hipnótica cantarela de los medios de comunicación y las paternales proclamas y los lemas anestesiantes de la clase política dirigente.

Uno de los primeros pasos que debemos dar para liberarnos de este yugo es tomar plena conciencia de cuáles son las técnicas de manipulación empleadas sobre nosotros y una vez las conozcamos, observar los hechos bajo la nueva lente que nos ofrezca ese conocimiento, con el fin de detectar las futuras maniobras de aquellos que nos consideran una masa informe y descerebrada.

Hay muchas técnicas de manipulación, pero en este artículo nos centraremos en dos que están basadas en la gestión de la amenaza.

Las podríamos llamar:

La Ley de la Amenaza Incumplida
y
La Ley de la Amenaza Exagerada
.
poblacion



LA LEY DE LA AMENAZA INCUMPLIDA

Últimamente nos hemos visto azotados por las terribles escenas de decapitaciones de los rehenes del Estado Islámico.

Invariablemente, una y otra vez, se repite la misma escena: los rehenes hablan a cámara con toda tranquilidad y permiten, sumisamente, que su captor les ponga el cuchillo en el cuello, sin oponer resistencia ni mostrar el más mínimo atisbo de terror ante lo que les está a punto de suceder.

manipulacion



Duele decirlo de forma tan cruda, pero todos se han comportado hasta el momento como corderos a punto de ser degollados.

Y eso ha llevado a que mucha gente se pregunte: ¿por qué estas personas se muestran tan tranquilas si están a punto de ser decapitadas?

La posible respuesta parecen tenerla personas como el periodista francés Didier Francois, que permaneció capturado durante 10 meses por el Ejército Islámico, antes de ser liberado.(link)

Según Francois, los captores someten a los rehenes a numerosas ejecuciones simuladas.

Es decir, cada rehén, agotado, aislado, maltratado y humillado por sus captores, es regularmente arrancado de su celda y se ve sometido al mismo ritual de la decapitación, una y otra vez, hasta que se acostumbra a ello como si se trate de una rutina.

Podemos imaginar que las primeras veces los rehenes deben chillar de terror y deben tratar de luchar y liberarse ante el destino inminente que creen que les espera. Pero cada vez que se ven sometidos a esta escena, la ejecución que tanto temen se limita a una simple escenificación teatral, tras la cual son devueltos a sus celdas, sanos y salvos.

De esta manera, los rehenes se acostumbran a vivir la misma situación, una y otra vez, y dados los precedentes y la repetición de la liturgia que experimentan rutinariamente, llega un momento en que al ser sacados de sus celdas ya no muestran miedo ni oposición, pues acaban creyendo que todo terminará como las veces anteriores.

Una vez conseguida esta actitud sumisa en los prisioneros y una vez se muestran dóciles y agotados, llega el momento en el que los captores, ahora sí, pueden decapitarlos ante las cámaras con toda tranquilidad y sin ningún tipo de oposición.

Es, sin lugar a dudas, una técnica de manipulación psicológica espantosa y retorcida.

masas


Ahora bien: ¿puede aplicársele una técnica similar a toda una población?

Gli Usa respingono centinaia di snack provenienti dall’India per eccesso di pesticidi, muffe e Salmonella



Mentre l’India ha disposto il ritiro dal mercato degli spaghettini istantantanei Maggi di Nestlé, perché contenenti livelli di piombo oltre il limite massimo ammesso, da mesi le autorità statunitensi stanno bloccando centinaia di snack provenienti dall’India, di cui la maggior parte prodotti dalla compagnia Haldiram’s, perché contenenti residui eccessivi di pesticidi, muffe e il batterio della Salmonella.
Come riferisce il Wall Street Journal, più della metà dei 217 snack bloccati dalla Food and Drug Administration Usa (FDA) nei primi cinque mesi di quest’anno proveniva dall’India, seguita dal Messico e dalla Corea del Sud, mentre la Cina, le cui esportazioni hanno un valore dieci volte maggiore di quelle dell’India, è solo ottava.

