Lo sfruttamento e il lavoro minorile non può essere definito come solo un fenomeno, non è assolutamente un fatto anomalo rispetto al normale funzionamento del sistema capitalistico, bensì una condizione imposta e costante del capitalismo e della globalizzazione stessa.
Lo sfruttamento del lavoro, quindi, non riguarda solo persone adulte ma cosa ancora più vergognosa i minori, che sono costretti a lavorare negli ambiti più svariati, si utilizzano i bambini nell’agricoltura,nella pesca, nella tessitura, nelle fabbriche di scarpe ma anche nella produzione di cellulari, smart phone.
In particolare lo sfruttamento del lavoro minorile nella produzione dei cellulari è un problema a livello mondiale che riguarda tutti i produttori di apparecchi cellulari e non esclude nessuno.
Per esempio in Cina, un giornalista con una telecamera nascosta ha filmato le condizioni di lavoro dei dipendenti di una delle più grandi multinazionali nel settore della telefonia mobile, e questi per lo più erano bambini.
Questa è una situazione di sempre maggiore sfruttamento all’interno delle fabbriche cinesi, di bambini e minorenni che vengono utilizzati per assemblare i dispositivi cellulari delle più famose marche. Nelle aziende dove vengono assemblati i famosi dispositivi smartphone ci sarebbero un numero spropositato di bambini lavoratori, sfruttati.
Nella Repubblica Democratica del Congo, invece, il regista Frank Piasecki Poulsen, ha girato un film documentario con il nome di “Blood in the Mobile” dove incontra e ci parla di bambini che lavorano fino a settantadue ore consecutive nelle miniere di Bisie in Congo per estrarre il Coltan (columbite-tantalite) un minerale prezioso che viene poi impiegato come il tantalio per la produzione dei condensatori dei cellulari.
Uno dei problemi maggiori dello sfruttamento di questo minerale è che contiene una parte di uranio, quindi è radioattivo e spesso viene estratto a mani nude dai minatori congolesi, tra i quali si sono registrati numerosi casi di tumore e impotenza sessuale.
Ma il cortometraggio ci testimonia anche come le vittime più numerose del coltan siano proprio i bambini che, grazie alle loro piccole dimensioni, si calano nelle strettissime buche scavate nel terreno ed estraggono le grosse pietre che una volta frantumate daranno il prezioso minerale.





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