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La stragrande maggioranza dei prodotti importati non viene controllata, come rivela Food Sentry

I dati sulle importazioni alimentari bloccatesono solo la punta dell’iceberg. Infatti, come ha rilevato una ricerca pubblicata lo scorso anno dalla compagnia Food Sentry, nessun paese controlla più del 50% del cibo importato e la maggior parte ne ispeziona decisamente meno. La stragrande maggioranza dei prodotti importati non viene controllata. Gli Stati Uniti, ad esempio, effettuano verifiche su meno del due per cento degli alimenti.

Il gusto amaro della produzione intensiva di mele


Un’analisi dei pesticidi nei meleti europei 
e di come soluzioni ecologiche possono fare la differenza
Il rapporto presenta i risultati delle analisi di 85 campioni di acqua e suolo prelevati in dodici Paesi europei, tra cui l’Italia, ed esempi di pratiche agricole ecologiche per effettuare una produzione sostenibile senza contaminare il suolo e l'acqua. 
Nel rapporto vengono presentati 36 campioni di acqua e 49 di suolo, raccolti durante i mesi di marzo e aprile 2015 in meleti a gestione convenzionale e analizzati per verificare la presenza di residui di pesticidi. I campioni rappresentano una “fotografia” della situazione all’inizio del periodo della fioritura. Su 85 campioni, sono stati rilevati 53 pesticidi differenti. Il 78 per cento dei campioni di suolo e il 72 per cento dei campioni di acqua contenevano residui di almeno un pesticida. 
Il pesticida riscontrato con maggior frequenza nel suolo e nelle acque è il fungicida boscalid (presente nel 38 per cento dei campioni di suolo e nel 40 per cento dei campioni di acqua). Sette dei pesticidi trovati non sono attualmente approvati nell’Ue, ma possono essere utilizzati solo via eccezionali deroghe temporanee. La presenza di questi residui potrebbe essere il risultato di applicazioni pregresse, mentre in un caso potrebbe trattarsi di un fenomeno di degradazione.
Due terzi dei campioni di suolo e acqua prelevati nei meleti europeicontengono residui di pesticidi e il settanta per cento dei pesticidi identificati hanno livelli di tossicità molto elevati per gli esseri umani e per l’ambiente. In un singolo campione di suolo raccolto in Italia sono state rilevate fino a tredici sostanze chimiche diverse, e dieci in un campione di acqua, un vero e proprio cocktail di pesticidi.
È ora di voltare pagina, come illustrato nella seconda parte del rapporto. Una produzione di mele fatta con pratiche sostenibili, senza contaminare il suolo e le acque, è possibile. Metodi che aumentano la resilienza delle piante ai parassiti e alle malattie e favoriscono i nemici naturali dei parassiti. Non solo: esistono già soluzioni ecologiche adottate da migliaia di agricoltori in tutta Europa. 
Fonte: Greenpeace

La verità sulle MELE della Val di Non e i pesticidi nelle urine





Il Trentino è una delle zone d’Italia dove i pesticidi vengono maggiormente impiegati in agricoltura, per via della presenza preponderante di colture intensive, con particolare riferimento ai meleti non gestiti secondo i principi dettati dall’agricoltura biologica. Hanno suscitato scalpore e preoccupazione i risultati delle analisi sulla presenza di pesticidi nelle urine degli abitanti della Val di Non. La promozione di un’indagine per chiarire la situazione era avvenuta da parte del Comitato NON-Pesticidi, grazie a cui era stata individuata la presenza di pesticidi e dei loro metaboliti nei fluidi biologici degli abitanti.
Inoltre come vengono conservate le mele raccolte? Esse non vengono messe direttamente sul mercato, ma data la sovrapproduzione sono messe in celle frigorifere mantenute con un gas tossico e così quelle che vediamo sul bancone provengono dalle celle in un ciclo per cui non si ha mai la mela fresca.
Su Repubblica nel 2006 è stato pubblicato questo articolo “Bolzano, morti intossicati nella cella frigo
uccisi dal gas per conservare le mele” che riporto di seguito:

Del caso non aveva mancato di interessarsi
 Legambiente,  che già in precedenza, tramite il rapporto “Pesticidi nel piatto”, aveva evidenziato come in Tentino producessero le mele più contaminate. Dai campioni analizzati era emerso come 9 di essi su 22 fossero fuorilegge, a causa di livelli di residui di pesticidi troppo elevati, con particolare riferimento al fungicida denominato Boscalid. La contaminazione delle mele aveva destato un’ancora maggiore preoccupazione nei confronti dell’ambiente circostante le zone della loro produzione, dato l’evidente e sovrabbondante impiego di sostanze chimiche da parte dei produttori di mele su scala industriale. Il Comitato per il Diritto alla Salute aveva inoltre riscontrato la presenza di residui di pesticidi in giardini privati e abitazioni.BOLZANO
 – Volevano mangiare una mela ma nella cella frigo era stato liberato un gas tossico che serve per conservare più a lungo la frutta. Sono morti così due operai romeni in un grande magazzino di Plaus, in provincia di Bolzano. I due operai, insieme ad un terzo compagno pure romeno, erano incaricati da una ditta di risistemare la pavimentazione di uno dei magazzini dell’azienda frutticola. Il lavoro era stato programmato di notte per consentire durante il giorno le normali attività.
Intorno alle ventidue gli operai si erano fermati un momento per fare uno spuntino. Due di loro sono entrati nella cella frigorifera per prendersi un paio di mele, ma i gas liberati nella cella per conservare la frutta hanno stordito i romeni anche se la porta è rimasta aperta. Crollati a terra, il loro compagno ha tentato di soccorrerli correndo a cercare aiuto: nel frattempo però, gli operai sono morti asfissiati.
Secondo i vigili del fuoco, subito intervenuti, se l’operaio avesse subito trascinato all’esterno i due compagni ci sarebbe stata per loro una possibilità di salvezza. Le due vittime avevano un’età tra i 30 e i 35 anni. La loro identità non è stata ancora resa nota. Sulla vicenda sarà aperta probabilmente un’inchiesta.
Rispetto a tutte le indagini e le analisi fatte fino ad ora, quelle commissionate dal «Comitato per il diritto alla salute» della Valle di Non ad un accreditato laboratorio nazionale impressionano perché, per la prima volta, i pesticidi sono stati ritrovati nelle urine. E con una percentuale sei volte maggiore di quella consentita.
La preoccupazione da parte dei cittadini interessati è rimasta costante negli anni ed ha spinto molti ad aderire al Comitato per il Diritto alla Salute in Val di Non, recentemente accusato della diffusione di falsi allarmismi relativamente ai trattamenti antiparassitari destinati alle più note varietà di mele prodotte nella zona, i cui residui, infiltrandosi nel terreno e rimanendo presenti nell’aria, potrebbero rivelarsi nocivi per la salute. La situazione è stata in seguito monitorata dalla Asl competente, che ha evidenziato come l’impiego di fitofarmaci all’interno delle zone incriminate avvenisse senza alcuna violazione delle norme vigenti.
La questione sembrava dunque risolta, ma uno dei Comuni più colpiti dal fenomeno, ilComune di Malosco, ha deciso di intervenire nei confronti dei melicoltori nonesi stabilendo nel proprio regolamento locale dei nuovi limiti di distanza dalle abitazioni per lanebulizzazione dei pesticidi, oltre al divieto di impiego di alcune sostanze considerate particolarmente tossiche. Lo scorso gennaio, siamo quindi nel 2012, il TAR di Trento ha preso la decisione di respingere il ricorso intrapreso da parte dei melicoltori nei confronti del Comune di Malosco, riguardo allo sgradito regolamento. Esso non riguarda unicamente il divieto di impiego di alcuni fitofarmaci, ma anche l’utilizzo di pali metallici e di reti antigrandine di plastica, la cui presenza non gioverebbe di certo al turismo ed all’unicità della bellezza dei paesaggi delle valli.
Che una simile risoluzione da parte del Tar rappresenti dunque la riprova che le preoccupazioni dei nonesi non fossero così infondate come la stessa Coldiretti aveva sostenuto? Ciò che è certo è che i cittadini più sensibili non si fermeranno di fronte all’avanzamento di quella che viene ormai denominata “monomelindacoltura”, i cui prodotti potrebbero non rappresentare quegli elevati esempi di inattaccabile qualità che le ben note campagne pubblicitarie presentano ai consumatori – ignari, soprattutto se lontani dalle zone di coltivazione in questione – anno dopo anno.
La monocoltura delle mele in Trentino ha portato alla scomparsa progressiva nel corso dei decenni di decine di varietà locali, rappresentative della biodiversità della produzione delle valli alpine e scomparse in nome della standardizzazione delle colture. Fortunatamente, la produzione delle mele della Val di Non, dietro il lato oscuro della medaglia a cui qui viene data luce, nasconde l’impegno di quei coltivatori che da anni si sono attivati per la produzione di mele biologiche e per la salvaguardia di varietà di pomi antichi. Per poter gustare mele del Trentino prive di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi, è possibile fare riferimento ad aziende biologiche come Biomela o Azienda Petri, per citare solo due esempi di impegno più che decennale in una attività di produzione salutare, sostenibile e pulita.

Abbraccia il toro dopo la corrida: il paradosso dell’attivista multata a Malaga





Abbraccia il toro dopo la corrida: il paradosso dell’attivista multata a Malaga Oltre il danno anche la beffa, potremmo dire. È quello che è successo a un’attivista per i diritti degli animali in Spagna. Virginia Ruiz, 38 anni, è saltata dentro un’arena a Malaga, dove si era appena svolta una corrida, per abbracciare il toro che, al termine dello “spettacolo”, stava per essere ucciso. Un gesto dimostrativo, il primo di questo genere da parte di una donna, che rischia di costarle ora 6mila euro di multa. Ruiz era entrata all’arena La Malagueta per filmare le atrocità della corrida e, ha raccontato, non aveva previsto di intervenire. Poi, d’impulso, è corsa nel recinto: “Il toro mi ha guardata e credo che abbia sentito la mia energia. Volevo dargli un po’ di affetto prima che morisse”, ha spiegato l’attivista, che è stata poi allontanata di peso dall’animale. “So di aver fatto la cosa giusta”, ha aggiunto Ruiz a proposito della multa che le è stata comminata. Per chiedere che la sanzione venga cancellata è stata lanciata anche una petizione online. “Noi spagnoli ci vergogniamo. La corrida non ci rappresenta. In Spagna – ha aggiunto Ruiz – c’è molto di più della corrida. Siamo un popolo meraviglioso”.

Visualizza la petizione: Not to fine Virginia Ruiz for protecting the bull.

Fonte: Vegolosi.it

Petition: Not to fine Virginia Ruiz for protecting the bull.


In an extraordinary act of bravery, an animal rights activist jumped into the Malagueta bullfighting ring to comfort a dying bull in Malaga, Spain, yesterday. For a few moments, Virginia Ruiz, 38, was able to lay her body over the bull and shield him before arena officials and fans violently hauled her away. "I could hear him crying in pain and I jumped down, walked across the ring to where he lay dying," Ms. Ruiz explained to me via Skype this morning. "He looked at me and I believe he felt my energy. I wanted to give him love before he left this earth," she said.
As she was pulled off the bull, the crowd of bullfighting fans jeered, yelling "fuera!" (get out) in unison. "They called me names," said Ruiz, "they kicked me, they spit on me, they told me to go back to the kitchen and they called me a whore."
The bull was stabbed to death.
Ms. Ruiz attended the bullfight alone on a day that had free admission—she did not buy a ticket to enter the 9000-seat arena. She claimed her intention was to merely film the cruelty in the ring, which was only three-fourths full despite the free admission yesterday.
Impulsively, when she heard the bull cry out, she jumped down and walked toward him. "Because I was walking, not running, they [the crowd] didn't yet realize I am an activist until I got very close to the bull," said Ruiz. "He was still alive before they could do the final stabbing with the small knife in the back of the neck. He was crying, he tried looking at the people," she said.
Ms. Ruiz, who has been an anti-bullfighting activist since 2008, said there were at most, only 1500 people in the ring. The side of the arena which was in the sun was empty and the shady side was only three-fourths full, she said, including "many children in attendance."
"We want for America to know what is happening here. Hemingway was wrong about this whole barbaric tradition. We feel ashamed. It doesn't represent us.There is more to Spain than bullfighting. We are a wonderful people. We are seen as a third world country instead of European."
Watch video of Ms. Ruiz walk through the ring here.
After Ms. Ruiz was violently escorted out and held illegally, she was grilled on the spot by local police, who noted her address. She will be receiving a notice for trespassing and will have to pay a fine of up to 6000 Euros ( $6700).
The European parliament subsidizes the blood sport of bullfighting with 600 million Euros per year.
"I feel I was doing the right thing," said Ms. Ruiz. "He knew I was fighting for his rights."
I find this very disturbing that people like Ms. Ruiz will be fined for doing the correct thing. Trespassing for make the last minute of an animal better or even save it from some "people" should be awarder and not fined.
Its time to change those things and show the world that there are more people loving the animals than those hate them. 

Francia, 14 soldati accusati di abusi su minori nella Repubblica Centrafricana. Hollande: "Sarò implacabile"



Abusi sui bambini, altro che peacekeeping. Sono gravissime le accuse contenute in un rapporto Onu nei confronti di 14 soldati francesi che hanno prestato servizio nella Repubblica Centrafricana. Una bufera che si è abbattuta sulla Francia, costringendo il presidente Francois Hollande ad assicurare punizioni severissime, nel caso in cui le accuse si dimostrassero fondate. "Se certi militari si sono comportati male - ha detto il presidente in conferenza stampa - sarò implacabile".
Le autorità francesi hanno avviato un'indagine nel luglio del 2014, dopo aver ricevuto un rapporto delle Nazioni Unite sugli abusi commessi dai soldati francesi in missione di pace nel Paese africano.
Intitolato "Sexual abuse on children by international armed forces", il rapporto riferisce in dettaglio degli stupri e degli atti di sodomia commessi dai peacekeeper francesi su bambini affamati e senza cibo presenti nel centro per sfollati dell'aeroporto Mpoko di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. I bambini abusati sono stati ascoltati tra maggio e giugno dello scorso anno da un membro del personale dell'ufficio del commissario Onu per i diritti umani e da un esperto dell'Unicef.
Secondo i bambini, alcuni dei quali orfani, lo sfruttamento sessuale sarebbe iniziato nel dicembre 2013, in cambio di cibo e soldi. Un ragazzino di 11 anni ha raccontato di essere stato abusato mentre era alla ricerca di cibo; un altro di 9 anni ha detto di essere stato costretto, insieme a un amico, ad atti sessuali da due soldati francesi. Alcuni dei bambini sono stati in grado di fornire anche precise descrizioni dei soldati coinvolti.
Fonti giudiziarie hanno precisato che, dei 14 militari finiti sotto inchiesta, "pochissimi" di loro sono stati identificati. Riguardo ai sei minori coinvolti in questa fase dell'indagine, di età compresa tra 9 e 13 anni, quattro di loro sono vittime di abusi, mentre gli altri due hanno detto di aver assistito ad atti di violenza sessuale.
Oggi il ministero della Difesa francese ha assicurato che non intende "nascondere nulla": "non c'è alcuna volontà di nascondere nulla - ha detto alla stampa il portavoce Pierre Bayle - non si nascondono i fatti, si verifica la loro veridicità". Il presidente Hollande ha promesso tolleranza zero: "Se questa informazione sarà confermata, la punizione sarà proporzionata alle azioni. Se è seria, la punizione sarà severa". Le autorità richiederanno che un rapporto interno all'esercito francese sia declassificato.

La Francia e l’ONU coinvolti nei casi di stupri e pedofilia in Repubblica Centrafricana


A quanto pare la Repubblica Centrafricana è una terra destinata a non conoscere mai la pace. E’ di questi giorni l’ultima dolorosa novità: come riportato dall’inviato dell’ONU, Vannina Maestracci, tre Caschi Blu avrebbero abusato di tre ragazzine. E quel che è peggio, è che non sarebbe neppure il primo caso. Una delle tre vittime sarebbe addirittura minorenne, e lo stupro si sarebbe verificato a Minusca lo scorso 12 agosto. Anche se la Maestracci si sarebbe rifiutata di fornire informazioni circa la nazionalità dei tre Caschi Blu, vi è il sospetto che essi provengano dalla Repubblica Democratica del Congo. Il contingente di cui fanno parte, ad ogni modo, è quello stanziato nella città di Bambari, a nord est di Bangui.
Del fatto ha accuratamente parlato anche il giornalista Luc Michel, in quest’articolo. Secondo il Segretario dell’ONU, il caso di stupro di cui si sarebbero macchiati i tre Caschi Blu sarebbe un “cancro nel nostro sistema”. Il capo della missione ONU a Minusca sarebbe già stato sostituito proprio per via dei vari casi d’abusi sessuale su minori col gabonese Parfait Onanaga-Anyanga. Sulle sue spalle ricade il gravoso compito di ridar smalto al sempre più deprecato corpo dei Caschi Blu in Repubblica Centrafricana e a Minusca in particolare. Si sostiene che a Minusca i Caschi Blu, presenti con 12mila unità, abbiano finora compiuto almeno 57 stupri, 11 dei quali su bambini. Sarà ben difficile, con un simile curriculum, recuperare il favore e la fiducia della popolazione locale. Nel frattempo, lo scorso martedì, il Consiglio di Sicurezza ha espresso tutta la propria indignazione per i fatti avvenuti in Repubblica Centrafricana: ma basta questo a ripagare le vittime dei torti subiti?
Quel che è peggio, è che a quanto pare i Caschi Blu coinvolti in tali scandali risulterebbero ancora tutti in servizio. E non chissà dove, ma proprio in Repubblica Centrafricana, sul luogo del delitto. Il ministro della Difesa francese Le Drian aveva detto, ancora lo scorso 3 maggio: “I colpevoli si devono autodenunciare!”. Si riferiva ai soldati francesi della Missione Sangaris che erano andati in Repubblica Centrafricana per fronteggiare i ribelli Seleka. A dimostrazione che il problema non si limita solo alle forze ONU ma, purtroppo e soprattutto, anche a quelle francesi presenti da ben prima nel paese africano.
Infatti ben 14 soldati francesi sono stati messi in stato d’accusa per questo problema, ritenuto “potenzialmente disastroso per l’immagine della Francia e del suo esercito in Africa” (parole testuali dell’AFP). A rivelare tali misfatti era stato, fra i tanti giornali, anche il britannico Guardian. Da quel che sembra, almeno dodici bambini sarebbero stati violentati nell’aeroporto di M’Poko a Bangui, tra il dicembre del 2013 ed il giugno del 2014.
Il colonialismo, anche sessuale, non è ancora finito.